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2 giugno, Pannofino: “Io sul palco del Colle, bella la festa fuori dal palazzo”

(ansa)

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“La decisione del capo dello Stato di stare tra la gente ha un forte valore simbolico: è quello che dovrebbe fare la politica per ascoltare i cittadini”
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Francesco Pannofino, voce narrante dei filmati che accompagneranno, in piazza del Quirinale, la celebrazione per la festa del 2 giugno, è impaziente: «Sarà un grande evento, speciale, diverso rispetto agli altri anni».

Niente ricevimento nei giardini ma un evento davanti al Quirinale con artisti e sportivi, quale immagine consegnerà questo 2 giugno?

«Fa bene il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a stare in mezzo alla gente. La sua decisione ha un valore simbolico importante: il Capo dello Stato esce dal palazzo per stare in piazza dove c’è la gente, può toccare con mano l’umore delle persone. Il potere politico non sta dentro il palazzo ma per strada, è quello che dovrebbero fare tutti, anche per non perdere di vista i sentimenti delle persone».

In che modo è stato coinvolto?

«Io ho prestato la voce a un documentario sulla storia della Repubblica, su quello che è successo dal dopoguerra ad oggi. Ci sono tutti gli eventi più importanti successi in Italia in questi ottant’a…

Francesco Pannofino, voce narrante dei filmati che accompagneranno, in piazza del Quirinale, la celebrazione per la festa del 2 giugno, è impaziente: «Sarà un grande evento, speciale, diverso rispetto agli altri anni».

Niente ricevimento nei giardini ma un evento davanti al Quirinale con artisti e sportivi, quale immagine consegnerà questo 2 giugno?

«Fa bene il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a stare in mezzo alla gente. La sua decisione ha un valore simbolico importante: il Capo dello Stato esce dal palazzo per stare in piazza dove c’è la gente, può toccare con mano l’umore delle persone. Il potere politico non sta dentro il palazzo ma per strada, è quello che dovrebbero fare tutti, anche per non perdere di vista i sentimenti delle persone».

In che modo è stato coinvolto?

«Io ho prestato la voce a un documentario sulla storia della Repubblica, su quello che è successo dal dopoguerra ad oggi. Ci sono tutti gli eventi più importanti successi in Italia in questi ottant’anni. Penso che sarà uno spettacolo molto bello».

Ci sarà anche la diretta Rai dell’evento.

«È importante che la gente venga coinvolta, nessuno si ricorda più di quegli eventi, bisogna dare valore a quello che è successo dopo la guerra: la nascita della Repubblica ha dato la spinta per poter ripartire, poi c’è stato il boom economico. L’Italia è un paese pieno di difetti, è vero, ma è anche un paese che è arrivato ad oggi superando molti ostacoli».

Per esempio, quali sono le immagini più forti di questo documentario?

«Gli anni di piombo, anni terribili. Io avevo 19-20 anni e l’ambiente universitario era infrequentabile, politicizzato in modo sbagliato, non mi sentivo tranquillo e ho lasciato gli studi. Mio padre era carabiniere e io non lo dicevo a nessuno, avevo paura. Comunque ero giovane e pieno di speranze e andavo avanti per conto mio, ma ricordo che per strada si sparava».

Quale messaggio vuole trasmettere questo documentario?

«Che è importante non dimenticare i volti e le persone che hanno contribuito alla nascita della Repubblica. Per esempio, nel documentario, racconto di quando Alcide De Gasperi, nel 1946, durante la Conferenza di pace di Parigi disse: “Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”. Ci sono poi molte bellissime immagini di repertorio».

Spazio anche al voto delle donne?

«Certo, è parte integrante di questo documentario il momento in cui finalmente il voto viene aperto alle donne. Ma oggi non tutto è stato compiuto, qualche passo in avanti è stato fatto ma penso che ancora non si è arrivati a una parità vera. Adesso è ancora un po’ tutto finto, non capisco perché le donne a parità di lavoro debbano guadagnare di meno. Molte mie amiche mi dicono che è ancora così, ma almeno la strada è stata avviata».

Di mattina ci sarà la parata. Ha visto le immagini dei cavalli fuggiti e al galoppo in giro per Roma? Si parte male?

«Mi ha fatto molto ridere. I cavalli si spaventano, sono molto paurosi, anche quelli ammaestrati. Una volta giravo una scena di un film ed è arrivato un fonico con il microfono peloso tra le mani. Il cavallo si è spaventato e si è imbizzarrito. Che ridere, un cavallo di due metri letteralmente impazzito e pensate che sono alti i cavalli del cinema».

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