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Conte a Nova apre al centro: “Il programma sia chiaro ma non siamo settari”

(agf)

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All’iniziativa del M5S, il leader: “Serve una piattaforma condivisa che non aiuti poteri forti”. Eventi in cento città, a Milano in sede Cgil
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Un Movimento 5 stelle «assolutamente non settario», che quindi non sarà «chiuso rispetto ad altre iniziative politiche di centro». È un Giuseppe Conte ecumenico quello che a Roma passa a benedire “Nova”, il processo di elaborazione del programma di coalizione, dal basso, a cui sta lavorando il M5s. «Per noi quel che conta sarà un programma chiaro e condiviso che favorisca finalmente i cittadini, tuteli la migliore qualità di vita degli italiani anziché dei poteri forti», dice l’ex presidente del Consiglio.

Tra ieri e oggi i 5 Stelle hanno messo in piedi incontri in cento province italiane, 16.500 persone coinvolte in tutto: il 43 per cento dei partecipanti non sono iscritti al partito. Eventi dove, tra le altre cose, il simbolo del Movimento è praticamente scomparso, proprio per marcare la volontà di fare un qualcosa il più aperto possibile. Lo schema di lavoro si è basato sulla “Open Space Technology”, un modello di facilitazione delle discussioni ideato da Harrison Owen negli anni ‘…

Un Movimento 5 stelle «assolutamente non settario», che quindi non sarà «chiuso rispetto ad altre iniziative politiche di centro». È un Giuseppe Conte ecumenico quello che a Roma passa a benedire “Nova”, il processo di elaborazione del programma di coalizione, dal basso, a cui sta lavorando il M5s. «Per noi quel che conta sarà un programma chiaro e condiviso che favorisca finalmente i cittadini, tuteli la migliore qualità di vita degli italiani anziché dei poteri forti», dice l’ex presidente del Consiglio.

Tra ieri e oggi i 5 Stelle hanno messo in piedi incontri in cento province italiane, 16.500 persone coinvolte in tutto: il 43 per cento dei partecipanti non sono iscritti al partito. Eventi dove, tra le altre cose, il simbolo del Movimento è praticamente scomparso, proprio per marcare la volontà di fare un qualcosa il più aperto possibile. Lo schema di lavoro si è basato sulla “Open Space Technology”, un modello di facilitazione delle discussioni ideato da Harrison Owen negli anni ‘80 e usato per organizzare incontri, conferenze e workshop in modo autogestito e partecipativo: i temi non vengono imposti, ma proposti dai partecipanti; niente palchi né gerarchie, il confronto è libero, aperto e auto-organizzato; ogni contributo ha lo stesso valore. Un metodo che cerca un po’ di riprendere lo spontaneismo partecipativo del primo M5s. La domanda di partenza posta ai partecipanti è semplice: “Cosa deve fare il governo nei prossimi cinque anni per migliorare concretamente la vita delle persone?”, che implicitamente rimarca il posizionamento del Movimento, cioè nella coalizione formata con Pd, Avs, +Europa e Italia viva.

A Milano la scelta della location ha avuto una valenza simbolica tutta sua: il salone Giuseppe Di Vittorio della Camera del lavoro metropolitana della Cgil, la più importante d’Italia. Gli argomenti scelti? Sanità pubblica e meno privato, trasporto pubblico locale, libertà di informazione, lavoro e innovazione, giustizia (titolo: “la legge è uguale per tutti”), regolamentazione della filiera della canapa a uso personale, terapeutico e industriale. Ogni giornata produrrà un report, dai 100 documenti ne verrà realizzato uno finale da portare poi al tavolo della coalizione.

Di sfondo, oltre al programma, c’è l’altro grande obiettivo di Conte: stringere un accordo sulle primarie, per poi poter puntare alla leadership della coalizione. Sia in pezzi di Pd che di Avs questa voglia non c’è, certo molto cambierà se il centrodestra davvero approverà la nuova legge elettorale e come lo farà. Le variabili sono diverse, ma per adesso anche a livello territoriale — un esempio su tutte: proprio Milano, dove si torna al voto l’anno prossimo — il M5s conferma la piena disponibilità a replicare lo schema di alleanza nazionale, ma anche lo stesso metodo di individuazione dei candidati, cioè con le primarie. E poi, al di là dell’ambizione di Conte di tornare a palazzo Chigi, dentro il partito con le nuove regole un pezzo di vecchia guardia scalda i motori per tornare in Parlamento (o al governo, chissà) dopo cinque anni di stop. Oppure impegni altrove: nella capitale si è fatta vedere anche Virginia Raggi, ad esempio, sempre fredda col nuovo Movimento di Conte ma che ha mantenuto un suo personale consenso nella base. «Finalmente torniamo a confrontarci in maniera orizzontale», commenta la ex sindaca di Roma. Anche se da fuori, ormai, Danilo Toninelli cannoneggia: «Ma tutte queste proposte, come verranno filtrate? Esiste un algoritmo trasparente, una procedura conosciuta, che spiegherà i criteri di scelta dei temi da portare alla coalizione?».

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