Sánchez alla Fao per Planas che sfida Martina
di Benedetta PerilliPedro Sánchez non arretra nel braccio di ferro tra Spagna e Italia sulla nomina del prossimo direttore generale della Fao e si abbatte nel cuore di Roma come un ciclone a sostenere la candidatura del suo ministro dell’Agricoltura, Luis Planas, contro quella spinta sia dal governo Meloni che dal Pd di Maurizio Martina, attuale vicedirettore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
Il presidente del governo spagnolo è intervenuto ieri dalla sala plenaria della Fao nell’ambito della Nutrition Week 2026 con un potente discorso politico sulla fame come arma di guerra «molto più economica dei missili». Difesa del diritto internazionale, condanna della carestia a Gaza, appello all’empatia. La platea ha accolto il discorso con…
Pedro Sánchez non arretra nel braccio di ferro tra Spagna e Italia sulla nomina del prossimo direttore generale della Fao e si abbatte nel cuore di Roma come un ciclone a sostenere la candidatura del suo ministro dell’Agricoltura, Luis Planas, contro quella spinta sia dal governo Meloni che dal Pd di Maurizio Martina, attuale vicedirettore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
Il presidente del governo spagnolo è intervenuto ieri dalla sala plenaria della Fao nell’ambito della Nutrition Week 2026 con un potente discorso politico sulla fame come arma di guerra «molto più economica dei missili». Difesa del diritto internazionale, condanna della carestia a Gaza, appello all’empatia. La platea ha accolto il discorso con lunghi applausi ma prima di concludere il premier ha ricordato l’altro motivo per cui si è spinto fino a sotto il soffitto maiolicato del Palazzo Fao: «Presentiamo un solido candidato alla presidenza come Planas, sono sicuro che rappresenti i valori della maggioranza dei Paesi presenti in sala». E in sala sono presenti tutti gli attori di questo duello per la successione del cinese Qu Dongyu, che lascerà l’incarico nel 2027: in prima fila, a pochi banchi di distanza, siedono infatti sia Planas che Martina, che applaude alle parole di Sánchez per poi buttare giù con un bicchiere d’acqua il boccone amaro di una candidatura che sta creando non pochi imbarazzi sia al governo Meloni che al Pd che ai socialisti europei. Da Bruxelles, attraverso Maria Panayiotou, ministra cipriota dell’Agricoltura e presidente di turno dell’Ue, è arrivato un messaggio di richiamo: «Abbiamo concordato che questa è una posizione strategica per l’Unione e abbiamo convenuto che sarà importante per noi avere un candidato europeo». Un candidato unico insomma e non tre, perché a Planas e Martina si aggiunge anche l’ufficializzazione dell’irlandese Phil Hogan.
Un grosso guaio all’Aventino sul quale, dopo la lettera alla Ue delle scorse settimane per criticare le mosse del governo spagnolo, è tornato a intervenire ieri il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a margine del Consiglio Agrifish a Bruxelles rivendicando «un candidato autorevole» e ricordando che «siamo molto sottodimensionati a livello europeo. Nel tempo l’Italia non ha avuto gli spazi che merita per il peso e per la forza economica».
E mentre c’è chi sospetta che dietro al mancato incontro di Sánchez con la premier Meloni ci sia proprio il dissapore sulla Fao, l’assalto spagnolo alle agenzie Onu con sede a Roma non si limita alla sola presidenza: il socialista ha sostenuto ieri anche il rinnovo del mandato di Alvaro Lario a capo del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo. «Due spagnoli qui sono troppi», vocifera qualcuno nei corridoi. Ma a Sánchez è difficile resistere come dimostrano le decine di dipendenti della Fao che lo hanno aspettato per salutarlo e scattare un selfie. In attesa dell’udienza di oggi con il Papa, che precede il viaggio di Prevost in Spagna dal 6 al 12 giugno, il premier ha incontrato ieri pomeriggio rappresentanti di aziende italiane e spagnole — da Fincantieri a Renfe, da Indra a Webuild — ricordando l’importanza di «stringere nuove alleanze nei settori strategici per contribuire a un’Europa più competitiva».