Livia Ottolenghi, professoressa alla Sapienza e medico, è da febbraio la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Sulla sua scrivania, i numeri che stanno per essere diffusi: «Dall’inizio dell’anno abbiamo avuto almeno due atti di antisemitismo al giorno, non solo sui social ma anche aggressioni fisiche. Riusciamo a fare una vita “normale” solo sotto la protezione costante dello Stato e delle sue istituzioni che ringraziamo. Non possiamo abituarci a questo».
Non crede che ci sia una correlazione tra le azioni del governo di Israele e l’aumento dell’antisemitismo?
«C’è la tendenza di attribuire quello che fa il governo Netanyahu alla recrudescenza dell’antisemitismo, però secondo me è fuorviante. Dare una ragione e una legittimazione a questa cosa è una delle tante scuse che vengono utilizzate come schermo: impedisce di vedere quello che accade veramente, sia nel nostro Paese che a livello internazionale».
Lei parla di uno “schermo” ma persino Donald Trump, in una dura …
Livia Ottolenghi, professoressa alla Sapienza e medico, è da febbraio la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Sulla sua scrivania, i numeri che stanno per essere diffusi: «Dall’inizio dell’anno abbiamo avuto almeno due atti di antisemitismo al giorno, non solo sui social ma anche aggressioni fisiche. Riusciamo a fare una vita “normale” solo sotto la protezione costante dello Stato e delle sue istituzioni che ringraziamo. Non possiamo abituarci a questo».
Non crede che ci sia una correlazione tra le azioni del governo di Israele e l’aumento dell’antisemitismo?
«C’è la tendenza di attribuire quello che fa il governo Netanyahu alla recrudescenza dell’antisemitismo, però secondo me è fuorviante. Dare una ragione e una legittimazione a questa cosa è una delle tante scuse che vengono utilizzate come schermo: impedisce di vedere quello che accade veramente, sia nel nostro Paese che a livello internazionale».
Lei parla di uno “schermo” ma persino Donald Trump, in una dura telefonata riportata da Axios, avrebbe detto a Netanyahu “per colpa tua tutto il mondo odia Israele”. Trump, non è un attivista della Flotilla…
«L’ho letto anche io. Però il passaggio logico della colpa è sempre questo, a cerchi concentrici: Netanyahu, tutti gli israeliani, poi tutti gli ebrei, infine anche i non-ebrei che prendono certe posizioni contro il mainstream. Questa semplificazione così apparentemente logica dell’antisemitismo fa comodo a tutti, ma mi sembra troppo israelo-centrica per essere vera».
Oggi avete organizzato un convegno per parlare del dl contro l’antisemitismo. Il passaggio al Senato ha prodotto lacerazioni e polemiche, il centrosinistra non l’ha votato. Dicono che impedisca le critiche legittime a Israele e al sionismo. Come replica?
«Innanzitutto, vorrei sottolineare che diversi esponenti della sinistra hanno appoggiato e sostenuto questo ddl. Sulla possibilità di criticare Israele, direi che questo si può sfatare andando a leggere la definizione di antisemitismo dell’Ihra. È scritto a chiare lettere che criticare Israele non è antisemitismo, purché ovviamente si utilizzino termini e narrative che valgono per tutti gli altri Stati».
Si può parlare di colonie illegali, di apartheid, di occupazione militare senza che essere giudicati antisemiti?
«Nessuno nega la libertà di espressione. Si può criticare l’occupazione militare, criticare le scelte di un governo. Già quando si comincia a parlare di apartheid è diverso, perché la situazione deve essere reale. C’è il godimento dei diritti universali in Israele, ci sono membri arabi della Knesset. Se si utilizza il termine nazisti, è un altro caso di mistificazione storica».
E genocidio?
«Nessuno nega che ci siano stati e ci siano dei morti, c’è una guerra in corso con le sue terribili conseguenze. Ma il genocidio è un’altra cosa. Questa guerra è iniziata da una azione orribile compiuta da Hamas il 7 ottobre, ma l’antisemitismo ha avuto un picco proprio a ottobre 2023, quando ancora l’Idf non aveva iniziato alcuna azione sul campo».
C’è un divorzio definitivo tra la sinistra e gli ebrei italiani?
«Non nego che ci sia una difficoltà con alcuni dei partiti della sinistra, ma non mi sento di essere così tranchant. Ho notato anche posizioni diverse di una parte del centrosinistra, che hanno portato a voti a favore del ddl in Senato».
Qual è la vostra priorità?
«Avere questa legge».
Perché è così importante?
«Perché è un segnale ed è giusta. Inoltre, è stato tolto il carattere sanzionatorio e dà una cornice a tutte le attività, culturali ed educative, di contrasto all’antisemitismo».
C’è stato un picco di critiche dopo le immagini scioccanti degli equipaggi della Flotilla, trattati in modo degradante e al limite della tortura. Che effetto le hanno fatto?
«Ho criticato in una dichiarazione ufficiale quel video. Tra l’altro anche dentro Israele ci sono state proteste, non solo delle opposizioni, ma da parte del primo ministro e del ministro degli Esteri. Sono scene che non fanno onore a nessuno. Ma perché non c’è stata la stessa reazione di fronte a quello che hanno subito gli attivisti all’arrivo in Spagna o in Grecia, o la missione della Flotilla via terra in Libia? Nessuno ne ha parlato».
Erri De Luca è stato travolto dalle critiche per aver difeso Israele e il sionismo. Come l’ha vissuta questa polemica?
«L’ho vissuta come una manifestazione di apertura, la constatazione che è ancora possibile parlare liberamente. De Luca è una persona che ha una cultura vasta, non ha detto cose particolarmente rivoluzionarie. Non ha negato che sia una tragedia quello che sta avvenendo, ma ha ribadito semplicemente che Israele ha il diritto di esistere e ha messo in dubbio il genocidio. Ho sentito anche Luigi Manconi parlare della scomparsa della cordialità nel dialogo, a me piace molto questo concetto: garantire degli spazi di confronto, invece qui abbiamo smesso di ascoltarci. Su Francesco De Gregori c’è stato un diluvio di attacchi offensivi, mi ha fatto impressione».