ROMA – Di prima mattina l’agenda del Senato sembra innocua: all’ordine del giorno dell’aula c’è la discussione «sui riflessi economici connessi alla sicurezza energetica». E invece la calma dura poco a palazzo Madama. Appena il tempo di leggere la mozione che il centrodestra sta per depositare. L’elemento di deflagrazione è al punto ottavo, un inedito assoluto: la maggioranza chiede al governo «di mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali». Tradotto: è la sconfessione dell’investimento promesso dai Paesi dell’Alleanza atlantica al presidente Usa Donald Trump: spendere fino al 5% del Pil in armamenti e cybersecurity entro il 2035. Né «realistico» né «credibile», confessa il testo del centrodestra. Meglio fermarsi all’asticella precedente: il 2%. Gli «obiettivi più …
ROMA – Di prima mattina l’agenda del Senato sembra innocua: all’ordine del giorno dell’aula c’è la discussione «sui riflessi economici connessi alla sicurezza energetica». E invece la calma dura poco a palazzo Madama. Appena il tempo di leggere la mozione che il centrodestra sta per depositare. L’elemento di deflagrazione è al punto ottavo, un inedito assoluto: la maggioranza chiede al governo «di mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali». Tradotto: è la sconfessione dell’investimento promesso dai Paesi dell’Alleanza atlantica al presidente Usa Donald Trump: spendere fino al 5% del Pil in armamenti e cybersecurity entro il 2035. Né «realistico» né «credibile», confessa il testo del centrodestra. Meglio fermarsi all’asticella precedente: il 2%. Gli «obiettivi più ambiziosi», precisa la risoluzione, al massimo possono essere raggiunti includendo nel «computo gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche».
Una ritrattazione-bomba. In agenzia parte la batteria di dichiarazioni delle minoranza: «C’è voluta la nostra mozione sul caro energia per costringere la maggioranza a riconoscere la necessità di rivedere l’obiettivo Nato delle spese militari al 5%», canta vittoria la 5S Dolores Bevilacqua. È la prima firmataria della risoluzione delle opposizioni (tutte tranne Azione): al settimo punto, peraltro, contiene una richiesta quasi speculare a quella della destra. Ed è uno degli elementi che contribuisce ad agitare la maggioranza: sulla revisione al ribasso del riarmo rischiano di prendersi i voti della sinistra.
Comincia un giro vorticoso di telefonate tra i capigruppo di Lega, FdI e FI. Da chi arriva lo stop? Tra le versioni divergenti c’è un punto certo: l’intervento del ministro della Difesa Guido Crosetto. La mozione non può passare così, è il messaggio che viene trasferito al Senato. Alle 15 comincia la seduta, la retromarcia sulla retromarcia è già decisa: il centrodestra si presenta con una mozione riformulata. La richiesta di rivedere le spesa per la difesa è stata rimossa. Il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo minimizza: «Non era il caso di discutere di un tema così delicato mentre si parla di energia: ci sono sensibilità differenti, c’è Crosetto che è per la difesa, Giorgetti che dice ‘prudenza nei conti’, Meloni che sta giocando una partita importante in Europa». Meglio rimandare ad «altre sedi». Un pasticcio. Colpa di chi? «Era firmata da tutti», dice Romeo. «Noi avevamo limato alcuni punti, la mozione era partita da FI». Che a sua volta nicchia: «Nessun caso, non era il momento né la sede», chiude la presidente dei senatori azzurri Stefania Craxi.
De Cristofaro, Avs: “Maggioranza allo sbando su spese Nato, non può liberarsi da abbraccio di Trump”
Le opposizioni hanno gioco facile ad additare il caos: «Il governo Meloni è allo sbando», commenta la segretaria Pd Elly Schlein. «Sanno che quell’obiettivo è insostenibile e disastroso per l’Italia, ma invece di dire la verità al Paese, continuano a litigare tra loro». Un esecutivo «a pezzi», scrive su Facebook il leader M5s Giuseppe Conte: «La figuraccia era troppo grossa per Meloni e il governo, sconfessati dai loro stessi parlamentari sul folle riarmo». E poi alla fine, sintetizza Angelo Bonelli di Avs, «ogni volta che si tratta di scegliere tra i cittadini italiani e le pressioni di Trump, la destra sceglie Trump».