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La road map di Meloni, voto ad aprile 2027. Insofferenza di Salvini

Il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini

 (ansa)
Salvini: “Complicato fare il ministro con le guerre”. A maggio urne nelle città: a Milano in FI ipotesi Sallusti
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Matteo Salvini continua a scalpitare, ma Giorgia Meloni con gli alleati è stata chiara: l’orizzonte per il voto delle Politiche è aprile ‘27. Dunque solo dopo avere centrato il record di «governo più longevo» della storia repubblicana, cioè il prossimo 3 settembre. E con dieci-undici mesi ancora davanti per provare a rilanciare l’agenda dell’esecutivo, su alcuni punti pop che, in pubblico, ha svelato la sorella Arianna: priorità a salari e casa. E ovviamente, in sordina, pure alla legge elettorale, per evitare il pareggio, bestia nera dei Fratelli di via della Scrofa.

Il capo leghista, circondato da consiglieri e big del partito che dal referendum in poi premono per le urne a ottobre ‘26, è dunque costretto alla pubblica retromarcia, dopo la sortita a Trento dell’altro…

Matteo Salvini continua a scalpitare, ma Giorgia Meloni con gli alleati è stata chiara: l’orizzonte per il voto delle Politiche è aprile ‘27. Dunque solo dopo avere centrato il record di «governo più longevo» della storia repubblicana, cioè il prossimo 3 settembre. E con dieci-undici mesi ancora davanti per provare a rilanciare l’agenda dell’esecutivo, su alcuni punti pop che, in pubblico, ha svelato la sorella Arianna: priorità a salari e casa. E ovviamente, in sordina, pure alla legge elettorale, per evitare il pareggio, bestia nera dei Fratelli di via della Scrofa.

Il capo leghista, circondato da consiglieri e big del partito che dal referendum in poi premono per le urne a ottobre ‘26, è dunque costretto alla pubblica retromarcia, dopo la sortita a Trento dell’altro ieri. Ma continua a far trapelare qualche messaggio. Anche ieri: «Lavoriamo fino all’ultimo giorno utile», ma «due guerre in corso rendono molto complicato fare il ministro dei trasporti e dei lavori pubblici. Ma io non mollo mai e fino all’ultimo giorno vado in ufficio e lavoro». Il capo del Carroccio cerca un rilancio politico in chiave securitaria, vedi la proposta sulla revoca della cittadinanza «su cui ci stanno massacrando», ma intanto vede assottigliarsi le truppe: dopo Laura Ravetto, ieri un paio di ex leghisti del Veneto sono passati con Roberto Vannacci.

Sulla durata della legislatura, Meloni ha dalla sua Antonio Tajani. Per FI, è tornato sull’argomento del voto anticipato Giorgio Mulè. Senza mezze misure: «Escludo in radice l’ipotesi». Come dire: inutile insistere. Tra gli azzurri, pochi credono che la situazione possa rapidamente precipitare, nonostante le bizze e gli sgambetti tra alleati ormai all’ordine del giorno. Fonti forziste rivelano che la premier, negli ultimi vertici di maggioranza, abbia anche tratteggiato una road map con gli altri leader: voto per le Politiche ad aprile dell’anno prossimo. E a maggio la tornata delle Comunali nelle grandi città: Roma, Milano, Napoli e Torino. Tutti capoluoghi guidati oggi dal centrosinistra, per questo la premier non vuole accorpare i voti in un election day. Obiettivo: evitare che il peso dei grandi centri impatti troppo sulle elezioni nazionali. Fissare le tornate locali prima delle Politiche, anziché dopo, avrebbe la stessa controindicazione: se si riaffermasse il centrosinistra, per la maggioranza rischierebbe di passare come un segnale di sfratto da palazzo Chigi.

A destra il tavolo di coalizione per le amministrative dell’anno prossimo è atteso tra giugno e luglio. Spuntarla a Roma è difficile, si evince anche dai numeri del referendum. Ancora peggio è andata a Napoli. Su Milano qualche speranza c’è. Anche per questo la poltrona di candidato è ambita, tra gli alleati. La Lega lavora al profilo di una manager di area, ma con i galloni del civico. Un pezzo di FI vorrebbe invece mettere in pista Alessandro Sallusti. FdI è divisa: c’è chi è disposto a cedere il nome al Carroccio, purché non sia un politico e in cambio della Lombardia, e chi, come Ignazio La Russa, ha lanciato il presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi. Solo i leader potranno sbrogliare la matassa.

Prima va risolto il tetris delle partecipate. Difficile che accada oggi, in un vertice a ridosso del Cdm. Dopo la rinuncia di Federico Freni alla Consob, la Lega potrebbe incassare la guida dell’Anticorruzione con Francesco Urraro, ex 5S convertito al salvinismo. FI vorrebbe alla vigilanza della borsa il commissario uscente, Federico Cornelli (ma i leghisti sono ancora molto scettici). Mentre all’Antitrust andrebbe Saverio Valentino, vicino a FdI. Ma la quadra, fino a ieri sera, era ancora lontana.

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