✕

Venezia, il centrodestra vince con Venturini al primo turno

(ansa)

Ascolta l'audio

Sorpresa in laguna. Successo dell’assessore di Brugnaro, delusione per il centrosinistra
3 minuti di lettura

VENEZIA – Sorpresa in laguna: il centrodestra vince già al primo turno alle comunali di Venezia, unico capoluogo di regione alle urne e più significativo test politico nazionale dopo il referendum di marzo e in vista delle politiche dell’anno prossimo. Rispetto ai sondaggi delle ultime settimane che lo davano in testa, Andrea Martella, candidato unitario del centrosinistra largo e segretario regionale del Pd, con più della metà delle sezioni scrutinate si è fermato intorno al 38%.

Enfant prodige dei progressisti e dirigente nazionale, in consiglio comunale nella sua Portogruaro poco più che ventenne, a 58 anni e con cinque legislature da parlamentare alle spalle, Martella è stato sconfitto da Simone Venturini, 38 anni, espressione di una lista civica sostenuta dal centrodestra del governo di Giorgia Meloni. Braccio destro del sindaco uscente Luigi Brugnaro, pure da giovanissimo nelle istituzioni, Venturini, sempre a spoglio ancora in corso, è in vantaggio con circa il 53% delle p…

VENEZIA – Sorpresa in laguna: il centrodestra vince già al primo turno alle comunali di Venezia, unico capoluogo di regione alle urne e più significativo test politico nazionale dopo il referendum di marzo e in vista delle politiche dell’anno prossimo. Rispetto ai sondaggi delle ultime settimane che lo davano in testa, Andrea Martella, candidato unitario del centrosinistra largo e segretario regionale del Pd, con più della metà delle sezioni scrutinate si è fermato intorno al 38%.

Enfant prodige dei progressisti e dirigente nazionale, in consiglio comunale nella sua Portogruaro poco più che ventenne, a 58 anni e con cinque legislature da parlamentare alle spalle, Martella è stato sconfitto da Simone Venturini, 38 anni, espressione di una lista civica sostenuta dal centrodestra del governo di Giorgia Meloni. Braccio destro del sindaco uscente Luigi Brugnaro, pure da giovanissimo nelle istituzioni, Venturini, sempre a spoglio ancora in corso, è in vantaggio con circa il 53% delle preferenze. Negli ultimi undici anni e per due legislature, Venturini è stato assessore del partito fucsia di Brugnaro, sindaco-imprenditore al centro di una maxi-inchiesta della Procura lagunare su politica e affari.

Un successo per le forze politiche che sostengono il governo Meloni e una rivincita personale per Brugnaro, da un anno azzoppato dagli scandali. Nel 2020 il sindaco uscente era stato eletto al primo turno con il 54,13%, mentre nel 2015 aveva prevalso sull’ex magistrato Felice Casson con il 53,2%. Al di là del duello personale Martella-Venturini, il voto veneziano si conferma il più impattante test politico nazionale in un Nordest che il centrodestra ha dominato in tutte le ultime elezioni politiche, europee e regionali.

Eloquente la crescita di FdI: a Venezia i meloniani nel 2015 erano al 2,1% e sono passati al 6,5 nel 2020, al 25,5 alle politiche del 2022 e al 26,9 alle europee del 2024. Nello stesso periodo la Lega di Salvini in un decennio è scesa dal 12,3 all’8,1%. In controtendenza, rispetto al Nordest delle regioni orientate a destra, il referendum sulla giustizia: nonostante l’affermazione del sì in Veneto, a Venezia ha prevalso il no con oltre il 55%. Il Pd alle comunali veneziane di 11 anni fa si era fermato al 16,8%: è risalito al 19,2 nel 2020, al 22,9 alle politiche del 2022 e al 29% alle ultime Europee.

In calo anche l’affluenza alle urne: si è fermata al 55,87%, rispetto al 62,23% del 2020: al ballottaggio delle comunali nel 2015 si era recato alle urne il 49,03 dei veneziani. A sostegno di Martella nelle scorse settimane hanno raggiunto Venezia tutti i leader del centrosinistra, con l’eccezione di Carlo Calenda, unico a non dare indicazioni di voto. La segretaria Pd Elly Schlein ha scelto proprio l’ex Serenissima per chiudere la campagna elettorale nazionale, invitando gli elettori a far partire dalla laguna il messaggio chiaro di voler “mandare a casa il governo Meloni”.

Più cauto il sostegno del centrodestra per Venturini: FdI, Lega e Forza Italia, scossi da divisioni interne e dal timore di un boom di Luigi Corò, vicino all’ex generale Roberto Vannacci, non hanno espresso un proprio candidato di partito. La premier Meloni ha voluto assegnare un carattere locale al voto e si è tenuta lontana da Venezia, come il forzista Antonio Tajani: solo il vicepremier leghista Matteo Salvini ha tenuto due comizi in città, mai però accompagnato dal più popolare Luca Zaia e dal presidente regionale Alberto Stefani. Per i meloniani, solo le visite di Giuli, Lollobrigida e Crosetto. Il civico Venturini, nel tentativo di staccare la propria immagine sia da Brugnaro che dai partiti di governo, ha perfino cambiato il colore del proprio schieramento: ha optato per il giallo, scartando i più riconoscibili fucsia, nero, azzurro e verde degli schieramenti di riferimento.

Simili per moderazione e precocità politica, Venturini e Martella restano profondamente divisi da fattore generazionale e programmi sul futuro di Venezia. In campagna elettorale il secondo ha promesso l’abolizione del contributo d’accesso, ricetta anti-overtourism che vede proprio in Venturini il suo ideatore. Differenze sostanziali anche per fronteggiare lo spopolamento, l’emergenza-ambiente, l’allarme sicurezza (l’ex capo della polizia Franco Gabrielli è intervenuto a favore del centrosinistra) e il futuro del porto. Previsioni smentite anche sul fronte dei temi considerati decisivi. Primo fra tutti, lo scontro interno alla destra sulla cultura, esploso con le polemiche sulla nomina di Beatrice Venezi alla Fenice e sulla rissa Giuli-Buttafuoco alla Biennale: in base ai primi risultati le dinamiche interne alle forze di governo non hanno spostato il consenso.

A pesare invece, a favore di Venturini, la proposta dell’esecutivo di dare a Marghera un ruolo centrale nel riarmo nazionale, il braccio di ferro sulla contestata costruzione di una moschea a Mestre, dopo che nell’area metropolitana la multiculturalità è ormai una realtà. Proprio sul primo voto diffuso nella comunità bengalese, con oltre 3 mila elettori, due candidati alle comunali nel centrosinistra e vari per le municipalità nel centrodestra, fino all’ultima ora si sono consumate le più accese accuse reciproche.

Leggi i commenti