Gli iter per la realizzazione di sei nuovi Cpr in Italia sono già partiti, annuncia il ministro dell'Interno Piantedosi in Parlamento. Sono ormai tre anni che il governo prova a realizzare il progetto ribadito decine di volte: un centro per il rimpatrio in ogni regione, ricetta miracolosa secondo il Viminale per aumentare la quota di rimpatri che il centro in Albania non contribuisce minimamente a far alzare.
I sei nuovi Cpr, individuati uno in Campania, due in Trentino, uno in Calabria, uno in Toscana e uno in Emilia-Romagna, dovrebbero mettere a disposizione delle procedure di rimpatrio coatto diverse centinaia di posti mentre altri 160 verranno ottenuti ampliando i Cpr già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio.
Ma anche questa volta, regione per regione, amministrazioni locali, associazioni, cittadini, sono pronti alle barricate contro questi Cpr che nessuno, tranne il governo, vuole e su cui anche tante amministrazioni di centrodestra sono in difficoltà.
L'ultimo stop l'ha detto …
Gli iter per la realizzazione di sei nuovi Cpr in Italia sono già partiti, annuncia il ministro dell'Interno Piantedosi in Parlamento. Sono ormai tre anni che il governo prova a realizzare il progetto ribadito decine di volte: un centro per il rimpatrio in ogni regione, ricetta miracolosa secondo il Viminale per aumentare la quota di rimpatri che il centro in Albania non contribuisce minimamente a far alzare.
I sei nuovi Cpr, individuati uno in Campania, due in Trentino, uno in Calabria, uno in Toscana e uno in Emilia-Romagna, dovrebbero mettere a disposizione delle procedure di rimpatrio coatto diverse centinaia di posti mentre altri 160 verranno ottenuti ampliando i Cpr già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio.
Ma anche questa volta, regione per regione, amministrazioni locali, associazioni, cittadini, sono pronti alle barricate contro questi Cpr che nessuno, tranne il governo, vuole e su cui anche tante amministrazioni di centrodestra sono in difficoltà.
L'ultimo stop l'ha detto ieri la maggioranza del consiglio comunale di Trento. Il governatore Maurizio Fugatti già dall'autunno ha firmato con il ministro dell'Interno Piantedosi l'accordo per l'apertura di un nuovo Cpr a Piedicastello, l'amministrazione provinciale ha già formalizzato l'acquisizione di un'area tra la tangenziale e l'autostrada del Brennero e i lavori dovrebbero essere conclusi entro un anno ma ora la maggioranza in Comune dice no e chiede anzi il ritorno all'accoglienza diffusa.
Dal Trentino alla Campania. A Castel Volturno, dove Piantedosi ha previsto di realizzare un Cpr in quello che è attualmente un parco per la biodiversità, la cittadinanza ha deciso di scendere in piazza con una grande assemblea pubblica convocata oggi al Centro Fernandes con la presenza del governatore Roberto Fico e del vescovo di Caserta Pietro Lagnese.
Dice il suo no al Cpr anche la Toscana dove il centro per il rimpatrio dovrebbe sorgere a Pallerone di Aulla. Qui è stato lo stesso sindaco a muoversi e ad andare al Viminale ottenendo, a suo dire, un'interruzione dell'iter già avviato per costruire il Cpr per altro vicino ad un sito che contiene 50.000 tonnellate di rifiuti.
E nonostante il favore del governatore Occhiuto, anche la Calabria si muove per dire no alla realizzazione di un nuovo Centro per i rimpatri in una regione che ha già diverse strutture di prima accoglienza a cominciare da quella di Crotone, la cui gestione crea diversi problemi al territorio.
Infine c'è l'Emilia-Romagna. Qui il ministro Piantedosi non ha ancora svelato la location individuata limitandosi a confermare che anche la Regione ne avrà uno. Ma il governatore de Pascale e il sindaco di Bologna Lepore tagliano corto: "Non sappiamo di cosa parla, è la solita campagna elettorale".