ROMA - «E i soldi per la benzina chi ce li dà?», sbuffano dalla Lega. Non tutti brindano a destra, per la flessibilità concessa da Bruxelles sull’energia. I meloniani pubblicamente esaltano «la vittoria della premier», così ripetono i big della fiamma, da Tommaso Foti a Carlo Fidanza, a Ylenja Lucaselli. Dagli alleati di maggioranza trapelano invece reazioni opposte. Il Carroccio mastica amaro, se la prende con la solita matrigna Ue, che nemmeno stavolta «ci ha davvero aiutato». I colonnelli di Matteo Salvini spargono sottotraccia velenose sintesi sull’esito della trattativa, antitetiche rispetto a quelle di FdI: «Ma quale svolta, gli effetti purtroppo li vedremo solo nel lungo periodo, mentre l’emergenza è adesso. Come interveniamo sulla benzina?». Il capodelegazione leghista all’Eurocamera, Paolo Borchia, accoglie sì le «prime, pur tardive, aperture» della Commissione, ma mette a verbale che «le deroghe per il green» concesse «non possono riassorbire i continui shock energetici», in…
ROMA - «E i soldi per la benzina chi ce li dà?», sbuffano dalla Lega. Non tutti brindano a destra, per la flessibilità concessa da Bruxelles sull’energia. I meloniani pubblicamente esaltano «la vittoria della premier», così ripetono i big della fiamma, da Tommaso Foti a Carlo Fidanza, a Ylenja Lucaselli. Dagli alleati di maggioranza trapelano invece reazioni opposte. Il Carroccio mastica amaro, se la prende con la solita matrigna Ue, che nemmeno stavolta «ci ha davvero aiutato». I colonnelli di Matteo Salvini spargono sottotraccia velenose sintesi sull’esito della trattativa, antitetiche rispetto a quelle di FdI: «Ma quale svolta, gli effetti purtroppo li vedremo solo nel lungo periodo, mentre l’emergenza è adesso. Come interveniamo sulla benzina?». Il capodelegazione leghista all’Eurocamera, Paolo Borchia, accoglie sì le «prime, pur tardive, aperture» della Commissione, ma mette a verbale che «le deroghe per il green» concesse «non possono riassorbire i continui shock energetici», insomma «servono soluzioni a breve termine», per esempio sui carburanti. La Lega deve pure guardarsi dalla concorrenza a destra di Roberto Vannacci, che stronca gli aiuti brussellesi: «L’ennesimo debito sulle spalle di tutti per la truffa della transizione energetica».
Il tarlo è sempre il caro prezzi. Oggi pomeriggio si riunisce il Cdm, ma da palazzo Chigi escludono che sarà rinnovato in giornata il taglio delle accise. La misura, dopo l’ultimo rinnovo di fine maggio, scade sabato, il 6 giugno. Gran lavorio al Mef: c’è chi ancora ipotizza un decreto ministeriale (che non necessita del varo del consiglio dei ministri) intorno al 9 giugno, quando sarà disponibile l’extragettito Iva di maggio. Intanto per i redditi bassi è in dirittura d’arrivo un voucher mensile da 100 euro. Caricato sulla carta “Dedicata a te”, abbasserà il costo delle bollette.
Anche FI è irrequieta. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, arrivando a Montecitorio ieri era tranchant. Se la prendeva con la proposta di Salvini di riaprire al gas russo. Con toni per una volta tutt’altro che felpati: «È una str... Come diceva il film di Fantozzi? Una boiata pazzesca. Perché quando si parla di gas, non conta il prezzo di partenza, ma quello che arriva al distributore, c’è di mezzo il Ttf», il mercato di riferimento in Europa per lo scambio del metano. Il ministro azzurro non sprizza d’entusiasmo nemmeno per l’apertura della commissione von der Leyen, al contrario dei meloniani: «Devo ancora leggere il provvedimento, ma si tratta di risorse per gli investimenti, non per la benzina». E le accise, sarà rinnovato lo sconto? «Citofonate a Giorgetti». Anche Maurizio Gasparri sembra scontento: «La Ue deve avere più coraggio». Non è un caso se nella risoluzione di maggioranza sul Patto di stabilità, in discussione alla Camera e rinviata per dare precedenza al nucleare, il centrodestra preveda «nell’ipotesi di un ulteriore aggravamento» anche il ricorso «alla clausola di salvaguardia generale». Tradotto: la sospensione delle regole fiscali europee.
Quello sul gas russo non è l’unico attrito nell’esecutivo. Si litiga pure sul Pnrr. Alla riunione della cabina di regia a palazzo Chigi per l’ottava revisione del piano, il ministro delle Imprese Adolfo Urso sbotta contro la Ragioneria: «Troppi paletti, così la riforma per la razionalizzazione degli incentivi alle imprese non la portiamo a casa». Alla fine ci si affida a una cabina interministeriale. Ma le discussioni continuano. «Abbiamo un problema di rendicontazione, ci servono 700 milioni di fondi nazionali per la Zes», mette a verbale Tommaso Foti. Uno scambio contabile, con le risorse destinate alle imprese esodate di Transizione 5.0. «E perché?», chiede Urso. «Te l’ho già spiegato», ribatte Foti. Malumori e contrasti, mentre si cercano i soldi.