✕

Il 2 giugno di Mattarella: “Felici di essere il frutto di tante migrazioni”

Ascolta l'audio

Il capo dello Stato dialoga con i giovani: no uomini soli al comando, l’allarme per gli affaristi della IA. “Fermare il ritorno della barbarie”
3 minuti di lettura

Lo preoccupano “gli uomini soli al comando”. L’attacco alle corti internazionali. I monopolisti senza regole dell’intelligenza artificiale. Ma è anche pieno di ottimismo sull’Italia che verrà. Ha fiducia nei giovani, a cui concede una lunga intervista, in onda su Rai Uno, che è un po’ la summa del suo pensiero. Di un uomo di quasi 85 anni colmo di passione civile che se fosse in Parlamento affronterebbe il problema della denatalità. E che ritiene l’immigrazione una questione del tutto governabile, e non è un problema, perché, ricorda, “il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto: anzi siamo orgogliosi del popolo italiano”.

È il 2 giugno di Sergio Mattarella. Inizia all’Altare della patria, passa poi per la parata ai Fori imperiali, dalla Lancia Flaminia saluta la gente che lo applaude, mentre le Frecce tricolori solcano il cielo azzurro di Roma. Che festa della Repubblica è, 80 anni dopo? Il referendum vinto allora è …

Lo preoccupano “gli uomini soli al comando”. L’attacco alle corti internazionali. I monopolisti senza regole dell’intelligenza artificiale. Ma è anche pieno di ottimismo sull’Italia che verrà. Ha fiducia nei giovani, a cui concede una lunga intervista, in onda su Rai Uno, che è un po’ la summa del suo pensiero. Di un uomo di quasi 85 anni colmo di passione civile che se fosse in Parlamento affronterebbe il problema della denatalità. E che ritiene l’immigrazione una questione del tutto governabile, e non è un problema, perché, ricorda, “il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto: anzi siamo orgogliosi del popolo italiano”.

È il 2 giugno di Sergio Mattarella. Inizia all’Altare della patria, passa poi per la parata ai Fori imperiali, dalla Lancia Flaminia saluta la gente che lo applaude, mentre le Frecce tricolori solcano il cielo azzurro di Roma. Che festa della Repubblica è, 80 anni dopo? Il referendum vinto allora è stato “un atto di libertà senza precedenti”, spiega in un messaggio al capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano. A sera, in piazza del Quirinale, uno spettacolo con artisti e attori in diretta tv passa in rassegna la nostra storia. Ma per guardare avanti. Non indietro. Perché Repubblica significa democrazia. E la democrazia va difesa.

Nell’intervista con i giovani, “Ne parliamo con il presidente”, concede un po’ di sé. Ricorda il primo voto, nel 1963. “Ero compreso mentre mi recavo al seggio, avevo 22 anni e militavo in un partito. L’affluenza fu del 93 per cento”. Rivela la quotidianità al Quirinale, “impegnativa, talvolta faticosa, ma da questo osservatorio si conosce davvero bene il nostro Paese”. Christian Bernard, liceale, gli chiede del 2 giugno 1946. Cosa ha significato? “Il percorso è stato straordinario, perché ha trasformato un Paese devastato dalla guerra in uno dei più avanzati al mondo tra quelli sviluppati: la Repubblica ha corrisposto a quanto ci si attendeva in quel voto”.

Cosa pensa della Generazione Z? “Mi rifiuto di considerare attendibili le affermazioni che attribuiscono ai giovani la scarsa partecipazione”, precisa. “Il disagio e il distacco rispetto alla vita delle istituzioni è prevalentemente dovuto all’attenuarsi, qualche volta al venir meno, delle occasioni di confronto ravvicinato tra cittadini e istituzioni per affrontare, confrontandosi appunto, i temi generali del Paese. Questa mancanza di occasioni fa avvertire, particolarmente ai giovani, il distacco dalla vita istituzionale e non incoraggia la partecipazione”. Sembra un monito morale agli architetti della legge elettorale.

E qual è la crisi che più ricorda? “I missili sovietici a Cuba”. Il mondo – ricorda – è stato “davvero sull’orlo della guerra nucleare, per 48 ore parve che fosse inevitabile”. Fu evitata perché “non c’erano uomini soli al comando”. Se la prende anche con chi vuol demolire le Corti internazionali, “sarebbe un grave danno di civiltà, ma sono convinto che il tentativo non riuscirà: la coscienza dei popoli, particolarmente dei giovani, è più forte”. Difende il multilateralismo. “Lo si vuol accantonare, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un ritorno indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali”.

E se fosse in Parlamento oggi? Da dove comincerebbe? “Partirei dalla denatalità”. Bisogna fare le riforme come negli anni 70, dice. Cita quella sulla riforma del diritto di famiglia. “Ha rimosso normative retrograde, alcune di sapore barbarico”.

Non può mancare un passaggio sull’intelligenza artificiale. Può condizionare l’opinione pubblica? Menziona l’ultima enciclica del Papa. “Siamo di fronte a un bivio. Da un lato grandi vantaggi per ricerca, salute”. Ma lo preoccupa la concentrazione “in pochissime mani”. E la critica ai “monopolisti” che dicono “ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà”: non possiamo consentirlo. Sono soggetti che rifiutano regole e controlli”. Perciò “servono regole globali”.

Sara Curtis, nuotatrice, gli domanda degli italiani di seconda generazione che eccellono nello sport. “Governare e rendere gestibile il fenomeno dell’immigrazione di grande dimensione riguarda tutti i paesi più sviluppati nel mondo. L’immigrazione non è un fatto nuovo, né transitorio. Dall’emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica degli Albanesi nel meridione d’Italia. Il nostro popolo è il risultato di tanti apporti, e il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto. So bene che vi sono alcuni fenomeni di disagio su base etnica, ma appartengono alla patologia della società. Io sono molto ottimista per il futuro, decisamente ottimista. Ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali”.

Leggi i commenti