Flotilla di terra, persi i contatti con una decina di attivisti, di cui due italiani: “Potrebbero essere stati arrestati”
di Alessia Candito"Abbiamo perso i contatti con una decina di attivisti che a Sirte erano entrati nel territorio della Libia controllato dalle autorità di Haftar. Tra loro ci sono anche due italiani, un pugliese e una piemontese. Temiamo siano stati arrestati”. Dopo una giornata di tensione, l’allarme arriva dalla portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia. Al confine fra la Tripolitania e Cirenaica, lo stallo fra Global Sumud Land Convoy - la “flotilla di terra” di circa 250 attivisti, fra cui 20 italiani, che dalla Mauritania punta a raggiungere Gaza con un carico di aiuti, ambulanze e case mobili – e le autorità libiche, si è trasformato in scontro. E adesso ci sono dieci attivisti di cui non si ha più notizia.
Questa mattina, dopo una settimana di stop e trattative fallite, il convoglio ha tentato comunque di raggiungere il valico e entrare nell’Est della Libia, controllato dal generale Haftar. “Quella di ieri è stata una notte molto strana”, dice Marco Corradini dall’area ‘5…
"Abbiamo perso i contatti con una decina di attivisti che a Sirte erano entrati nel territorio della Libia controllato dalle autorità di Haftar. Tra loro ci sono anche due italiani, un pugliese e una piemontese. Temiamo siano stati arrestati”. Dopo una giornata di tensione, l’allarme arriva dalla portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia. Al confine fra la Tripolitania e Cirenaica, lo stallo fra Global Sumud Land Convoy - la “flotilla di terra” di circa 250 attivisti, fra cui 20 italiani, che dalla Mauritania punta a raggiungere Gaza con un carico di aiuti, ambulanze e case mobili – e le autorità libiche, si è trasformato in scontro. E adesso ci sono dieci attivisti di cui non si ha più notizia.
Questa mattina, dopo una settimana di stop e trattative fallite, il convoglio ha tentato comunque di raggiungere il valico e entrare nell’Est della Libia, controllato dal generale Haftar. “Quella di ieri è stata una notte molto strana”, dice Marco Corradini dall’area ‘5+5’, proprio al centro della zona cuscinetto fra le due Libie. Per tutta la notte abbiamo sentito i droni sulle nostre teste e questa mattina gli autisti dei tir che trasportano le case mobili si sono rifiutati di partire”. Solo dopo ore, hanno accettato di risalire sui camion e il convoglio è riuscito a rimettersi in marcia.
Internazionali in testa, “passaporti deboli” dietro, il convoglio non ha fatto molta strada. Si è fermato a circa cinque chilometri dal checkpoint che traccia la frontiera. Da lì inizia la Libia di Haftar. “Una piccola delegazione si è spinta più avanti e ha superato il confine perché chiamata a trattare con le autorità per il passaggio del convoglio - spiega Sara Suriano - ma un'ora dopo l'ingresso nella Libia orientale abbiamo perso le loro tracce”. E fra loro ci sono anche due attivisti italiani. “L’ambasciata è stata avvisata”, aggiunge Marco Corradini.
Fra chi è rimasto indietro c’è preoccupazione. Ogni tentativo di contattare gli attivisti finisce con un buco nell’acqua, le autorità della Libia Orientale non rispondono. Per più di una settimana, il Land Convoy ha tentato una mediazione con la Libia di Haftar. Ma tutte le offerte, inclusa una riduzione della delegazione agli specialisti -ingegneri, sanitari, logisti – sono state rispedite al mittente dalle autorità della Cirenaica, disposte solo a “prendere in consegna” gli aiuti. Proposta respinta, con inevitabile stallo, rotto questa mattina quando il convoglio si è messo in marcia. E adesso c’è chi pensa che l’invito a entrare in Libia per trattare arrivato a una piccola delegazione fosse solo una trappola.