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Giannini: “Rischio emulazione ma la risposta non è mai l’odio, più sinergie per la sicurezza”

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Intervista al prefetto di Roma dopo i fatti di Modena: “L’ordine pubblico va gestito ora per ora senza pregiudizi: lo si è visto a Roma con gli eventi degli ultimi giorni dove tutto ha funzionato”
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«Rispondere all’odio con l’odio sarebbe totalmente insensato». Lamberto Giannini, prefetto di Roma ed ex capo della Polizia, da numero uno dell’Antiterrorismo ha gestito una delle stagioni più delicate per il Paese, quella degli attentati che sconvolsero l’Europa dieci anni fa. Oggi, con il Paese sconvolto dai fatti di Modena, dice: «L’unico modo per arginare certi fenomeni è fare fronte comune tutti insieme».

Qual è oggi il rischio più grande?

«Al netto di quello che diranno gli accertamenti, l’unico modo per arginare questi eccessi è fare fronte comune tutti insieme. La sicurezza non può essere fatta solo dalle forze dell’ordine e dall’attività investigativa. Ci sono altri sensori sociali che possono scattare: nel sanitario, quando ci sono problemi come sembra sia il caso di Modena; nelle scuole, quando emergono comportamenti particolari o vengono scritte cose estreme, da ragazzi molto giovani. E lì bisogna approfondire, capire cosa succede nelle famiglie. Possono scattare segnali n…

«Rispondere all’odio con l’odio sarebbe totalmente insensato». Lamberto Giannini, prefetto di Roma ed ex capo della Polizia, da numero uno dell’Antiterrorismo ha gestito una delle stagioni più delicate per il Paese, quella degli attentati che sconvolsero l’Europa dieci anni fa. Oggi, con il Paese sconvolto dai fatti di Modena, dice: «L’unico modo per arginare certi fenomeni è fare fronte comune tutti insieme».

Qual è oggi il rischio più grande?

«Al netto di quello che diranno gli accertamenti, l’unico modo per arginare questi eccessi è fare fronte comune tutti insieme. La sicurezza non può essere fatta solo dalle forze dell’ordine e dall’attività investigativa. Ci sono altri sensori sociali che possono scattare: nel sanitario, quando ci sono problemi come sembra sia il caso di Modena; nelle scuole, quando emergono comportamenti particolari o vengono scritte cose estreme, da ragazzi molto giovani. E lì bisogna approfondire, capire cosa succede nelle famiglie. Possono scattare segnali nei centri antiviolenza per le donne, dove a volte emergono dinamiche che non sono solo gelosia o violenza comune, ma pressioni di altro tipo, imposizioni che non vengono accettate. L’unico modo per far fronte a questi eccessi è che la sicurezza diventi qualcosa di condiviso».

Quindi la prevenzione non riguarda soltanto le forze di polizia?

«No, questo è il punto. Serve un contatto comune sul territorio tra le istituzioni che conoscono i problemi e sono vicine alle persone: medici, insegnanti, servizi sociali. Ognuno può accorgersi di qualcosa che agli altri sfugge. La prevenzione funziona solo se questi mondi comunicano tra loro».

C’è il rischio che all’odio si risponda con altro odio?

«Sarebbe totalmente insensato, ancora di più davanti a persone con problemi psichici o psichiatrici. Il rischio vero è soprattutto quello dell’emulazione: i fatti negativi possono portare altra violenza. Bisogna avere lucidità, leggere i segnali prima che degenerino. Per questo serve l’attenzione di tutti: famiglie, scuola, istituzioni, servizi sociali».

L’Italia oggi è nel mirino?

«Non vedo un allarme particolare. Bisogna avere attenzione massima e collaborare con chi gestisce le piattaforme social, perché certi segnali di pericolo emergono lì prima che altrove. Certo, pesa il clima internazionale, con tensioni che possono eccitare menti più labili. Ma la postura del nostro Paese è sempre stata orientata alla pace e alla ricerca dell’accordo».

Roma ha affrontato una stagione eccezionale: il Giubileo, la morte del Papa, il nuovo Pontefice. E ieri derby e finale degli Internazionali nella stessa giornata. Avete temuto che qualcosa potesse sfuggire?

«Abbiamo vissuto una stagione di grandissimi eventi, gestita con grande attenzione e con la collaborazione di tutti. Rispetto al Giubileo del 2000, era un altro mondo, non c’era stato ancora l’11 settembre, il quadro è completamente diverso: all’epoca parlare di droni sarebbe stato fantascienza, oggi sono una delle principali preoccupazioni e c’è stato bisogno anche delle forze armate. Il vero problema è che eventi così importanti mediaticamente possono attirare qualcuno che voglia approfittarne. La gestione dell’ordine pubblico va vista ora per ora: bisogna non arroccarsi su posizioni precostituite ma scegliere la soluzione migliore man mano che gli eventi evolvono. Le scelte fatte insieme sono state molto positive. Ringrazio il pubblico, del calcio e del tennis, per la grande prova di maturità, e le istituzioni locali che hanno seguito con attenzione l’evoluzione degli eventi».

A Taranto nei giorni scorsi è successo un fatto gravissimo, un omicidio di matrice razziale: ragazzini italiani che ammazzano un uomo probabilmente solo per il colore della pelle. Che strumenti abbiamo per arginare tali derive?

«Dobbiamo stare molto attenti alle derive razziste. Vedo però che molte aggressioni commesse da minori non hanno riguardato solo extracomunitari: ci sono stati episodi gravissimi verso altri ragazzi, come recentemente in Toscana, senza moventi razziali. Il grande argine deve essere la scuola, la cultura, tenere questi ragazzi impegnati. Quando emergono violenze o comportamenti anomali devono scattare sistemi di prevenzione: servizi sociali, famiglie e, solo in ultima istanza, le forze di polizia».

Nelle piazze degli ultimi mesi si è vista una presenza forte di giovanissimi. È cambiato qualcosa?

«Farei una distinzione: i ragazzi che si sono resi responsabili di violenze sono stati una minima parte rispetto alla grande partecipazione complessiva. Alcuni gruppi erano particolarmente agitati, come se non conoscessero le regole della piazza: spostamenti improvvisi, richieste di cambiare itinerario, situazioni che chi ha esperienza sa gestire con grande cautela».

Resta il diritto a manifestare.

«Quella resta la bussola fondamentale. La libertà di manifestazione è costituzionalmente garantita e va protetta. Il nostro compito è garantire a tutti il diritto di manifestare e farlo in sicurezza».

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