In Italia arrivano gli infermieri di Nuova Delhi; in India gli elicotteri di Leonardo. Sotto gli stucchi di villa Pamphilj, Giorgia Meloni accoglie il primo ministro indiano Narendra Modi. Baci e abbracci a favore di camera, affari e diplomazia nel chiuso del Casino del Bel Respiro, tenuta della Presidenza del consiglio tirata a lucido. «Si è discusso anche di Hormuz», confida il vicepremier Antonio Tajani, al termine delle dichiarazioni alla stampa della premier. La crisi in Iran tormenta le economie di mezzo mondo, Italia inclusa, e non è un mistero che il governo di Roma spinga per una coalizione multilaterale più larga possibile, per intervenire nello Stretto, quando si arriverà a un cessate il fuoco solido e duraturo. L’India è stata spesso citata da fonti diplomatiche come possibile partner extra Ue per la missione. Sviluppi? Si vedrà. Nel summit, raccontano fonti italiane, non si è scesi nei dettagli dell’operazione nel Golfo, ancora solo abbozzata. Ma è «comune» l’auspicio che…
In Italia arrivano gli infermieri di Nuova Delhi; in India gli elicotteri di Leonardo. Sotto gli stucchi di villa Pamphilj, Giorgia Meloni accoglie il primo ministro indiano Narendra Modi. Baci e abbracci a favore di camera, affari e diplomazia nel chiuso del Casino del Bel Respiro, tenuta della Presidenza del consiglio tirata a lucido. «Si è discusso anche di Hormuz», confida il vicepremier Antonio Tajani, al termine delle dichiarazioni alla stampa della premier. La crisi in Iran tormenta le economie di mezzo mondo, Italia inclusa, e non è un mistero che il governo di Roma spinga per una coalizione multilaterale più larga possibile, per intervenire nello Stretto, quando si arriverà a un cessate il fuoco solido e duraturo. L’India è stata spesso citata da fonti diplomatiche come possibile partner extra Ue per la missione. Sviluppi? Si vedrà. Nel summit, raccontano fonti italiane, non si è scesi nei dettagli dell’operazione nel Golfo, ancora solo abbozzata. Ma è «comune» l’auspicio che il negoziato prosegua e la libertà di navigazione sia ripristinata. Modi predica «dialogo e diplomazia» per risolvere i conflitti, in Iran come in Ucraina.
Si è parlato invece di accordi, tra diplomazia e business. Sette documenti sottoscritti dai governi di Italia e India, tra cultura, agricoltura, materiali critici, trasporti marittimi, controlli in collaborazione con la nostra guardia di finanza. Il grosso arriva dal comparto difesa: è stata firmata una dichiarazione per cooperare nel settore, ci saranno esercitazioni congiunte, mentre i colossi dell’industria italiana lavoreranno a progetti per esportare elicotteri, piattaforme navali, armamenti marittimi e guerra elettronica. Coinvolti grandi player, da Leonardo a Fincantieri. In sala si alternano i vertici di Almaviva, Maire, Ferrovie. L’altra novità riguarda la sanità: è stata siglata una dichiarazione per «la facilitazione della mobilità di infermieri dall’India all’Italia» tra i rispettivi ministeri della Salute. Dopo i medici cubani (invisi agli Usa), nelle corsie degli ospedali dello Stivale arriveranno gli infermieri indiani. D’altronde, specialisti di questo tipo scarseggiano. Si parla anche di altro, nel faccia a faccia allargato ai ministri. Del corridoio economico Imec, catena di infrastrutture che mira a collegare India, Medio Oriente ed Europa, anche in chiave anti-dazi di Trump. Del 2027, anno della cultura e del turismo Italia-India. E ancora: aerospazio, intelligenza artificiale, semiconduttori. Si accenna pure al piano Mattei: Modi darà una mano in Africa.
A sentire Meloni, Italia e India «sono più vicine che mai», perché le relazioni sono state elevate al livello di partenariato strategico «speciale». Prima della premier, era stato il capo dello Stato, Sergio Mattarella, a ricevere Modi, rimarcando la «comune volontà di intensificare in ampia misura, al massimo possibile» la collaborazione. A villa Pamphilj, tra un accordo e l’altro, per pranzo servono involtini di melanzane con bufala, crespelle ai formaggi e fragoline con gelato. Meloni davanti a telecamere e taccuini si cimenta pure in un proverbio indiano: parishram safalta ki kunji hai. Che vuol dire, «il duro lavoro è la chiave del successo». L’obiettivo è molto pratico: arrivare in tre anni da 14 a 20 miliardi di euro di scambi commerciali.