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Carceri, il progetto di Nordio: "Al via le strutture per far uscire i detenuti privi di domicilio"

Carlo Nordio 

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Ma c'è il rischio di un annuncio flop: i tempi saranno lunghi e c'è rischio paralisi per i giudici di sorveglianza
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ROMA – "Sarà l'inizio di un processo di alleggerimento della pressione carceraria", annuncia fiducioso il ministro Carlo Nordio. Il piano per la "detenzione differenziata" ora c'è, ma esiste quasi solo sulla carta. Mentre i penitenziari si preparano a un'altra estate d'inferno, con il sovraffollamento arrivato a quota 140 per cento (come certificato, solo due giorni fa, dall'ultimo Rapporto Antigone), ecco la conferenza in pompa magna al piano nobile del ministero sul provvedimento che sarà operativo, nel migliore dei casi, solo nella prossima primavera, e dovrebbe fare uscire dai carcere 3mila detenuti al massimo (e non 5mila, come dalle prime valutazioni di via Arenula).

Gli uffici del Dipartimento per le comunità e la giustizia minorile, d'intesa con il sottosegretario Andrea…

ROMA – "Sarà l'inizio di un processo di alleggerimento della pressione carceraria", annuncia fiducioso il ministro Carlo Nordio. Il piano per la "detenzione differenziata" ora c'è, ma esiste quasi solo sulla carta. Mentre i penitenziari si preparano a un'altra estate d'inferno, con il sovraffollamento arrivato a quota 140 per cento (come certificato, solo due giorni fa, dall'ultimo Rapporto Antigone), ecco la conferenza in pompa magna al piano nobile del ministero sul provvedimento che sarà operativo, nel migliore dei casi, solo nella prossima primavera, e dovrebbe fare uscire dai carcere 3mila detenuti al massimo (e non 5mila, come dalle prime valutazioni di via Arenula).

Gli uffici del Dipartimento per le comunità e la giustizia minorile, d'intesa con il sottosegretario Andrea Ostellari oltre che con Nordio, hanno aperto l'elenco delle strutture, sia pubbliche, sia private del Terzo settore, che potranno accogliere quelle persone detenute che, destinati ai domiciliari, sono però privi di una casa (anche per condizioni familiari di particolare fragilità), e che possono essere destinati a seguire attività formative, per "un obiettivo concreto di addestramento al lavoro e di inclusione sociale".

Due i requisiti per accedere alla misura: che i detenuti possano accedere ai domiciliari, e che abbiano da scontare fino ad un massimo di 4 anni residui (esclusi tutti i condannati per reati gravi, i tossicodipendenti o quelli affetti da malattie psichiatriche).

Il progetto è finanziato, per ora, con 7 milioni di euro, a cui si aggiungeranno i fondi delle Regioni e degli enti locali. Ma a guardare le carte si rischia un altro flop. Per due motivi. La finestra per entrare nell'elenco si chiude infatti il 30 maggio, e ad oggi sono solo 7 le strutture che si sono iscritte nell'elenco. Secondo: occorreranno ancora molti mesi, "forse poco meno di un anno", per poter verificare sia i requisiti degli enti che ne fanno richiesta, sia per passare al vaglio le numerose richieste dei detenuti che vorranno uscire: sui quali l'ultima parola, come sempre, spetterà alla magistratura di sorveglianza. I cui vuoti di organico peseranno inevitabilmente sul prevedibile boom di domande.

Un'obiezione a cui non Nordio non si sottrae. "Non dubito del fatto che ci sarà un surplus di lavoro per i giudici di sorveglianza. - replica il ministro a Repubblica - Voglio innanzitutto ricordare che questo ministero sta completando la definizione di altri due concorsi che immetteranno altri magistrati in ruolo e mi auguro che la collaborazione proficua con il Csm porti anche a colmare quelle carenze di pianta organica. Confido naturalmente nel fatto che i giudici di sorveglianza diano priorità a questo percorso. Che tra l'altro non è stato agevole immaginare: si è trattato di creare un mondo nuovo, anche normativamente, ma sono sicuro che darà i suoi frutti". Spiega, nel dettaglio, il Guardasigilli: "Il provvedimento consente ai detenuti - che avrebbero diritto agli arresti domiciliari - di trovare sistemazione in strutture idonee che attualmente non esistono. Il numero? Tra le 2mila e le 3mila persone avrebbero diritto a questa esecuzione alternativa, ma non hanno un domicilio: ora il domicilio glielo troviamo, associato anche a un'attività lavorativa, in modo che una volta espiata la pena, a domicilio, trovino un lavoro retribuito e dignitoso''. Ma qui si aprono altro dubbi. Il periodo standard di permanenza nella struttura si ferma però a 8 mesi, lo conferma anche il vertice del Dipartimento per giustizia minorile e comunità, Antonio Sangermano. Un lasso troppo breve per immaginare che in quel tempo si sia in grado di farsi assumere in un'azienda, e di trovare una sistemazione alloggiativa.

Ottime intenzioni, ma ancora c'è da aspettare per i risultati. Mentre Nordio e tutta la maggioranza tirano dritto sul no a tutte le altre misure urgenti in grado di incidere considerevolmente sul sovraffollamento-monstre.

"Abbiamo sempre detto che non erano accettabili ipotesi di amnistia, indulto e neanche di altri provvedimenti orizzontali di liberazione, che io considero una resa dello Stato - sottolinea il ministro - Mentre qui coniughiamo la certezza della pena, perché si tratta di una espiazione pena sia pure con una misura differenziata, con l'attività rieducativa prevista dalla Costituzione".

Il viceministro Francesco Paolo Sisto sottolinea che sulla "visione sociale dell'alternativa al carcere, c'è sempre stata l'attenzione del Ministero : e anche in questo provvedimento non a caso si dà valore all'attività lavorativa come a una via privilegiata per rientrare con dignità nella società". Anche per il sottosegretario Ostellari, "con questo lavoro abbiamo messo al centro un patto di responsabilità: qui non ci sono sconti né liberazioni anticipate lineari, ma un reciproco impegno con chi ha voglia di recuperare un futuro. Che, dal punto di vista dei cittadini, della società, significa anche investire in recupero, e quindi in sicurezza".

Mentiva, dice il neo-sottosegretario meloniano Alberto Balboni, "chi pensava che il ministro si fosse distratto sull'emergenza carceri . Io ho avuto le deleghe soltanto da una settimana e ringrazio Nordio, ma siamo tutti convinti che la rieducazione del condannato debba passare attraverso il lavoro, lo sport, lo studio e strumenti che consentono di riguadagnare fiducia. Questo è solo un tassello dell'opera su cui il ministero sta lavorando".

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