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Mussolini conquista il GF Vip: il trash nostalgico e un cognome che non tramonta mai

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A cent’anni dalle leggi fascistissime, Alessandra si impone nel reality di casa Berlusconi. Il culmine di una carriera tra politica e show
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Potenza degli anniversari tondi: dalle “leggi fascistissime” di nonno Benito alla vittoria di Alessandra al Grande Fratello Vip corrono cent'anni, un secolo entro il quale si misura, in vertiginosa varietà di scenario, la potenza del cognome Mussolini.

Senza troppi scrupoli, a proposito di longevità, si sarebbe portati a considerarlo un primato più genetico che politico, tre generazioni ormai stabilmente chiamate dal destino a catturare l'interesse degli italiani, una catena di discendenza cui può aggiungersi Romano, il calciatore figlio di Alessandra, da qualche mese celebrato nel web dal brano AI “Ha segnato Mussolini”, a sua volta remixato – e qui la circolarità neural-parentale oltre modo si dilata – da un precedente inno da discoteca, non sai se ironico, o provocatorio, o celebrativo, comunque intitolato “Everybody Viva el Duche”.

Per cui l'immaginario mussoliniano non solo resiste, ma s'impenna aggiornandosi alle sciagurate meraviglie di questo tempo. Difficile capire se facendo…

Potenza degli anniversari tondi: dalle “leggi fascistissime” di nonno Benito alla vittoria di Alessandra al Grande Fratello Vip corrono cent'anni, un secolo entro il quale si misura, in vertiginosa varietà di scenario, la potenza del cognome Mussolini.

Senza troppi scrupoli, a proposito di longevità, si sarebbe portati a considerarlo un primato più genetico che politico, tre generazioni ormai stabilmente chiamate dal destino a catturare l'interesse degli italiani, una catena di discendenza cui può aggiungersi Romano, il calciatore figlio di Alessandra, da qualche mese celebrato nel web dal brano AI “Ha segnato Mussolini”, a sua volta remixato – e qui la circolarità neural-parentale oltre modo si dilata – da un precedente inno da discoteca, non sai se ironico, o provocatorio, o celebrativo, comunque intitolato “Everybody Viva el Duche”.

Per cui l'immaginario mussoliniano non solo resiste, ma s'impenna aggiornandosi alle sciagurate meraviglie di questo tempo. Difficile capire se facendo vincere proprio Alessandra – sulla autenticità delle elezioni telefoniche Mediaset, come a suo tempo il suddetto Duce sui “ludii carteacei”, è lecito coltivare qualche dubbio – gli astuti esperti del GF abbiano valutato l'impatto storico, per non dire nostalgico, dell'evento. Certo l'escalation rapida e performativa del personaggio funzionava; nella segregazione della casa l'europarlamentare ha più che resistito come concorrente forte e divisiva teatralizzandosi a colpi di sghignazzi, battute, alleanze, confessioni, improperi, sguardi increduli, mani sui fianchi, imitazioni crudeli, attenzioni pietose, balli del ventre e del qua-qua, amplessi farseschi, insomma tutto ciò che il trash impone al format e al sostanzioso compenso (100 mila bombi, di cui la metà da versare in beneficenza) per la vincitrice.

Ma evidentemente non è solo un fatto di quattrini. In tv, come del resto in politica, Mussolini gioca alla grande da più di trent'anni. Acclarata girovaga della destra, ma soprattutto regina del crash-show, splendida garanzia per telespettatori a rischio insonnolimento. Ne hanno fatto le spese un po' tutti, Sgarbi, Luxuria, imam ciarlieri e immigrati strafottenti più un'infinità di ospiti alcuni dei quali minacciati in diretta - “Mo' te do 'na pizza!” - una carriera che vanta la polverizzazione del record di ascolto a Porta a porta durante un match a spintoni con la ministra Belillo.

Attrice e cantante con laurea in medicina. L'ideona di candidarla si deve a Fini, con il quale non andò più bene e che lei prese a chiamare sprezzantemente “Filiberto”. Dopo che questi ebbe avventurosamente dichiarato il fascismo “male assoluto”, come una Erinni Mussolini uscì da An e per qualche tempo si aggirò senza costrutto nel mondo infrequentabile dell'ultradestra. Ma siccome stava simpatica a Berlusconi, per diversi anni trovò casa in Forza Italia, sennonché, morto il Cavaliere, finì nella Lega, poi di nuovo in Forza Italia, approdo incerto e transitorio, diciamo pure che la faccenda delle appartenenze lascia un po' il tempo che trova.

Più interessante l'esperienza a “Ballando con le stelle”, dove pure ebbe un incidente allorché, con il ventre in equilibrio sulla testa di Maykel Fonts durante una scatenatissima salsa, precipitò a terra facendosi parecchio male. E tuttavia ancora più avvincente, per un giornalismo politico da un certo momento in poi costretto a ondeggiare fra meraviglia e sgomento, è l'imprevedibile quantità e qualità di prestazioni e happening che hanno segnato la sua presenza. Per cui, forse un po' alla rinfusa, si può ricordare che Alessandra: ha fatto lo sciopero della fame in una roulotte; ha calpestato il Giornale davanti alle telecamere; ha condotto una pecora a guinzaglio fuori i cancelli della Rai; ha esposto i suoi quadri realizzati con brutali pennellate; ha coinvolto Vespa in una sorta di agnizione in diretta (“è tutto mio nonno, prima o poi farà coming out”).

Ha in seguito aperto una pizzeria a taglio sulla Nomentana; ha litigato con parecchie donne del Pdl, da Meloni a De Girolamo, da Carfagna, che le diede della “vaiassa” dopo che Mussolini l'aveva fotografata in aula mentre inciuciava con il traditore Bocchino; così come prese a capelli Santanchè, che le aveva occupato il posto a Montecitorio nel giorno della visita di Giovanni Paolo II, ritrovandosi una treccia finta in mano.

Un po' meno successo Alessandra ha avuto nella vita, ma è pur vero che quando sulla cover del telefonino si pone il motto “Keep calm un cazzo” l'irrequietudine è inesorabile e forse i guai arrivano anche quando non si vanno a cercare. Premessa delicata per ricordare che quando era presidente di una commissione parlamentare per l'infanzia – e proponeva la castrazione chimica per i bruti – le capitò la sciagura di un marito coinvolto in scandalo di prostituzione minorile.

A cent'anni dalla marcia su Roma, 2022, del tutto a sorpresa si fece fotografare nei giardini di Palazzo Brancaccio con tuta blu e ali da farfalla arcobaleno proponendosi come madrina del Gay Pride. A riprova che le vie del ripensamento, ma anche dell'intrattenimento sono qui in Italia quantomeno enigmatiche collocandosi ormai in un'area di frontiera – e se vogliamo anche di classificazione - tra scienza politica, società dei media, visual studies e democrazia dei fans.

Con il che tocca ripetersi, per cui è difficile stabilire se la vittoria del cognome Mussolini al GF sia revival o escrescenza, normalizzazione o ritorno, continuità o prolungamento con altri mezzi, o forse è follia, forse rimbambimento, forse mistero di questo paese sempre uguale e sempre diverso.

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