Venezia, Venturini: “Smettete di definirmi delfino dell’ex sindaco Brugnaro, gli stranieri con me”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiVENEZIA – «I veneziani hanno premiato 11 anni di buon governo cittadino. Il mio risultato è superiore alle attese, anche se ero certo di vincere al primo turno. Ora smettetela di dire che sono il delfino di Brugnaro: in laguna l’unico delfino che c’è nuota nel mare». Simone Venturini non aspetta l’ufficialità della vittoria al primo turno per un’analisi del suo exploit. «Resto un ragazzo qualunque di Marghera – dice a Repubblica – che conosce ogni angolo della città: alla denigrazione del centrosinistra ho opposto i fatti del mio impegno come assessore. Per questo sono sempre stato tranquillo, quando i sondaggi mi davano sconfitto: domenica sono andato a fare il bagno al Lido, poi ho dormito. Oggi festeggio prima di tutto il mio secondo anniversario di nozze con Carolina».
Ha sentito Giorgia Meloni?
«Mi ha chiamato, definendo questo successo mondiale. La aspetto presto a Venezia, ha promesso che verrà. È importante il feeling tra questa città e Roma: insieme risolveremo tanti problemi…
VENEZIA – «I veneziani hanno premiato 11 anni di buon governo cittadino. Il mio risultato è superiore alle attese, anche se ero certo di vincere al primo turno. Ora smettetela di dire che sono il delfino di Brugnaro: in laguna l’unico delfino che c’è nuota nel mare». Simone Venturini non aspetta l’ufficialità della vittoria al primo turno per un’analisi del suo exploit. «Resto un ragazzo qualunque di Marghera – dice a Repubblica – che conosce ogni angolo della città: alla denigrazione del centrosinistra ho opposto i fatti del mio impegno come assessore. Per questo sono sempre stato tranquillo, quando i sondaggi mi davano sconfitto: domenica sono andato a fare il bagno al Lido, poi ho dormito. Oggi festeggio prima di tutto il mio secondo anniversario di nozze con Carolina».
Ha sentito Giorgia Meloni?
«Mi ha chiamato, definendo questo successo mondiale. La aspetto presto a Venezia, ha promesso che verrà. È importante il feeling tra questa città e Roma: insieme risolveremo tanti problemi».
La sua vittoria, dopo le inchieste della magistratura, è la rivincita anche di Luigi Brugnaro?
«La gente non si fa tirare per il naso. Chiamata a scegliere il sindaco, sceglie il sindaco. E ora sento il peso della responsabilità. Il buon governo di Brugnaro è fissato 1300 pagine del suo bilancio politico».
Quanto hanno pesato gli elettori del Bangladesh inseriti nelle liste del centrosinistra e il sostegno di Martella a una moschea a Mestre?
«Da settimane avvertivo la preoccupazione della città per strappi ideologici che le sono estranei. Molti cittadini stranieri e musulmani hanno votato per me, temendo un’escalation di tensione razzista. Il centrosinistra ha danneggiato un processo di integrazione avviato: io ripartirò da lì, come sindaco di tutti».
La sua affermazione personale ha superato quelle di Brugnaro.
«Il confronto era tra pragmatismo da una parte, ideologia e demonizzazione personale dall’altra. La gente sapeva che io sarei stato subito al lavoro, sapendo le cose da fare. Un grazie lo devo anche ai miei avversari».
A chi si riferisce?
«Alla parata di leader nazionali calata in laguna per Martella, impegnati a incitare la gente a mandare a casa il governo Meloni. Non sanno che i veneziani sono allergici agli estranei che spiegano loro cosa devono fare, senza conoscerli. Prima hanno ascoltato Schlein, Conte e Renzi: poi hanno votato il loro Venturini».
Qual è la sua idea di Venezia?
«Una città viva, che attrae e non respinge. Promettere di cancellare il contributo d’accesso per poi decidere che fare, come ha fatto Martella, non ha rassicurato chi combatte l’overtourism. È stato un boomerang: io ripartirò dal mio ticket».
Temeva l’effetto degli scontri a destra su Fenice e Biennale?
«Temi cari al ristretto circolo dell’intellighenzia mediatica di sinistra. La gente pensa alla casa, al lavoro, ai trasporti e alla sicurezza».
Cosa dice a Martella?
«Grande rispetto, spero che da senatore sarà utile a Venezia. Il mio è un appello all’unità dei veneziani: insieme possiamo salvare la città più bella del mondo».