ROMA – È il «primo passo», e per le opposizioni è troppo timido: nelle stesse ore in cui gli attivisti italiani della Flotilla arrivano a Fiumicino, il titolare della Farnesina Antonio Tajani annuncia di aver «formalmente chiesto» all’Alta rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas «di includere nella prossima discussione dei ministri degli Esteri Ue l’adozione di sanzioni contro il ministro per la sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir». Impossibile rimanere inerti dopo gli «atti inaccettabili» compiuti contro gli attivisti pro-Pal prelevati in acque internazionali e sottoposti «a vessazioni e umiliazioni» in spregio dei «più elementari diritti umani». Tanto più che – al netto di «una presa di distanza» del premier Benjamin Netanyahu e del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar – «le scuse» di Israele «non ci sono state» e «continuiamo a chiederle», spiega Tajani. Consapevole che siano ancora fresche negli occhi dell’opinione pubblica le immagini dell’estremista-co…
ROMA – È il «primo passo», e per le opposizioni è troppo timido: nelle stesse ore in cui gli attivisti italiani della Flotilla arrivano a Fiumicino, il titolare della Farnesina Antonio Tajani annuncia di aver «formalmente chiesto» all’Alta rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas «di includere nella prossima discussione dei ministri degli Esteri Ue l’adozione di sanzioni contro il ministro per la sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir». Impossibile rimanere inerti dopo gli «atti inaccettabili» compiuti contro gli attivisti pro-Pal prelevati in acque internazionali e sottoposti «a vessazioni e umiliazioni» in spregio dei «più elementari diritti umani». Tanto più che – al netto di «una presa di distanza» del premier Benjamin Netanyahu e del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar – «le scuse» di Israele «non ci sono state» e «continuiamo a chiederle», spiega Tajani. Consapevole che siano ancora fresche negli occhi dell’opinione pubblica le immagini dell’estremista-colono irridente davanti ai “prigionieri” inginocchiati capo a terra. Il video dello show propagandistico finirà agli atti dell’indagine della procura di Roma: i ventinove italiani coinvolti nella vicenda, tra cui il deputato Cinquestelle Dario Carotenuto verranno tutti ascoltati dai magistrati ai fini dell’inchiesta.
Le iniziative politiche correranno su un binario parallelo. Ieri sera a Helsingborg, in Svezia, dov’è arrivato per una riunione della Nato, Tajani ne ha parlato con il suo omologo tedesco Johann Wadephul. Il passaggio è fondamentale: introdurre sanzioni richiede un voto unanime in Ue. E Roma e Berlino, finora, hanno sempre fatto muro contro le iniziative punitive nei confronti del governo dello Stato ebraico: da ultimo al Consiglio dei ministri del 22 aprile, quando i due governi si sono opposti all’ipotesi di bloccare l’accordo commerciale tra Unione e Israele. Ora però l’Italia vuole battere un colpo. Sulle sanzioni individuali a Ben-Gvir, Palazzo Chigi e la Farnesina contano di poter trovare una sponda facile da Irlanda e Spagna. E l’occasione per parlarne con il leader spagnolo potrebbe presentarsi a stretto giro: Pedro Sánchez, a Roma il 27 maggio per un incontro con Leone XIV, ha chiesto di vedere Giorgia Meloni il giorno prima.
Il percorso verso un risultato concreto è tortuoso. Ci sono varie ipotesi allo studio del ministero degli Esteri: chiedere di inserire il nominativo di Ben Gvir nella lista dei sanzionati israeliani che verrà esaminata il 27 maggio dal Coreper (l’organo degli ambasciatori). Oppure cercare un nuovo accordo politico al Consiglio informale del 27-28 maggio a Cipro, da portare a frutto nella successiva riunione dei ministri degli Esteri, il 15 giugno in Lussemburgo. Dalle due alle quattro settimane di lavoro. Durante le quali continueranno le pressioni dell’opposizione sul governo. Il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia, infatti, ha fatto sapere di aver «presentato una mozione per sostenere l’aggiornamento delle accuse formulate dalla Corte penale internazionale contro Netanayahu, Ben Gvir e Smotrich» e chiedere che l’Italia «sospenda i rapporti con Israele» finché l’attuale primo ministro rimarrà alla guida. Sulla stessa linea Nicola Fratoianni di Avs che chiede «sanzioni nei confronti del governo israeliano non solo verso qualche colono violento». Perché il ministro per la sicurezza, rincara il capogruppo M5S alla Camera Riccardo Ricciardi, «non è un caso isolato» «un ultras impazzito», aggiunge la vicepresidente Vittoria Baldino, ma «un ministro di Netanyahu», da richiamare alle sue responsabilità.