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Meloni: “Il nostro crollo rimandato a domani”. Legge elettorale, ora il blitz

Giorgia Meloni

 (lapresse)

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L’esultanza della premier: “Miracolo mondiale”, poi avverte gli avversari. Segnale agli imprenditori dopo le liti con Urso
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Vede lo spiraglio, intende sfruttarlo. La vittoria del centrodestra a Venezia aiuta Giorgia Meloni a contenere, almeno per un giorno, la sensazione di un inesorabile declino. Dettaglio ancora solo psicologico, per carità: ma dopo il tonfo referendario è comunque utile a rifiatare. E così, dopo gli auguri di buon lavoro ai sindaci eletti, la leader intinge un post scriptum nel veleno: «P.S. E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani».

È la premessa che accompagna un’indicazione politica ribadita nelle ultime ore ai suoi dirigenti, che si può riassumere così: la priorità è una legge elettorale approvata alla Camera entro luglio. Con una postilla, consegnata a Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi durante l’ultimo colloquio: se falliamo nell’operazione e andiamo oltre l’estate, allora potremmo doverci rinunciare definitivamente. Subito, insomma, o mai più. Perché una cosa non può accettare: il pantano, mesi spesi a discutere della rifo…

Vede lo spiraglio, intende sfruttarlo. La vittoria del centrodestra a Venezia aiuta Giorgia Meloni a contenere, almeno per un giorno, la sensazione di un inesorabile declino. Dettaglio ancora solo psicologico, per carità: ma dopo il tonfo referendario è comunque utile a rifiatare. E così, dopo gli auguri di buon lavoro ai sindaci eletti, la leader intinge un post scriptum nel veleno: «P.S. E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani».

È la premessa che accompagna un’indicazione politica ribadita nelle ultime ore ai suoi dirigenti, che si può riassumere così: la priorità è una legge elettorale approvata alla Camera entro luglio. Con una postilla, consegnata a Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi durante l’ultimo colloquio: se falliamo nell’operazione e andiamo oltre l’estate, allora potremmo doverci rinunciare definitivamente. Subito, insomma, o mai più. Perché una cosa non può accettare: il pantano, mesi spesi a discutere della riforma invece che di economia. Anche perché il mondo delle imprese aspetta risposte e l’intervento di oggi della premier all’assemblea di Confindustria (che da mesi malsopporta Adolfo Urso) serve anche a rammendare un rapporto sempre meno disteso.

Il fiato, dicevamo: la vittoria nel capoluogo veneto regala ossigeno. Quando si sparge voce di un possibile successo al primo turno, la premier scrive al senatore di FdI Raffaele Speranzon. «Possibile?», domanda. «Sì». «Sarebbe un miracolo mondiale». Poi a risultato consolidato, a testimoniare la soddisfazione, la leader commenta un post di Repubblica con un articolo che riportava l’ultimo appello al voto di Elly Schlein per il candidato dem a Venezia - “Da qui mandiamo a casa Meloni” - scrivendo lapidaria: «A posto».

Tutto, in queste ore, si può leggere partendo da questa novità. La voglia di legge elettorale, innanzitutto, che costringerebbe il campo progressista a primarie dolorose. Ma anche le mosse in politica estera, inclusi piccoli, emblematici dettagli. Ad esempio: la presidente del Consiglio non vedrà più il premier spagnolo Pedro Sanchez, oggi in visita a Roma per il Papa. Ufficialmente, per ragioni di agenda, e dunque tutto è rimandato a margine del Consiglio europeo di giugno. Da Madrid, però, trapela una versione diversa: la disponibilità offerta a palazzo Chigi era larga, diversi gli slot per un faccia a faccia, ma la leader si sarebbe sfilata. Nel pomeriggio della conta alle amministrative vede anche l’ad di Netflix, Ted Sarandos, per discutere di come rafforzare gli investimenti in Italia. Da tempo, tra l’altro, esiste un progetto per un mini documentario di un paio di puntate sulla sua leadership, destinato alla piattaforma.

Conta però soprattutto la battaglia di luglio, si diceva: quella è la prospettiva e la speranza. Un mese in cui la destra si gioca tutto. Il voto di ieri, in questo senso, spinge Meloni all’azzardo. La tempistica è ben oltre il blitz, visto che sulla carta si ragiona di regole condivise, dunque da concordare con le minoranze. Ma la necessità politica prevale. Ed è quello che già oggi gli sherpa e, nelle ore successive, anche i leader di maggioranza si diranno: come approvare la legge a Montecitorio prima dell’estate. Costi quel che costi.

La tabella è serrata. Primo passo, oggi stesso: un vertice degli esperti del centrodestra per limare gli ultimi dettagli da inserire nel testo base sostitutivo. Non mancano i dubbi, a dire il vero, perché i tempi un po’ si allungheranno: le opposizioni chiederanno infatti di convocare nuove audizioni. Ma la maggioranza dovrebbe comunque procedere in questa direzione, perché cambiare la bozza con singoli emendamenti aprirebbe un varco anche all’ostruzionismo del campo progressista in commissione.

Anche i leader di maggioranza si vedranno. L’obiettivo è stabilire come muoversi sul nodo delle preferenze. Se Tajani accetta che soltanto i capilista siano bloccati - e gli altri a cercare la preferenza degli elettori – allora la modifica entrerà nel testo sostitutivo. Altrimenti, tutto sarà rimandato all’aula, dove il voto è segreto e le preferenze quasi certamente non passeranno.

Già domani il ministro Luca Ciriani chiederà in capigruppo di calendarizzare la legge per fine giugno: l’approdo in aula l’ultimo giorno utile del mese permette infatti di contingentare i tempi nei trenta giorni successivi. L’idea è affrontare il dossier tra la seconda e la quarta settimana di luglio. La guerriglia, appunto.

Perché è così importante chiudere prima dell’estate, per Meloni? L’ha spiegato ai tre colleghi di governo: non possiamo reggere a lungo le proteste dell’opposizione. Ma soprattutto, non dobbiamo mostrarci impegnati per troppo tempo su una riforma elettorale, mentre la crisi morde. Serve un blitz, possibilmente non a ridosso delle prossime politiche. Scavallare le ferie senza risultati a Montecitorio significherebbe una sola cosa: tenersi il Rosatellum. E dunque, che la battaglia abbia inizio.

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