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Luongo: “Più carabinieri tra la gente, così sconfiggeremo il clima di paura”

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Parla il comandante generale: “Stiamo riorganizzando le nostre stazioni per garantire maggior sicurezza”
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“Si sconfigge il clima di insicurezza quando lo Stato e le istituzioni sono presenti, sanno ascoltare e risolvono i problemi, privando le reti criminali di potere e consenso. Per questo motivo vogliamo che i carabinieri tornino al centro delle piazze e delle comunità, intercettando precocemente ogni segnale di disagio per generare quella fiducia che è l’antidoto primario alla paura”. Il generale Salvatore Luongo da un anno e mezzo è al vertice dell’Arma: figlio di un maresciallo, è cresciuto in una stazione di provincia e conosce bene quello che i cittadini chiedono ai carabinieri. E ora porta avanti una serie di riforme organizzative, tecnologiche e formative per potenziare ulteriormente l’attività sul territorio, con meno burocrazia e più militari nelle strade.

La principale richiesta degli italiani è la sicurezza. Lei sta portando avanti una grande trasformazione per rendere i carabinieri ancora più vicini alla gente. Quali sono i capisaldi?

“Il nostro caposaldo è l’aver intrapreso…

“Si sconfigge il clima di insicurezza quando lo Stato e le istituzioni sono presenti, sanno ascoltare e risolvono i problemi, privando le reti criminali di potere e consenso. Per questo motivo vogliamo che i carabinieri tornino al centro delle piazze e delle comunità, intercettando precocemente ogni segnale di disagio per generare quella fiducia che è l’antidoto primario alla paura”. Il generale Salvatore Luongo da un anno e mezzo è al vertice dell’Arma: figlio di un maresciallo, è cresciuto in una stazione di provincia e conosce bene quello che i cittadini chiedono ai carabinieri. E ora porta avanti una serie di riforme organizzative, tecnologiche e formative per potenziare ulteriormente l’attività sul territorio, con meno burocrazia e più militari nelle strade.

La principale richiesta degli italiani è la sicurezza. Lei sta portando avanti una grande trasformazione per rendere i carabinieri ancora più vicini alla gente. Quali sono i capisaldi?

“Il nostro caposaldo è l’aver intrapreso un’innovazione che non sia solo tecnologica, ma un profondo rinnovamento culturale. Questa trasformazione, pur guardando al futuro, si fonda sulla volontà di mantenere saldi i valori che l’Arma coltiva da 212 anni. Tali valori non si esprimono solo a parole, ma si concretizzano nei comportamenti quotidiani e nel senso del dovere di ogni militare. Tutto il nostro apparato organizzativo e operativo poggia su quella che definiamo la filiera della fiducia: un legame profondo che nasce dalla lealtà e dalla trasparenza interna per trasformarsi in uno sguardo protettivo verso ogni famiglia italiana. Solo un’Arma che coltiva la fiducia reciproca al proprio interno e si fida di sé stessa può essere davvero credibile e autorevole agli occhi del Paese. Su queste fondamenta, puntiamo a snellire la burocrazia per liberare il carabiniere dagli uffici e riportarlo fisicamente tra le nostre comunità”.

Il rapporto tra cittadini e carabinieri si incardina sulle oltre cinquemila stazioni. Come intende rafforzarle?

“Le nostre stazioni e tenenze formano un sistema integrato e dinamico di presidio, che copre l’intero territorio nazionale. Per ottimizzare il nostro dispositivo, abbiamo progettato una riconfigurazione in chiave moderna delle stazioni, distinguendole in “operative” e “presidiarie”, alleggerendo quest’ultime da alcune incombenze per renderle più vicine ai cittadini. L’obiettivo strategico di questo riassetto è anche il potenziamento della componente Radiomobile, il nostro servizio di pattugliamento h24 nelle comunità. Rafforzare i nuclei radiomobili è diventato cruciale: la loro dinamicità ci assicura un’efficace azione di pronto intervento in tutte le aree, garantendo una risposta immediata anche nelle situazioni più gravi”.

Quella che si avverte oggi è soprattutto una percezione di insicurezza, più forte nelle metropoli. Come si sconfigge il clima di paura?

“Occorre fare una distinzione tra la sicurezza reale, basata sui dati statistici di reati che sono in gran parte in calo, e la percezione di insicurezza, che alimenta il clima di paura. Per abbassare la soglia dell’allarme sociale, il controllo del territorio resta la nostra principale forma di prevenzione, ma sconfiggere la paura richiede soprattutto una profonda rassicurazione sociale. La sicurezza non è solo contrasto al crimine, ma la capacità di esserci, di dare una risposta concreta e di mostrare un volto umano al cittadino. Per questo motivo stiamo semplificando le procedure operative: vogliamo che i carabinieri tornino al centro delle piazze e delle comunità, intercettando precocemente ogni segnale di disagio”.

La gente si aspetta di trovare nei carabinieri professionalità. Come state rivedendo la formazione dei militari per mantenere vivi i valori dell’Arma nel cambiamento dei tempi?

“La formazione non è un passaggio formale, ma è diventata un’esigenza operativa che va alimentata in un ciclo continuo e flessibile. Per unire teoria e concretezza, abbiamo introdotto un modello di training on the job, permettendo ai frequentatori dei corsi di perfezionamento di acquisire esperienza operativa direttamente sul campo nelle compagnie e nelle stazioni. Parallelamente, stiamo investendo con grande convinzione nel benessere psico-fisico del personale tramite i “Nuclei di psicologia per la formazione”, con l’obiettivo di sviluppare il pensiero critico e fornire ai nostri giovani gli strumenti per governare scenari sempre più ibridi e complessi”.

Lei ha introdotto un nuovo codice etico: quali sono gli elementi chiave?

“L’Arma sta elaborando il proprio codice etico, che non sarà un semplice insieme di rigide regole, bensì un compendio di valori etici condivisi, incardinati su trasparenza, integrità e responsabilità. Il cuore di questo documento è la promozione di un agire etico saldo e costante, che guidi l’operato del Carabiniere verso il servizio esclusivo per le comunità. Si tratta di interiorizzare una profonda etica della responsabilità che aiuti a compiere anche le scelte più difficili per il bene comune, passando una volta per tutte “dall’Io al Noi”. Solo su questa coerenza si fonda la fiducia delle istituzioni e dei cittadini”.

Ai nuovi ufficiali ha fatto un discorso quasi da startup. Quale è lo stimolo che vuole trasmettergli?

“Ai nostri giovani chiedo di non essere semplici esecutori, ma veri e propri motori di innovazione. Per questo abbiamo puntato sulla “degerarchizzazione del talento”, attivando ad esempio la piattaforma online IdeArma, che raccoglie idee e proposte di miglioramento provenienti dai carabinieri di ogni grado. Voglio trasmettere ai nostri comandanti la consapevolezza che la disciplina non esclude l’ascolto e che anche l’errore deve essere vissuto come un’opportunità di crescita anziché un fallimento da nascondere. Un ambiente di lavoro aperto e proattivo favorisce l’adozione di decisioni coraggiose e resilienti”.

Le statistiche evidenziano un buco negli organici consistente e un’età media molto elevata. A che punto siamo?

“Oggi l’Arma sconta una carenza organica strutturale e un’età media del personale che si attesta intorno ai 43 anni, eredità dei prolungati tagli al turnover decisi negli scorsi anni. Tuttavia, con le attuali politiche governative che prevedono il ripristino del turnover al 100 per cento per il 2026, conseguiremo il pieno organico per il ruolo appuntati e carabinieri entro la fine del 2027, abbassando anche l’età media. Abbiamo inoltre indetto, per la prima volta, concorsi straordinari per 400 marescialli a nomina diretta: sono destinati a giovani laureati sotto i 28 anni, per contrastare il deficit nel ruolo ispettori. Valutiamo anche soluzioni altamente innovative come l’istituzione del “carabiniere ausiliario della riserva volontaria” per i giovani dai 17 ai 26 anni: un bacino fresco per abbassare ulteriormente l’età media e rafforzare le sinergie tra società civile e mondo militare”.

Ci sono in corso programmi di innovazione tecnologica per ridurre il peso della burocrazia. Che risultati avete ottenuto?

“La trasformazione digitale dell’Arma è massiccia. In collaborazione con PagoPA, stiamo integrando la denuncia di smarrimento sull’App IO: un progetto che permetterà di alleggerire le stazioni consentendo al cittadino di presentare denuncia tramite gli smartphone. Questo garantirà il recupero di oltre un milione di ore-lavoro e un risparmio stimato a regime in 61 milioni di euro all’anno. Sul fronte analitico e gestionale abbiamo completato la migrazione dei nostri sistemi documentali in cloud del Polo Strategico Nazionale e impieghiamo sistemi avanzati di Intelligenza Artificiale - come il software S.W.O.A.D.S. per le opere d’arte rubate - per potenziare le capacità di indagine. Abbiamo introdotto la piattaforma Google Workspace, che ha in sé applicazioni che ci consentono di velocizzare i flussi di lavoro. Altra novità è la condivisione dei dati attraverso un sistema che mette in rete i sistemi delle banche dati, per ora all’interno dell’Arma con l’applicativo Teseo”.

I carabinieri sono una forza di polizia militare che contribuisce alla difesa del Paese. Quale è la strategia per potenziare le vostre capacità contro le minacce esterne?

“Per il concorso alla Difesa Integrata del Territorio nazionale abbiamo costituito una “brigata di formazione" con tre Reggimenti modulari, capaci di operare con assetti assimilabili alla fanteria leggera. Tuttavia, la nostra vera forza risiede nella straordinaria attività all’estero: oggi circa 400 Carabinieri operano in 21 teatri internazionali, dove esprimiamo la nostra leadership assoluta in due ambiti chiave. Il primo è lo stability policing, essenziale per ristabilire l’ordine e lo Stato di diritto nei Paesi in crisi, ruolo per cui la Nato ci riconosce come “Framework Nation” e polo d'eccellenza internazionale a Vicenza. Il secondo è la capacity building, ovvero il sostegno alla crescita e all’autonomia delle forze di sicurezza locali in aree nevralgiche come il Medio Oriente e l’Africa. Così facendo, operiamo come un prezioso strumento di “diplomazia tecnica”, integrando le strategie di sicurezza globali con lo sviluppo istituzionale dei Paesi partner”.

I nuovi conflitti e la guerra ibrida combattuta con la disinformazione prendono di mira anche le nostre istituzioni, come state sviluppando la risposta dell’Arma sul dominio digitale?

“Nell’attuale contesto di guerra ibrida stiamo potenziando al massimo la nostra infrastruttura tecnologica. Per rispondere in modo specifico al Cognitive Warfare, che usa la disinformazione digitale per manipolare e minare la coesione democratica, abbiamo creato una vera startup interna: una sezione per la fusione dell’intelligence territoriale, cyber e forense. Proteggiamo la nostra rete sette giorni su sette tramite un avanzato Security Operation Center. Infine, ci stiamo già preparando all’avvento dei computer quantistici: abbiamo recentemente sperimentato con successo la crittazione quantistica su una nostra rete in fibra ottica, potenziando le comunicazioni rendendole non intercettabili”.

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