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Salerno, l’eterno ritorno di De Luca: vince al primo turno e diventa sindaco per la quinta volta

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Un’affluenza altissima, al 63 per cento, in linea quasi al decimale con le scorse comunali, ha plebiscitato di nuovo il 77enne esponente del Pd, che più lontano da suo partito – nonostante il figlio ne sia il segretario regionale – non potrebbe essere
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SALERNO – Pol Pot, come lo avevano soprannominato i compagni del Pci per la sua ferocia, ha ritrovato la sua Cambogia. Qui dove tutto è iniziato, Vincenzo De Luca, a 77 anni, torna sindaco di Salerno per la quinta volta. Che poi, a sentire i suoi critici, non se n’è mai davvero andato, perché anche quando governava la regione Campania, per interposta persona (ovvero attraverso l’ex sindaco Vincenzo Napoli, suo ex capo della segreteria) teneva per sé tutte le decisioni importanti. «Non si rivoltava una mattonella senza il suo assenso», ha ricordato un altro nome storico della sinistra, il deputato Franco Mari, che in questa tornata sosteneva Franco Massimo Lanocita, l’avvocato amministrativista candidato da M5S e Avs.

Il campo largo l’ha fatto De Luca da solo, nel senso che si è allargato così tanto da inondare tutta la scena, con il 57,2 per cento, lasciando Lanocita e Gherardo Maria Marenghi, l’altro avvocato scelto da Fratelli d’Italia e sostenuto dal centrodestra, a dividersi …

SALERNO – Pol Pot, come lo avevano soprannominato i compagni del Pci per la sua ferocia, ha ritrovato la sua Cambogia. Qui dove tutto è iniziato, Vincenzo De Luca, a 77 anni, torna sindaco di Salerno per la quinta volta. Che poi, a sentire i suoi critici, non se n’è mai davvero andato, perché anche quando governava la regione Campania, per interposta persona (ovvero attraverso l’ex sindaco Vincenzo Napoli, suo ex capo della segreteria) teneva per sé tutte le decisioni importanti. «Non si rivoltava una mattonella senza il suo assenso», ha ricordato un altro nome storico della sinistra, il deputato Franco Mari, che in questa tornata sosteneva Franco Massimo Lanocita, l’avvocato amministrativista candidato da M5S e Avs.

Il campo largo l’ha fatto De Luca da solo, nel senso che si è allargato così tanto da inondare tutta la scena, con il 57,2 per cento, lasciando Lanocita e Gherardo Maria Marenghi, l’altro avvocato scelto da Fratelli d’Italia e sostenuto dal centrodestra, a dividersi ciascuno il 14,9 per cento.

De Luca ha vinto senza il Pd, anzi mutuando il titolo del suo libro, “Nonostante il Pd”. Nel senso che qui il Pd, che in teoria è guidato a livello regionale da Piero, il figlio del neosindaco, non si è proprio visto. Non pervenuto, nemmeno sulla scheda elettorale, dove alcuni suoi esponenti si sono candidati in una delle liste deluchiane. Il paradosso è che il risultato di Salerno, in fondo clamoroso per la sua magnitudine e per l’alta affluenza (63,4%), non viene rivendicato dai dem, “nonostante De Luca” verrebbe da dire. Schlein cita Avellino ma non Salerno. L’unico a parlare è Stefano Bonaccini, ma del resto De Luca sostenne lui contro Schlein come segretario del partito: «Ha i modi che conosciamo, ma nel momento in cui ti votano i cittadini della tua comunità o sbagliano tutti a votare o percepiscono che sei un grande amministratore». Dopo aver fatto aspettare un battaglione di inviati di tutte le testate nel municipio, De Luca ha commentato la rielezione da remoto, con un comunicato stampa. Non si è fatto vedere, in linea con una campagna elettorale condotta senza comizi, senza confronti tv con gli altri candidati. Perché perdere tempo con avversari e giornalisti se si attende un plebiscito? Adesso, come dice lui, «è finita la ricreazione» ed è tempo di rimettersi al lavoro con il sogno di trasformare la città campana nella «Montecarlo d’Italia»: più alberghi, più sicurezza, più palme (!), più lampioni, meno negozietti etnici di paccottiglie. «Tutto quello che si muove oggi in città – diceva la scorsa settimana a un raduno di sostenitori – è frutto di finanziamenti portati da De Luca. Ci sono personaggi che passano il tempo a parlare di De Luca ma per Salerno non hanno mai mosso un dito: miserabili! Io ho dato la vita per questa città». Era un De Luca in purezza, tanto che la nota inviata alle agenzie ieri sera non sembra nemmeno scritta da lui per quanto è asettica e lontana dal personaggio immortalato da Crozza: «Ringrazio di cuore i miei concittadini per un voto importante, che conferma, ancora una volta, la solidarietà, il sostegno e l’affetto che mi hanno sempre concesso. Da domani saremo al lavoro per la nostra comunità, in maniera concreta, senza respiro». Tutto qui. Lo sconfitto Marenghi promette a sua volta «un’opposizione solida, concreta e feroce che guardi all’interesse della nostra comunità».

Di lavoro ne avrà tanto il neo sindaco. Piazza della libertà, il vanto delle sue precedenti amministrazioni, appare oggi come una spianata di cemento triste, arroventata e senza ombra. Nessuna traccia delle boutiques promesse, mentre nel porto una gigantesca nave da crociera rovescia migliaia di passeggeri mordi-e-fuggi ciabattanti per il centro. La sera il lungomare diventa pericoloso, con bande di giovani (come si dice maranza in salernitano?) che girano con il coltello in tasca e sguardi torvi. Un’immagine che più lontana non si potrebbe da Montecarlo e dai fasti del “rinascimento” salernitano. A sera il comune si svuota, mentre sono solo 35 su 151 le sezioni scrutinate, simbolo di una debacle organizzativa. E pensare che proprio questo palazzo per qualche mese, da febbraio a luglio del 1944, fu sede della presidenza del Consiglio. Salerno era la capitale dell’Italia libera. In una villa qua vicino andò ad abitare il re Vittorio Emanuele III, qui Palmiro Togliatti lanciò la famosa svolta che portò all’unità degli antifascisti con la monarchia. Di storia ce n’è tanta, oltre a De Luca.

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