«No ragazzi, una Meloni si è già candidata a Roma...». Così Arianna Meloni ha chiuso il discorso, davanti ai colonnelli di FdI nell’Urbe che le chiedevano di correre per il Campidoglio. Senza la sorella d’Italia, che avrà un seggio in Parlamento al prossimo giro (e che ieri ha festeggiato il 51esimo compleanno con pochi fidati dirigenti della fiamma), tra i “fratelli” è partita la caccia al nome giusto. Se n’è discusso lunedì sera a via della Scrofa, in una riunione presieduta dalla sorella della premier, in qualità di capo della segreteria politica del partito. Il primo step per attrezzarsi in vista della prossima tornata di amministrative, molto più pesante di quella appena conclusa: si andrà al voto a Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna. Tutte città amministrate oggi dal centrosinistra. Ma in maggioranza, dopo Venezia, ora ci sperano: «Ce la giochiamo».
«No ragazzi, una Meloni si è già candidata a Roma...». Così Arianna Meloni ha chiuso il discorso, davanti ai colonnelli di FdI nell’Urbe che le chiedevano di correre per il Campidoglio. Senza la sorella d’Italia, che avrà un seggio in Parlamento al prossimo giro (e che ieri ha festeggiato il 51esimo compleanno con pochi fidati dirigenti della fiamma), tra i “fratelli” è partita la caccia al nome giusto. Se n’è discusso lunedì sera a via della Scrofa, in una riunione presieduta dalla sorella della premier, in qualità di capo della segreteria politica del partito. Il primo step per attrezzarsi in vista della prossima tornata di amministrative, molto più pesante di quella appena conclusa: si andrà al voto a Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna. Tutte città amministrate oggi dal centrosinistra. Ma in maggioranza, dopo Venezia, ora ci sperano: «Ce la giochiamo».
A via della Scrofa, allora, tutti convocati: deputati e senatori romani, consiglieri comunali e regionali. Si è parlato degli «errori» dell’uscente dem, Roberto Gualtieri: «Traffico, periferie, sicurezza». Ma il presidente del partito romano, il deputato Marco Perissa, ha anche tracciato il profilo del candidato sindaco: un nome politico. E per politico s’intende un uomo (o una donna) di FdI. Chi? Al vertice c’era Fabio Rampelli, che avrebbe voluto correre già la volta scorsa, ma finora la presidente del consiglio non ha acceso il semaforo verde. Alternative: l’ex Udc Luciano Ciocchetti o Roberta Angelilli, numero due della Regione Lazio. Un civico è escluso? Ci si può ragionare, trapela, ma a patto che sia un fuoriclasse. Nessun Enrico Michetti, infausto frontrunner nel 2021. Qualcuno ripensa a Massimo Giletti.
Il nodo politico vero, emerso anche durante la riunione dell’altro ieri, è l’apertura al centro. Dunque a Carlo Calenda. «Per vincere bisogna allargare il perimetro», è il refrain. Non solo a Roma, anche a Milano c’è chi spinge per far entrare Azione. Stefano Benigni, vicesegretario di FI, lo ripete da mesi. Per il post-Sala, però, a destra si litiga. La Lega (che rischia di dover cedere a FdI il Pirellone) vorrebbe esprimere il candidato sindaco: l’idea è una manager. Ignazio La Russa preme per Maurizio Lupi, su cui frena Tajani, che vorrebbe un civico: Alessandro Sallusti o Guido Bertolaso. Servirà un vertice dei leader per sciogliere il nodo. Non questa settimana: Matteo Salvini si è preso qualche giorno di stacco in Sardegna. Complicato attrarre Calenda a Torino, visto che FdI vorrebbe candidare Maurizio Marrone, che poco piace ad Azione. Calenda intanto manda segnali. Non sulle Politiche, anche se ripete di «non volere un Conte ter». Per il Campidoglio, in un’intervista a RomaToday, ieri un po’ ammiccava al centrodestra: «Se tirano fuori una figura competente, ci parlerei». Un po’ pungeva: «Dovrebbero fare piazza pulita della loro classe dirigente». Infine aggiunge: «A Milano siamo nella maggioranza di Sala. A Roma siamo all’opposizione costruttiva di Gualtieri. E come è facilmente riscontrabile rimaniamo dove gli elettori ci hanno messo. Valutiamo i candidati e studiamo i programmi. E votiamo i provvedimenti che riteniamo giusti e utili. Patti, scambi, appoggi esterni non ci interessano». Si vedrà.
Dentro FdI c’è poi un altro timore, per ora solo confessato: che si candidi a Roma Roberto Vannacci. È spezzino, ha lavorato a Firenze, ma nella Capitale ha stretto un patto con l’ex sindaco Gianni Alemanno, che a giugno uscirà dal carcere. «Vuoi vedere che Gianni lo mette in pista?». Una corsa-trampolino per le Politiche, proprio come quella di Calenda nel ‘21. Molto dipenderà dalla data delle urne: Meloni vorrebbe fissare le Politiche ad aprile ‘27 e le Comunali il mese dopo, per evitare un traino negativo. Ma intorno alla premier c’è chi ipotizza uno scenario rovesciato: Comunali prima dell’estate e voto nazionale a settembre, senza anticipi, nel caso in cui ci sia la nuova legge elettorale, «che produce maggioranze chiare e permette di formare un governo in pochi giorni»