I super ambulatori sparsi sui territori: cosa sono e come funzionano le case di comunità
di Michele BocciSi potrebbero definire dei super ambulatori, anche se la definizione non è del tutto calzante. Le Case di Comunità erano previste dal Pnrr, che ha finanziato la costruzione dei muri. Con la scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza teoricamente tutte le Case di Comunità dovrebbero essere pronte. E invece molte Regioni sono indietro. E spesso questo avviene perché manca il personale. La nuova convenzione nazionale di questi professionisti prevede che chi ha almeno 1.500 pazienti (cosiddetti “massimalisti”) non lavori nella case di comunità. E visto che c’è carenza di medici di famiglia, finisce che sono in tantissimi ad avere 1.500 assistiti. Alcune Regioni hanno fatto accordi locali per avere comunque un po’ di disponibilità oraria, altre invece sono in difficoltà. Servono risorse per il personale, visto che il Pnrr finanziava solo la realizzazione delle strutture.
Si potrebbero definire dei super ambulatori, anche se la definizione non è del tutto calzante. Le Case di Comunità erano previste dal Pnrr, che ha finanziato la costruzione dei muri. Con la scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza teoricamente tutte le Case di Comunità dovrebbero essere pronte. E invece molte Regioni sono indietro. E spesso questo avviene perché manca il personale. La nuova convenzione nazionale di questi professionisti prevede che chi ha almeno 1.500 pazienti (cosiddetti “massimalisti”) non lavori nella case di comunità. E visto che c’è carenza di medici di famiglia, finisce che sono in tantissimi ad avere 1.500 assistiti. Alcune Regioni hanno fatto accordi locali per avere comunque un po’ di disponibilità oraria, altre invece sono in difficoltà. Servono risorse per il personale, visto che il Pnrr finanziava solo la realizzazione delle strutture.
Le strutture
L’idea di partenza prevedeva che nelle strutture lavorassero medici di famiglia, pediatri, specialisti, infermieri, assistenti sociali. Che ci fosse la guardia medica e attrezzature per diagnostica leggera. Le Case di Comunità diventano così un polo assistenziale sul territorio in grado di rispondere a molti bisogni e di conseguenza anche di ridurre la pressione sugli ospedali. Ci sono due tipi di strutture, quelle più grandi attive 24 ore, definite “hub”, e quelle aperte 12 ore, le “spoke”.
I ritardi
Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, ha registrato il grande ritardo nella realizzazione delle Case di Comunità. I dati sono della fine del 2025, quindi certamente un po’ migliorati ma non di molto. Le strutture previste sono 1.715, e nel secondo semestre dell’anno scorso quelle con almeno un servizio avviato erano 781, il 45%. Quelle con tutti i servizi obbligatori attivi sono però appena 66, meno del 4% del totale. E sono 219 le Case di Comunità dotate di tutti i servizi obbligatori però senza la presenza di medici e infermieri (circa il 13%).