Tira fuori le manette e si incatena al proprio banco di Montecitorio. Il deputato di Italia viva Roberto Giachetti, con un passato nei Radicali di Marco Pannella, alle 11 di ieri, poco prima della pausa parlamentare del weekend, prende la parola in Aula e annuncia che dallo sciopero della fame passerà a quello della sete per protestare «contro il sequestro della commissione di Vigilanza Rai da parte della maggioranza». Quindi, dice, «mi autosequestro nella casa della democrazia».
La seduta viene chiusa ma il deputato, al dodicesimo giorno di sciopero della fame, è ancora al suo banco. Protesta per il mancato accordo sul presidente della Rai, che viene eletto dal consiglio di amministrazione della tv pubblica. La sua nomina, per essere effettiva, deve essere confermata dalla commissione parlamentare di Vigilanza, con una maggioranza dei due terzi dei componenti. In assenza di questo accordo, la commissione, presieduta dalla senatrice M5S Barbara Floridia, non riesce a riprendere, da ol…
Tira fuori le manette e si incatena al proprio banco di Montecitorio. Il deputato di Italia viva Roberto Giachetti, con un passato nei Radicali di Marco Pannella, alle 11 di ieri, poco prima della pausa parlamentare del weekend, prende la parola in Aula e annuncia che dallo sciopero della fame passerà a quello della sete per protestare «contro il sequestro della commissione di Vigilanza Rai da parte della maggioranza». Quindi, dice, «mi autosequestro nella casa della democrazia».
La seduta viene chiusa ma il deputato, al dodicesimo giorno di sciopero della fame, è ancora al suo banco. Protesta per il mancato accordo sul presidente della Rai, che viene eletto dal consiglio di amministrazione della tv pubblica. La sua nomina, per essere effettiva, deve essere confermata dalla commissione parlamentare di Vigilanza, con una maggioranza dei due terzi dei componenti. In assenza di questo accordo, la commissione, presieduta dalla senatrice M5S Barbara Floridia, non riesce a riprendere, da oltre venti mesi, l’attività ordinaria, quindi audizioni e funzioni di controllo. Giachetti lancia un appello: «Non abbandono questo luogo finché non ci sarà un pubblico impegno da parte della maggioranza di garantire il numero legale nella prossima seduta».
L’iniziativa non violenta dura sei ore, nel corso delle quali al deputato arriva la solidarietà delle opposizioni, ma anche una telefonata della premier Giorgia Meloni. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana lo incontra in Aula e sollecita affinché si trovi presto una soluzione. Il vicepremier Antonio Tajani getta la palla nel campo della minoranza «che impedisce dall’inizio della legislatura l’elezione del presidente. È ovvio che la maggioranza non può accettare un’imposizione da parte della minoranza». La questione ruota attorno al nome di Simona Agnes: dalle opposizioni non sono mai arrivate aperture, così il centrodestra ha disertato tutte le sedute in cui la bicamerale avrebbe dovuto esprimere un parere sulla nomina, facendo cadere il numero legale sull’intera attività ordinaria, salvo che per gli adempimenti di legge.
Intorno alle 17 davanti Montecitorio arriva una squadra di vigili del fuoco con strumenti e tronchesi per liberare il deputato dalle manette — «le ho comprate in un sexy shop» — , ma non servirà il suo intervento. La maggioranza diffonde una nota: «Abbiamo a cuore la salute di Giachetti. Non condividiamo le motivazioni» della protesta ma «siamo disponibili a garantire il numero legale nella prossima seduta della commissione». Mossa, secondo Giachetti, sollecitata dalla premier.
Quindi la presidente Floridia convoca la seduta per il 27 maggio. Giachetti apre le manette e lascia l’emiciclo. Annuncia che sospende lo sciopero della sete e della fame: «Prendo atto di una disponibilità della maggioranza che va in controtendenza con quello che ha fatto fino ad oggi».