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“Testimone inattendibile e adozione legittima”: le carte che fugano i dubbi sulla grazia a Minetti

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Passata al setaccio la vita recente della coppia: fondamentale per i magistrati l’assenza di elementi che facciano pensare ad altri reati
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Nel parere definitivo che la Procura generale di Milano ha inviato al ministro della Giustizia ci sono quattro pilastri che giustificano, per i magistrati, la grazia concessa a Nicole Minetti. Il primo è un’adozione ritenuta pienamente regolare. Il secondo è la condizione di un bambino gravemente malato che da anni si sottopone a cure specialistiche negli Stati Uniti e che necessita della presenza della madre. Il terzo è un percorso di vita diverso rispetto a quello che aveva portato alla condanna nel processo Ruby. Il quarto è forse il più importante dopo le polemiche delle ultime settimane: «l’inattendibilità della testimone principale», come si legge negli atti, cioè la massaggiatrice che aveva raccontato dei festini con droga ed escort nella villa di Cipriani in Uruguay al Fatto Quotidiano. È questo il quadro che emerge dalle circa duemila pagine di documenti che la Procura generale di Milano ha trasmesso al ministero della Giustizia e che ieri dal gabinetto del ministro Carlo Nor…

Nel parere definitivo che la Procura generale di Milano ha inviato al ministro della Giustizia ci sono quattro pilastri che giustificano, per i magistrati, la grazia concessa a Nicole Minetti. Il primo è un’adozione ritenuta pienamente regolare. Il secondo è la condizione di un bambino gravemente malato che da anni si sottopone a cure specialistiche negli Stati Uniti e che necessita della presenza della madre. Il terzo è un percorso di vita diverso rispetto a quello che aveva portato alla condanna nel processo Ruby. Il quarto è forse il più importante dopo le polemiche delle ultime settimane: «l’inattendibilità della testimone principale», come si legge negli atti, cioè la massaggiatrice che aveva raccontato dei festini con droga ed escort nella villa di Cipriani in Uruguay al Fatto Quotidiano. È questo il quadro che emerge dalle circa duemila pagine di documenti che la Procura generale di Milano ha trasmesso al ministero della Giustizia e che ieri dal gabinetto del ministro Carlo Nordio sono partite verso il Quirinale. Un fascicolo riaperto dopo le rivelazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano e concluso con la conferma del parere favorevole già espresso.

Il primo pilastro riguarda l’adozione. Nel documento inviato al ministero la Procura generale scrive che «non emergono irregolarità nel procedimento di adozione riconosciuto in Italia dal tribunale per i minorenni di Venezia». Dagli approfondimenti svolti in Uruguay non sono emersi elementi tali da mettere in discussione la procedura.

Il secondo riguarda le condizioni di salute del bambino. La Procura conferma infatti «il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children’s Hospital che richiede la presenza della madre in occasione dei controlli e terapie». C’è poi il tema delle visite effettuate in Italia nell’ambito della procedura di adozione. Dagli accertamenti sarebbe emerso che molti dei contatti con gli specialisti italiani avvennero durante la pandemia, quando Minetti si trovava negli Stati Uniti per seguire il percorso terapeutico del bambino. Per questo le valutazioni sarebbero state effettuate prevalentemente a distanza.

Il terzo pilastro è rappresentato dal percorso personale dell’ex consigliera regionale. La Procura generale evidenzia infatti che «non vi sono segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in indagini in Uruguay e in Spagna». E aggiunge che «è confermato il volontariato in Italia e la presenza pressoché stabile salvo rientri per brevi periodi in Uruguay».

Ed è qui che si innesta il quarto pilastro, quello che risponde alle accuse emerse dopo la grazia. Per la Procura generale, infatti, le accuse sui presunti festini risultano «smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai carabinieri da persone informate sui fatti». Una conclusione che arriva dopo l’ ascolto di almeno quattro testimoni e dopo una verifica approfondita delle dichiarazioni di Graciela Mabel De Los Santos Torres, la massaggiatrice uruguaiana che aveva raccontato al Fatto Quotidiano di presunte feste con droga e prostituzione nella residenza di José Cipriani. Secondo quanto emerge dagli atti, la donna sarebbe stata ritenuta inattendibile perché, nel giro di poche ore, avrebbe fornito due versioni differenti dei fatti, una ai giornalisti italiani e una a quelli uruguaiani. La procura ha deciso di non ascoltarla perché sono emerse una serie di incongruenze nelle date del suo racconto. Gli investigatori hanno infatti acquisito gli spostamenti internazionali di Minetti attraverso i dati dell’Interpol. Incrociando queste date con i contratti di lavoro della donna, la Procura è arrivata alla conclusione che le occasioni di contatto tra le due sarebbero state limitate. Di fatto, l’unico periodo compatibile con il racconto della massaggiatrice sarebbe quello compreso tra dicembre 2024 e gennaio 2025. Proprio su quelle settimane si sono concentrate le verifiche successive. Quattro testimoni indicati dalla difesa e sentiti dall’Interpol hanno confermato che nella residenza di Cipriani si sono svolte feste durante il periodo natalizio. Ma le hanno descritte come normali feste di famiglia, con bambini e parenti. Nessuno avrebbe riferito episodi riconducibili a escort, droga o incontri sessuali organizzati.

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