Che leader, Almirante. Ignazio La Russa celebra con parole solenni il fondatore del Msi, minimizzando le responsabilità storiche sulla Shoah. L’unica colpa? «Si mostrò non contrario all’antisemitismo». E le opposizioni, dopo l’omaggio pubblico già tributato al leader missino dalla premier Giorgia Meloni e da altri big dei Fratelli, vanno all’assalto.
Inaccettabili le riletture della seconda carica dello Stato. Per Pd e Avs, c’è l’obiettivo di «sdoganare la cultura dell’odio, riscrivere la storia», nelle parole del presidente del Senato. Che invece rilancia e chiama a raccolta i suoi. «Becera polemica partitica», la bollano fonti di Palazzo Madama. Da cui trapela addirittura nostalgia per il vecchio Pci. «In quel Parlamento c’era almeno rispetto per gli avversari da parte dei vecchi comunisti. Quelli veri, che avevano combattuto per le loro idee così come Almirante per le sue».
A far deflagrare una tensione che era in crescendo fin da venerdì, quando la presidente del Consiglio si rivo…
Che leader, Almirante. Ignazio La Russa celebra con parole solenni il fondatore del Msi, minimizzando le responsabilità storiche sulla Shoah. L’unica colpa? «Si mostrò non contrario all’antisemitismo». E le opposizioni, dopo l’omaggio pubblico già tributato al leader missino dalla premier Giorgia Meloni e da altri big dei Fratelli, vanno all’assalto.
Inaccettabili le riletture della seconda carica dello Stato. Per Pd e Avs, c’è l’obiettivo di «sdoganare la cultura dell’odio, riscrivere la storia», nelle parole del presidente del Senato. Che invece rilancia e chiama a raccolta i suoi. «Becera polemica partitica», la bollano fonti di Palazzo Madama. Da cui trapela addirittura nostalgia per il vecchio Pci. «In quel Parlamento c’era almeno rispetto per gli avversari da parte dei vecchi comunisti. Quelli veri, che avevano combattuto per le loro idee così come Almirante per le sue».
A far deflagrare una tensione che era in crescendo fin da venerdì, quando la presidente del Consiglio si rivolge ai suoi e onora Almirante sui social nel 38esimo anniversario della scomparsa («Un ricordo della destra italiana e nella memoria di una comunità politica che, ancora oggi, non si risparmia», scrive lei), ecco le parole di La Russa in un’intervista al Corriere.
«Fu fascista e capo di gabinetto del Minculpop nella Repubblica di Salò? Sì. Ma, dopo, aiutò il percorso verso la democrazia – sottolinea il presidente del Senato – Non lo dico io, ma due presidenti della Repubblica, di cui uno ex Pci, e un presidente della Camera ex comunista», riferimento a Mattarella, Napolitano e a Luciano Violante. Nessuna volontà, quindi di occhieggiare agli estremisti attratti dalla spina nel fianco della destra, Roberto Vannacci?
«Meschina accusa, lo abbiamo sempre ricordato». Quanto alla sua totale adesione alle leggi fasciste contro gli ebrei, La Russa spiega: «Di quella cosa, però, Almirante si è sempre detto pentito. Ci ha scritto un libro». Parole gravi, per la sinistra. A fronte di un antisemitismo, sottolinea il deputato Pd Stefano Vaccari, che nel leader missino «fu feroce, consapevole e militante. Almirante fu protagonista attivo della propaganda del fascismo, teorico della superiorità della cosiddetta ‘razza italiana. Per questo le parole della seconda carica dello Stato rappresentano una gravissima operazione di sdoganamento politico e morale. Fu tutt’altro che uno ‘statista democratico’». «Inaccettabile», anche per Angelo Bonelli, di Avs: «Dipingere Almirante come uomo del percorso democratico del Paese significa insultare gli ebrei italiani, e le vittime perseguitate e uccise». Mentre si apre una lacerazione anche interna, con un botta e risposta tra La Russa e l’ex ministro e già governatore della destra, Francesco Storace.
«Non ci siamo alleati nemmeno con Francesco Storace che aveva fatto un legittimo movimento di destra», sottolinea il presidente del Senato, rispondendo ancora su possibili accordi con Vannacci. E Storace, dai social: «Mi spiace per i vuoti di memoria di La Russa. Vi alleaste eccome, con La Destra. Venisti proprio tu a chiedercelo a Pomezia e ora lo neghi. Semmai nel 2008 puntavate a far fuori anche l’Udc di Pierferdinando Casini. Pure lui estremista?». La seconda carica è costretto a chiarire, con rapida sutura: «Ho chiamato Francesco Storace e gli ho chiarito che al Corriere ho ricordato che non ci eravamo alleati non solo con movimenti di estrema destra, ma nemmeno con un partito “legittimamente di destra”, quale era quello da lui fondato, che - non credo di sbagliare, ma nel 2008 - si presentò fuori dall’alleanza di centrodestra». Infine l’ammissione: «Poi è vero che con Francesco, nelle successive tornate elettorali, ho sempre cercato una intesa, intrattenendo ottimi rapporti».