«Ma quale vittoria?», dice Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S all’Europarlamento. «Presentare la deroga al Patto di stabilità sull’energia come un risultato straordinario del governo è un tentativo di ingannare cittadini e imprenditori».
Perché è così scettico?
«La Commissione apre a una flessibilità di 13-14 miliardi di euro in tre anni per fare esattamente ciò che Giorgia Meloni non ha mai voluto fare: gli investimenti green. Sento e vedo tutti i giorni i colleghi di FdI all’Eurocamera negare il cambiamento climatico e sminuire l’urgenza di una autonomia energetica da realizzare attraverso le rinnovabili. Ora ottengono spazio fiscale per le misure che spesso bocciano a Bruxelles. In più, è tutto l’impianto del Patto di stabilità che andrebbe rivisto».
L’esecutivo però può utilizzare la clausola per coprire voci già previste in bilancio e così liberare spazio fiscale per altri interventi.
«E quali sarebbero queste voci? Escludiamo che la premier avesse accantonato 14 miliardi…
«Ma quale vittoria?», dice Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S all’Europarlamento. «Presentare la deroga al Patto di stabilità sull’energia come un risultato straordinario del governo è un tentativo di ingannare cittadini e imprenditori».
Perché è così scettico?
«La Commissione apre a una flessibilità di 13-14 miliardi di euro in tre anni per fare esattamente ciò che Giorgia Meloni non ha mai voluto fare: gli investimenti green. Sento e vedo tutti i giorni i colleghi di FdI all’Eurocamera negare il cambiamento climatico e sminuire l’urgenza di una autonomia energetica da realizzare attraverso le rinnovabili. Ora ottengono spazio fiscale per le misure che spesso bocciano a Bruxelles. In più, è tutto l’impianto del Patto di stabilità che andrebbe rivisto».
L’esecutivo però può utilizzare la clausola per coprire voci già previste in bilancio e così liberare spazio fiscale per altri interventi.
«E quali sarebbero queste voci? Escludiamo che la premier avesse accantonato 14 miliardi per le politiche verdi. Noi nel bilancio di quest’anno non abbiamo visto finanziamenti programmati per la transizione, gli incentivi all’elettrico e la mobilità sostenibile. Tutti processi che in Europa la presidente del consiglio si è impegnata a ostacolare».
Il 6 giugno scade l’ultimo taglio sulle accise. Per l’Ue è “una misura socialmente ed economicamente inefficiente”. Concorda?
«È di fatto una spesa che non produce effetti economici positivi. Porta a bruciare soldi a debito, droga il mercato e ci rende più dipendenti dal fossile».
Quindi va confermata o abbandonata?
«Il governo dovrebbe valutare due alternative. La prima: un intervento selettivo sui prezzi dell’energia per le famiglie meno abbienti. La seconda: utilizzare la deroga concessa da Bruxelles per spingere le imprese, tramite incentivi, ad affidarsi di più alle rinnovabili».
Dove si prendono i soldi per lo sconto selettivo se non si può utilizzare la deroga?
«Da mesi insistiamo sulla necessità di una tassa sugli extraprofitti delle aziende petrolifere».
L’Italia ha ridotto la richiesta dei fondi Safe per l’acquisto di armi da 15 a 5 miliardi. È ancora troppo per voi?
«Il M5S è categorico: non un euro in più per la difesa in questo periodo. Ieri abbiamo presentato una mozione unitaria a prima firma del nostro Filippo Scerra con Pd, Avs e persino Iv per chiedere di riconsiderare anche gli impegni assunti in sede Nato sul riarmo».
La prossima settimana però tornerete a dividervi su Kiev quando bisognerà scrivere le risoluzioni sul Consiglio Ue?
«Sull’Ucraina troveremo una quadra perché tutti vogliamo che si arrivi alla fine della guerra ma il problema vero è Bruxelles. I tre commissari di Esteri, Economia e Difesa – Kaja Kallas, Valdis Dombrovskis e Andrius Kubilius – non hanno la sensibilità per capire che serve uno sforzo negoziale più forte per arrivare alla pace con la Russia».