✕

Grazia a Minetti, il Quirinale conferma: “Nessuna segretezza inconsueta”

(ansa)

Ascolta l'audio

Nota del Colle sul caso: “La procura generale ha accertato dopo verifica che le notizie di stampa non corrispondono al vero”
2 minuti di lettura

La nota con cui il Quirinale conferma la grazia a Nicole Minetti arriva alle tre del pomeriggio. Nella tarda mattinata Sergio Mattarella ha finito di leggere le carte principali degli oltre duemila documenti contenuti nel fascicolo della Procura generale di Milano, arrivati via ministero della Giustizia: «Non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato» scrive, chiudendo così il caso. Era stato lui, il 27 aprile, a chiedere ai giudici di Milano di porre a verifica gli elementi contenuti nell’inchiesta giornalistica del Fatto. Il Quirinale era stato tratto in inganno? Non era quindi vero che Nicole Minetti aveva cambiato vita? Cinque settimane dopo i magistrati hanno confermato il parere positivo alla clemenza. E Mattarella concorda: «La Procura generale, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla c…

La nota con cui il Quirinale conferma la grazia a Nicole Minetti arriva alle tre del pomeriggio. Nella tarda mattinata Sergio Mattarella ha finito di leggere le carte principali degli oltre duemila documenti contenuti nel fascicolo della Procura generale di Milano, arrivati via ministero della Giustizia: «Non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato» scrive, chiudendo così il caso. Era stato lui, il 27 aprile, a chiedere ai giudici di Milano di porre a verifica gli elementi contenuti nell’inchiesta giornalistica del Fatto. Il Quirinale era stato tratto in inganno? Non era quindi vero che Nicole Minetti aveva cambiato vita? Cinque settimane dopo i magistrati hanno confermato il parere positivo alla clemenza. E Mattarella concorda: «La Procura generale, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero».

In tanti si erano chiesti se alla fine Mattarella avrebbe espresso pubblicamente il suo pensiero, o se si sarebbe limitato a prendere atto delle conclusioni esplicitate dal procuratore generale Francesca Nanni. Decide di non restare in silenzio, ribadendo «la propria fiducia nella magistratura». Ringrazia anche il ministro della Giustizia per avere accolto sollecitamente la sua richiesta di chiarimenti. Si espone, quindi. Segno che questa è vicenda che ha pesato. Del resto non era mai successo che un capo dello Stato chiedesse di riaprire l’istruttoria di una grazia in seguito a rivelazioni giornalistiche. «Il presidente della Repubblica ha preso atto con rispetto della conclusioni della Procura generale di Milano», precisa.

La voglia di spiegarsi nasce anche dalla necessità di respingere le critiche di chi aveva messo in discussione la scelta di perdonare una persona come Minetti, condannata per favoreggiamento della prostituzione. Una delle protagoniste del bunga bunga. Ci tiene a ribadirlo: un presidente della Repubblica però non si fa influenzare. Decide secondo coscienza. Caso per caso. Così è stato anche stavolta: «Si ricorda – per corretta e autentica informazione – che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti il presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia». Si è comportato sempre così.

La grazia è del 18 febbraio. Ma è venuta fuori solo a metà aprile, grazie a uno scoop di Mi manda Rai3, anticipato dal Fatto. Perché? Non è vero che si è voluta nascondere la notizia, spiegano al Colle. Anche la segretezza è spiegabile. E qui si nota un tono di amaro puntiglio: «Per opportuna informazione va aggiunto che, per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato da comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili – malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati – che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione». Mattarella da quando è in carica ha concesso 42 grazie. «Per 12 di esse vi è stato un comunicato», per gli altri 30 casi non è avvenuto «perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica osserva il rispetto del divieto della loro diffusione». Quest’ultima sottolineatura ha un sapore polemico: noi rispettiamo la privacy, altri non l’hanno fatto. Questa è stata la nostra bussola. Mattarella chiude così l’affaire Minetti. È sereno, assicurano lassù. Non scalfito dalle critiche. Guarda avanti.

Leggi i commenti