Esiste un fascicolo per tortura, sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. È già partita una rogatoria — dall’esito probabilmente inutile, visto che difficilmente arriverà una risposta, ma evidentemente ritenuta necessaria — per identificare i protagonisti di quelle violenze e capire sulla base di quali norme gli attivisti siano stati arrestati in acque internazionali e poi portati in carcere, prima di essere espulsi. Ma da ieri pomeriggio, nell’inchiesta della procura di Roma sulle violenze denunciate dagli attivisti della Global Sumud Flotilla, c’è una consapevolezza in più: se dovesse arrivare una nuova denuncia su quanto accaduto nel carcere di Ashdod, non si potrà prescindere dal video pubblicato dal ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir. Un filmato che, per gli investigatori, non necessita di rogatorie per verificare l’identità dei protagonisti: è pubblico e rivendica quanto accaduto.
Gli accertamenti — il fascicolo è sulla scrivania …
Esiste un fascicolo per tortura, sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. È già partita una rogatoria — dall’esito probabilmente inutile, visto che difficilmente arriverà una risposta, ma evidentemente ritenuta necessaria — per identificare i protagonisti di quelle violenze e capire sulla base di quali norme gli attivisti siano stati arrestati in acque internazionali e poi portati in carcere, prima di essere espulsi. Ma da ieri pomeriggio, nell’inchiesta della procura di Roma sulle violenze denunciate dagli attivisti della Global Sumud Flotilla, c’è una consapevolezza in più: se dovesse arrivare una nuova denuncia su quanto accaduto nel carcere di Ashdod, non si potrà prescindere dal video pubblicato dal ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir. Un filmato che, per gli investigatori, non necessita di rogatorie per verificare l’identità dei protagonisti: è pubblico e rivendica quanto accaduto.
Gli accertamenti — il fascicolo è sulla scrivania della procuratrice aggiunta Lucia Lotti e del pm Stefano Opilio — potranno partire formalmente soltanto dopo la presentazione di una denuncia. Perché, in astratto, se nessuno degli attivisti coinvolti fosse italiano, la procura di Roma non avrebbe competenza. Ma gli avvocati dei manifestanti hanno già annunciato un nuovo esposto che confluirà nell’indagine già aperta. E dunque Roma dovrà inevitabilmente fare accertamenti anche sul ministro israeliano. «Le violazioni dei diritti fondamentali sono state documentate e rivendicate dalle autorità israeliane, che dimostrano ancora una volta l’assoluta incuranza per il diritto internazionale e per le regole minime che fondano ogni Stato di diritto», spiegano i legali. «Le violenze e le vessazioni di ogni genere vengono esibite trionfalmente e pubblicate su canali ufficiali, offrendo un’evidenza incontrovertibile di ciò che sta accadendo».
L’indagine, intanto, è già partita. A Repubblica risulta che siano state ascoltate diverse persone che hanno confermato di aver subito violenze dopo il fermo. Nelle denunce viene inoltre ricostruito nel dettaglio quanto accaduto nella notte tra il primo e il 2 ottobre 2025, durante il primo abbordaggio della Sumud Flotilla, quando le imbarcazioni sono state intercettate dalla marina israeliana mentre si trovavano ancora in acque internazionali, nella zona SAR egiziana, lontano dalle coste di Gaza. Secondo gli esposti, l’operazione è iniziata la sera del primo ottobre ed è proseguita per tutta la notte. Le unità israeliane hanno circondato le barche utilizzando anche idranti contro gli equipaggi che — si legge negli atti — «in alcun modo avevano manifestato segnali di ostilità». Alcune imbarcazioni sono state poi sequestrate e le persone a bordo fermate e arrestate. All’alba del 2 ottobre, la nave Karma — sulla quale si trovavano diversi cittadini italiani — è stata nuovamente circondata da unità israeliane mentre navigava «a circa 36 miglia dalle coste di Gaza, sempre in alto mare». I militari hanno costretto l’imbarcazione a cambiare rotta verso un porto israeliano. Gli avvocati dei denuncianti hanno poi depositato una memoria in cui sostengono che «tutta l’operazione sia avvenuta senza alcuna base giuridica internazionale». Definiscono il sequestro della nave «simile a un atto di pirateria» e parlano di «sequestro di persona» nei confronti degli attivisti imbarcati. Un comportamento ripetuto nei giorni scorsi. Con quel video di Ben-Gvir che ha la forma di una rivendicazione.