I manifesti di Renzi stile Ventennio sono un caso. Stop di Grandi Stazioni a quelli sui treni. Iv: censura
di Giacomo GalantiÈ diventata un caso la campagna pubblicitaria di Italia viva, con la frase in stile ventennio “Quando c’era lei, i treni arrivavano in ritardo” apparsa sui maxi-schermi delle stazioni delle grandi città.
L’iniziativa del partito di Matteo Renzi, che attacca il governo su un tema molto popolare, fa parte della campagna per ottenere i fondi del 2 per mille. Una campagna su cui Iv denuncia un tentativo di “censura”, con la richiesta di cambiare il contenuto dei manifesti. E che chiama allo scoperto la Grandi Stazioni Retail, la società privatizzata che gestisce gli spazi commerciali e pubblicitari negli scali ferroviari. In serata, la società respinge le accuse di censura ma conferma la “rimozione della singola immagine relativa ai treni” e non della campagna nel suo complesso, che prevede anche altri manifesti sullo stesso tono del ventennio.
La campagna e le polemiche
Quei manifesti, comparsi lunedì scorso, sono poco piaciuti alla premier Giorgia Meloni. Ma anche Ferrovie dello Stato…
È diventata un caso la campagna pubblicitaria di Italia viva, con la frase in stile ventennio “Quando c’era lei, i treni arrivavano in ritardo” apparsa sui maxi-schermi delle stazioni delle grandi città.
L’iniziativa del partito di Matteo Renzi, che attacca il governo su un tema molto popolare, fa parte della campagna per ottenere i fondi del 2 per mille. Una campagna su cui Iv denuncia un tentativo di “censura”, con la richiesta di cambiare il contenuto dei manifesti. E che chiama allo scoperto la Grandi Stazioni Retail, la società privatizzata che gestisce gli spazi commerciali e pubblicitari negli scali ferroviari. In serata, la società respinge le accuse di censura ma conferma la “rimozione della singola immagine relativa ai treni” e non della campagna nel suo complesso, che prevede anche altri manifesti sullo stesso tono del ventennio.
La campagna e le polemiche
Quei manifesti, comparsi lunedì scorso, sono poco piaciuti alla premier Giorgia Meloni. Ma anche Ferrovie dello Stato ha chiesto chiarimenti ai vertici di Grandi Stazioni Retail. La lamentela è facile da intuire: una campagna pubblicitaria che gioca sul tema dei treni in ritardo è lesiva innanzitutto dell’immagine di Fs.
Sulla questione, a mettere il dito nella piaga, è intervenuto oggi proprio Renzi che su X, pubblicando le immagini della pubblicità, scrive: "Vedete questo cartellone? È la campagna di Italia Viva per il 2x1000 (scrivi C46). Meloni - pungola l’ex premier - non devi arrabbiarti con me per i cartelloni pubblicitari: devi arrabbiarti con Salvini per i treni in ritardo. Come al solito hai sbagliato Matteo". A conferma della convinzione di aver punto nel vivo, Italia viva ha chiesto l’estensione della campagna.
La denuncia di Italia viva
Il partito di Renzi, a valle delle sue richieste, denuncia però un tentativo di zittire l’iniziativa. "Censura. Grandi Stazioni Retail ci impone di cambiare il contenuto della nostra comunicazione, sindacando le nostre scelte. È una palese violazione degli articoli 21 e 68 della Costizione. Tuteleremo Italia Viva in tutte le sedi, legali e istituzionali", dichiara il deputato Francesco Bonifazi, tesoriere di Italia viva.
Grandi Stazioni “rigetta ogni accusa: agito da disposizioni”
Come detto, in serata è la stessa Grandi Stazioni Retail a diffondere una posizione ufficiale. “In relazione alle dichiarazioni di Italia Viva, Grandi Stazioni Retail specifica che la rimozione della singola immagine relativa ai treni - e non della campagna nel suo complesso - risponde alle disposizioni che prevedono che le attività pubblicitarie in stazione non siano lesive del contesto ferroviario”, si legge. “Grandi Stazioni Retail pertanto rigetta ogni accusa di censura, precisando che la campagna continuerà a essere trasmessa per il periodo previsto”.