Ignorato o contraddetto dai suoi stessi alleati, il vicepremier Matteo Salvini rilancia, per il terzo giorno di seguito, la proposta di legge della Lega sulla revoca della cittadinanza. «A prescindere dalla vicenda di Modena», dice, il partito ci lavora «da un anno e mezzo», mica si mette «in piedi un testo in 24 ore sulla base dei fatti di cronaca». E sarà anche perché, da ogni punto di vista, il fatto di cronaca, questa volta, proprio non si presta. La tentazione della maggioranza di fare un gesto eclatante e togliere la cittadinanza italiana all’attentatore Salim El Koudri, infatti, si è presto scontrata con la realtà: dopo le opportune verifiche, a Palazzo Chigi e Viminale è stato evidente che l’ipotesi, in punta di diritto, non esistesse affatto per chi, come il 31enne nato a Bergamo, il passaporto italiano l’ha ottenuto nel 2009, quando il padre è diventato cittadino. Da quel momento in poi il giovane di passaporti ne ha avuti due. Bisogna modificare le norme e prevedere più cas…
Ignorato o contraddetto dai suoi stessi alleati, il vicepremier Matteo Salvini rilancia, per il terzo giorno di seguito, la proposta di legge della Lega sulla revoca della cittadinanza. «A prescindere dalla vicenda di Modena», dice, il partito ci lavora «da un anno e mezzo», mica si mette «in piedi un testo in 24 ore sulla base dei fatti di cronaca». E sarà anche perché, da ogni punto di vista, il fatto di cronaca, questa volta, proprio non si presta. La tentazione della maggioranza di fare un gesto eclatante e togliere la cittadinanza italiana all’attentatore Salim El Koudri, infatti, si è presto scontrata con la realtà: dopo le opportune verifiche, a Palazzo Chigi e Viminale è stato evidente che l’ipotesi, in punta di diritto, non esistesse affatto per chi, come il 31enne nato a Bergamo, il passaporto italiano l’ha ottenuto nel 2009, quando il padre è diventato cittadino. Da quel momento in poi il giovane di passaporti ne ha avuti due. Bisogna modificare le norme e prevedere più casi, insiste la Lega.
Peccato che i colleghi di coalizione siano più che scettici. E non solo i forzisti, in testa il ministro degli Esteri Antonio Tajani che in visita nella cittadina emiliana ha liquidato la questione: «C’è già una legge che prevede quando si può togliere la cittadinanza». A dare voce senza reticenza ad alcune perplessità – rifugiandosi dietro i dossier di approfondimento – ora c’è anche Fratelli d’Italia. Per il responsabile Organizzazione di via della Scrofa Giovanni Donzelli, il «tema è delicato» perché «ci sono dei dettagli pratici: nel momento in cui ottieni la cittadinanza italiana in alcuni casi perdi la cittadinanza della nazione d’origine». Tant’è che «il Centro Studi parlamentare della Camera – nota il deputato meloniano – ha già espresso alcune di queste complicazioni tecniche».
È il bagno di realismo per Salvini. Entrambe le dichiarazioni degli alleati infatti sono vere. Intanto: una legge esiste già ed è stata voluta proprio dalla Lega nel 2018, con uno dei primi decreti sicurezza: la cittadinanza può essere revocata per reati connessi al terrorismo o all’eversione. Sotto il profilo procedurale la norma prevede che la revoca venga adottata con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno, entro dieci anni dalla sentenza passata in giudicato. Ma appunto a una solo a una condizione: che il condannato non rimanga apolide. Per ampliare la casistica il Carroccio, solo in questa legislatura, ha presentato non una, ma due proposte. La prima, a firma del deputato Igor Iezzi, è del 2024: cerca di estendere la lista dei reati puniti con la revoca all’omicidio, la mutilazione dei genitali femminili, la tratta e la violenza sessuale. Anche il secondo, presentato da Jacopo Morrone nel 2025, interviene sui reati, ma con una grossa differenza: punta a cancellare la previsione secondo cui la cittadinanza acquisita si può perdere solo se si possiede un secondo passaporto. È qui che nel dossier si registra l’alt degli uffici tecnici di Montecitorio (a cui fa riferimento Donzelli): il paletto non può essere aggirato perché serve a «garantire il rispetto della Convenzione Onu sui casi di apolidia, firmata a New York il 30 agosto 1961».
Al di là dei codicilli, la segretaria Pd Elly Schlein contesta la lettura della vicenda alla radice: «Invece di strumentalizzare – commenta – bisogna che la destra capisca che sulla sicurezza ha fallito e non si perda l’occasione per mettere al centro la salute mentale». Più morbido il leader M5S Giuseppe Conte: «È difficile prevenire tragedie del genere, ma la politica deve evitare forme di sciacallaggio».