Parte il cantiere dei catto-dem: “È il momento di muoverci”
di Giovanna VitaleRomano Prodi in collegamento con l’evento organizzato a Roma da “Comunità democratica”
ROMA – Sarà pure come dice Graziano Delrio: «Non vogliamo fare un nuovo partito cattolico, vogliamo parlare di contenuti, non di contenitori». Fatto sta che nell’auditorium dell’Antoniano zeppo di amministratori, esponenti del terzo settore e civici impegnati in politica — la gran parte privi di insegne e nemmeno una in cui riconoscersi davvero — tutti si chiedono la stessa cosa: riusciremo prima o poi a costruire la quarta gamba che ancora manca al centrosinistra? Un soggetto capace di intercettare le istanze della Chiesa e della cittadinanza attiva, contrastando la torsione laica dei leader che guidano il campo progressista?
Una domanda alla quale l’ex ministro e senatore del Pd non riesce a rispondere, pur avendo organizzato l’adunata con la sua …
ROMA – Sarà pure come dice Graziano Delrio: «Non vogliamo fare un nuovo partito cattolico, vogliamo parlare di contenuti, non di contenitori». Fatto sta che nell’auditorium dell’Antoniano zeppo di amministratori, esponenti del terzo settore e civici impegnati in politica — la gran parte privi di insegne e nemmeno una in cui riconoscersi davvero — tutti si chiedono la stessa cosa: riusciremo prima o poi a costruire la quarta gamba che ancora manca al centrosinistra? Un soggetto capace di intercettare le istanze della Chiesa e della cittadinanza attiva, contrastando la torsione laica dei leader che guidano il campo progressista?
Una domanda alla quale l’ex ministro e senatore del Pd non riesce a rispondere, pur avendo organizzato l’adunata con la sua Comunità democratica insieme a Demos, il braccio politico di Sant’Egidio, e a un gruppo di associazioni di chiara ispirazione cristiana. Tuttora indeciso, nonostante le spinte che pare arrivino dall’alto, non solo dal basso, dai territori e dalla società civile, se varcare il Rubicone o restare acquattato all’ombra del Nazareno. Non è un caso se uno dei fedelissimi, l’ex parlamentare Stefano Lepri, dalla prima fila si affanni a rassicurare chi vorrebbe accelerare ma scorge solo frenate: «I due forni sono aperti». Consapevole di quel che l’affollata platea sollecita: creiamo uno spazio autonomo per dar voce al mondo catto-dem che si sente sempre meno a suo agio nel nuovo Pd.
È ciò che da mesi auspica Romano Prodi nei suoi conversari privati: ospite d’onore in collegamento da Bologna, anche se solo per discettare d’Europa, sferzare «i riformisti italiani ed europei a fare gioco di squadra, cosa che ancora non vedo». Invocato pure dai tanti qui convenuti: l’ex dc Silvia Costa, la deputata Marianna Madia (fresca d’approdo nel gruppo di Iv e perciò ponte ideale fra le due sponde), il sindaco di Udine Alberto De Toni (uno dei pochi a dirlo chiaro e tondo), Vincenzo Spadafora, animatore di “Primavera”, altro soggetto che guarda ai moderati.
Il sindaco di Napoli, Gaetano Mandredi, spesso evocato come federatore, però si smarca: «Io faccio il giro delle sette chiese, l’importante è lavorare sulla proposta, provando a fare una sintesi programmatica. È ora di sbrigarsi. Non bisogna aver paura delle differenze». In linea con Delrio, ma all’opposto dell’altro promotore della convention. «È il momento di muoverci, serve una politica nuova», esorta in chiusura Paolo Ciani, segretario di Demos e vicecapogruppo dem alla Camera: «Purtroppo in troppi credono alla sola logica leaderistica in cui arriva il capo, tipo pifferaio magico della favola, e tutti vanno dietro. Non è la nostra idea di partecipazione, non è la nostra cultura». E chissà se a Schlein e Conte sono fischiate le orecchie. Un’operazione, insiste, da realizzare «un passo alla volta, oggi abbiamo iniziato insieme e non è poco».
Era stato già ribadito dal palco. Giuseppe Irace dell’associazione Per: «Siamo di centrosinistra, ma i partiti non ci rappresentano appieno. È necessario che nasca una forza in cui ci si possa riconoscere». Esplicito il sindaco di Udine: «Vent’anni fa ero alla Fabbrica di Prodi, da allora non abbiamo mai vinto e io vorrei che accadesse», scandisce De Toni. «Manca un anno, il tempo per organizzare la famosa quarta gamba è adesso. Dobbiamo avviare un nuovo contenitore. La varietà della domanda politica impone varietà dell’offerta. Non basta un campo largo, serve un campo alto che dia una visione».
È finita. Ci prova Ciani a tirare le somme: «Il problema non è rifare la Dc, ma ridare un luogo di partecipazione al mondo cattolico. Sarà nel Pd? Sarà una cosa nuova che nasce? Non lo so. L’importante è non perderci questa gente». Impresa che — tra le Salis e i Renzi, i Ruffini e i Delrio — appare piuttosto ardua.