È un’altra era. Nel 2008 Benedetto XVI rinunciò ad inaugurare l’anno accademico di fronte al montare di proteste di professori e studenti, ieri Leone XIV è stato accolto da coretti «viva il Papa» e una standing ovation nell’aula magna della Sapienza. Diciotto anni fa fu la contrapposizione frontale tra chi rivendicava la separazione tra Stato e Chiesa e chi denunciava l’imbavagliamento del Pontefice tedesco, in mezzo il governo del “cattolico adulto” Romano Prodi. Ieri la mattinata di Prevost è scorsa via tranquilla, due ore tra sorrisi, strette di mano e tanti smartphone alzati per riprendere il giro in golfcart tra i viali della città universitaria.
Una visita pastorale
Lui mette subito in chiaro le cose: «Questa mia visita stamattina – dice a braccio – è una visita pastorale: conoscere un po’ l’università, conoscere voi». Leone distingue i momenti: accolto dalla rettrice Antonella Polimbeni e dal cardinale Baldo Reina, suo vicario per la diocesi di Roma, prima visita la cappella un…
È un’altra era. Nel 2008 Benedetto XVI rinunciò ad inaugurare l’anno accademico di fronte al montare di proteste di professori e studenti, ieri Leone XIV è stato accolto da coretti «viva il Papa» e una standing ovation nell’aula magna della Sapienza. Diciotto anni fa fu la contrapposizione frontale tra chi rivendicava la separazione tra Stato e Chiesa e chi denunciava l’imbavagliamento del Pontefice tedesco, in mezzo il governo del “cattolico adulto” Romano Prodi. Ieri la mattinata di Prevost è scorsa via tranquilla, due ore tra sorrisi, strette di mano e tanti smartphone alzati per riprendere il giro in golfcart tra i viali della città universitaria.
Una visita pastorale
Lui mette subito in chiaro le cose: «Questa mia visita stamattina – dice a braccio – è una visita pastorale: conoscere un po’ l’università, conoscere voi». Leone distingue i momenti: accolto dalla rettrice Antonella Polimbeni e dal cardinale Baldo Reina, suo vicario per la diocesi di Roma, prima visita la cappella universitaria, poi rivolge un discorso a professori e studenti. In chiesa pronuncia parole spirituali («Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione»), nell’aula magna spazia sui grandi temi dell’attualità. Tocca le corde dell’uditorio, suscita più volte l’applauso.
Sant’Agostino e i Clash
Il Papa agostiniano parte da sant’Agostino e dalle sue inquietudini giovanili per riconoscere che oggi «molti giovani stanno male» a causa del «ricatto delle aspettative» e della «pressione delle prestazioni». Un problema da volgere in risorsa, per Prevost, «trasformando l’inquietudine in profezia». Dedica quasi tutto il discorso ai ragazzi, «il futuro è ancora da scrivere», e sembra una citazione dei Clash, the future is unwritten.
Riarmo o educazione
Il mondo che gli adulti stanno lasciando è «storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra, un inquinamento della ragione che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale», dice Leone, che non rimane sul generico: «Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme», scandisce: «Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».
Gaza e Laudato si’
Il Papa cita il «ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana», e critica, tra gli applausi, l’uso bellico dell’intelligenza artificiale: «Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento». Altro tema di collaborazione, l’ecologia: Bergoglio scrisse l’enciclica Laudato si’, «da allora è trascorso oltre un decennio e, al di là dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione, la situazione non sembra essere migliorata».
Operatori di pace
Insegnare, dice il Papa, «è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata». Si ferma sullo scalone monumentale per un ultimo saluto: «Collaboriamo insieme, lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra gli amici, le nostre parole, il nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo». Nuovi sorrisi, «viva il Papa», e Leone se ne va tra gli applausi.