Flotilla, dopo le violenze la Francia bandisce il ministro Ben-Gvir
dalla nostra corrispondente Anais GinoriIl ministro israeliano Itamar Ben Gvir
PARIGI – La Francia vieta l’ingresso sul suo territorio al ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ripreso mentre scherniva i prigionieri della Flotilla inginocchiati, con le mani legate dietro la schiena. Poche ore dopo che l’Unione europea ha confermato di studiare l’ipotesi di sanzioni contro l’esponente dell’estrema destra israeliana, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato che Parigi procederà intanto in modo autonomo. «A partire da oggi, a Itamar Ben Gvir è vietato l’ingresso in territorio francese», ha spiegato Barrot.
Una decisione che rischia di accendere nuove tensioni tra la diplomazia francese e il governo Netanyahu, dopo già la scelta di Emmanuel Macron di riconoscere lo Stato palestinese quasi un anno fa. Tra i 430 militanti della Flotilla fermati c’erano anche 37 francesi, di cui quattro sono ancora ricoverati in Turchia dopo aver denunciato violenze da parte delle autorità israeliane. Uno di loro avrebbe riportato una f…
PARIGI – La Francia vieta l’ingresso sul suo territorio al ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ripreso mentre scherniva i prigionieri della Flotilla inginocchiati, con le mani legate dietro la schiena. Poche ore dopo che l’Unione europea ha confermato di studiare l’ipotesi di sanzioni contro l’esponente dell’estrema destra israeliana, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato che Parigi procederà intanto in modo autonomo. «A partire da oggi, a Itamar Ben Gvir è vietato l’ingresso in territorio francese», ha spiegato Barrot.
Una decisione che rischia di accendere nuove tensioni tra la diplomazia francese e il governo Netanyahu, dopo già la scelta di Emmanuel Macron di riconoscere lo Stato palestinese quasi un anno fa. Tra i 430 militanti della Flotilla fermati c’erano anche 37 francesi, di cui quattro sono ancora ricoverati in Turchia dopo aver denunciato violenze da parte delle autorità israeliane. Uno di loro avrebbe riportato una frattura alle vertebre cervicali, un altro avrebbe perso l’udito dopo aver ricevuto colpi di manganello all’orecchio. Il ministro francese ha preso le distanze dall’iniziativa della Flotilla «che non produce alcun effetto utile e sovraccarica i servizi diplomatici e consolari». Barrot poi però ha aggiunto: «Non possiamo tollerare che cittadini francesi possano essere minacciati, intimiditi o brutalizzati, in particolare da funzionari pubblici».
La scelta di una risposta immediata punta anche a fare pressione sul dibattito in corso a livello europeo. «Come il mio collega italiano, chiedo all’Ue di adottare sanzioni anche nei confronti di Ben Gvir», ha aggiunto Barrot, facendo riferimento alla richiesta avanzata a Bruxelles dal ministro Antonio Tajani. La Farnesina si muove nella stessa direzione, ma esclude per ora di seguire la Francia su misure nazionali. «Cerchiamo di dare segnali a Israele affinché si renda conto che c’è un limite oltre il quale non si può andare», ha ribadito ieri Tajani. «Siamo amici di Israele, ma essere amici significa anche essere sinceri».
La linea italiana resta quella di costruire un consenso tra i Ventisette. Sul piano tecnico il dossier si muove dentro il regime sanzionatorio globale dell’Ue sui diritti umani, lo stesso che dal 2024 ha già permesso di colpire nove individui e cinque entità israeliane, con divieto d’ingresso in Europa e congelamento dei beni. Un nuovo pacchetto, già oggetto di accordo politico al Consiglio affari esteri dell’11 maggio, dovrebbe essere adottato entro fine maggio. Nel mirino ci sono tre individui, coloni estremisti accusati di violenze contro civili palestinesi, e quattro entità o organizzazioni che li sostengono.
Per sanzioni contro Ben Gvir in teoria sarebbe possibile inserirlo nello stesso pacchetto relativo ai coloni, ma i tempi sono troppo stretti e il rischio, spiegano fonti diplomatiche, sarebbe rallentare l’adozione delle misure già concordate. Sul caso del ministro israeliano servirà quindi un nuovo accordo politico e poi l’approvazione formale del Consiglio all’unanimità, probabilmente entro metà giugno. L’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha confermato venerdì che la proposta sarà discussa al prossimo Consiglio affari esteri. Una convergenza europea comincia comunque a delinearsi. La Spagna di Pedro Sánchez è favorevole, avendo già annunciato a settembre il divieto d’ingresso di Ben Gvir sul territorio nazionale. Anche l’Irlanda è in pressing: Meloni ha incontrato il premier irlandese Micheál Martin, che ha scritto all’Ue per denunciare il trattamento riservato agli attivisti della Flotilla.