La difesa degli animali non era esattamente l’unico interesse. «C’era un legame davvero anomalo tra Brambilla, deputata e strana figura di divulgatrice, e l’ente cinofilia italiana che spendeva cifre spropositate per il programma Mediaset». Giulia Innocenzi è la giornalista che per Report ha aperto lo squarcio sul caso delle false fatturazioni. Le domande al centro dell’inchiesta dei pm milanesi, in effetti, erano già tutte lì.
Giulia, che cosa non quadrava dietro la nota passione animalista della ex ministra berlusconiana?
«Il nostro primo servizio è di un anno e mezzo fa. Ci colpì che Enci avesse dato circa mezzo milione di euro al format di Brambilla su Rete4 Dalla parte degli animali. Ora la Procura ci dice che sono addirittura …
La difesa degli animali non era esattamente l’unico interesse. «C’era un legame davvero anomalo tra Brambilla, deputata e strana figura di divulgatrice, e l’ente cinofilia italiana che spendeva cifre spropositate per il programma Mediaset». Giulia Innocenzi è la giornalista che per Report ha aperto lo squarcio sul caso delle false fatturazioni. Le domande al centro dell’inchiesta dei pm milanesi, in effetti, erano già tutte lì.
False fatturazioni per il programma “Dalla parte degli animali”: indagata Michela Vittoria Brambilla
Giulia, che cosa non quadrava dietro la nota passione animalista della ex ministra berlusconiana?
«Il nostro primo servizio è di un anno e mezzo fa. Ci colpì che Enci avesse dato circa mezzo milione di euro al format di Brambilla su Rete4 Dalla parte degli animali. Ora la Procura ci dice che sono addirittura 1 milione e 700mila, in 5 anni».
Facendo due calcoli?
«Considerando lo spazio preciso dedicato a quell’ente, vien fuori che la voce della deputata “costava” 5mila euro al minuto, un record».
Congeliamo le cifre, per ora. Non si trattava di generosità legata a un comune obiettivo?
«Eh no, non “comune”. C’era l’altra stranezza: lei ed Enci perseguono due scopi opposti. L’ente spinge alla compravendita dei cani di razza. La deputata, invece, sia nel programma tv, sia nel suo impegno da parlamentare, dice il contrario: adottateli nei canili, non andate a comprarli...»
E in Enci nessuno chiede conto?
«Sì, c’è malessere. A un certo punto, i soci obiettano: perché tanti soldi a un programma che va contro gli interessi di noi allevatori di cani?».
I pm sospettano che la partita di giro servisse al megacompenso di Brambilla. Ma lei non doveva essere retribuita da Mediaset?
«No. Le cose sono cambiate alla morte di Berlusconi. Quando, come ha ricostruito Report, Pier Silvio chiama Brambilla e dice: chiudo il programma. E lei cambia gioco: no, a Mediaset non costerà più nulla. E si cerca sponsor, produttori, tutto chiavi in mano».
I reati sono da accertare. Non resta l’inopportunità e anche il conflitto di interessi visto che la deputata guida l’Intergruppo parlamentare per gli animali?
«Sì, c’era un’incompatibilità, a prescindere dal business. Non a caso, a fronte di denunce delle associazioni ambientaliste, più o meno fondate a carico di Enci, Brambilla non ha mosso un dito, né promosso un solo accertamento».