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Sulla riforma elettorale primo strappo della destra: “Così Parlamento umiliato”

Scelto in commissione il testo base, la maggioranza accelera. Incontro tra Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni: faremo barricate
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Sono i binari paralleli della legge elettorale: il centrodestra va avanti a tambur battente, le opposizioni mettono a punto una strategia comune per intralciarne la fretta. E così, nel primo pomeriggio di ieri, mentre in commissione Affari costituzionali la maggioranza si votava da sola il Melonellum bis come testo base per la riforma, la segretaria Pd Elly Schlein, il presidente M5S Giuseppe Conte e i co-leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono confrontati in una riunione via Zoom sui prossimi passaggi parlamentari. Un mini-vertice di mezz’ora che i partecipanti hanno cercato in tutti i modi di tenere segreto per non mostrarsi, come la destra, impegnati in un dibattito “di palazzo” sul sistema di voto.

E del resto la tattica da adottare, a sinistra, è ancora lungi dall’essere definita. Il punto fermo – condiviso – è la contrarietà alla proposta del centrodestra: sbagliata nel metodo e nel merito. Condivise sono pure le buone intenzioni: una forma di “coordinamento” s…

Sono i binari paralleli della legge elettorale: il centrodestra va avanti a tambur battente, le opposizioni mettono a punto una strategia comune per intralciarne la fretta. E così, nel primo pomeriggio di ieri, mentre in commissione Affari costituzionali la maggioranza si votava da sola il Melonellum bis come testo base per la riforma, la segretaria Pd Elly Schlein, il presidente M5S Giuseppe Conte e i co-leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono confrontati in una riunione via Zoom sui prossimi passaggi parlamentari. Un mini-vertice di mezz’ora che i partecipanti hanno cercato in tutti i modi di tenere segreto per non mostrarsi, come la destra, impegnati in un dibattito “di palazzo” sul sistema di voto.

E del resto la tattica da adottare, a sinistra, è ancora lungi dall’essere definita. Il punto fermo – condiviso – è la contrarietà alla proposta del centrodestra: sbagliata nel metodo e nel merito. Condivise sono pure le buone intenzioni: una forma di “coordinamento” sulle modifiche in commissione ci sarà. Ma fino a che punto è ancora da capire. Di certo i tre partiti – con +Europa e Iv –presenteranno insieme degli emendamenti soppressivi, ovvero quelli mirati a cancellare del tutto il testo o una sua parte. Potrebbe invece essere più difficile proporre un modello alternativo. Conte vorrebbe mandare un segnale e depositare, tra gli emendamenti, una “contro-riforma”: proporzionale puro con le preferenze. Su carta è un assetto che da sempre non dispiace nemmeno ad Avs. Riccardo Magi di +Europa metterà sul piatto un Mattarellum. I dem invece esitano davanti all’idea stessa di indicare un sistema concorrente: «La nostra linea è un’altra: il parlamento deve essere impegnato a parlare dei problemi degli italiani, non di seggi e collegi», ragiona Marco Sarracino, responsabile Sud della segreteria.

Quale che sia il piano, andrà delineato quanto prima. E infatti la prossima settimana gli sherpa di Pd, M5S e Avs si vedranno per i dettagli operativi. Ieri la presidenza della commissione ha fissato la scadenza per gli emendamenti a giovedì prossimo, 11 giugno. La data inizialmente prospettata alle opposizioni era addirittura l’8 giugno, lunedì prossimo. Appena tre giorni dalla seduta (ieri) in cui è stato votato il testo base, e per giunta con il weekend nel mezzo. Tale è la smania di fare presto della maggioranza. «Una tempistica inaudita e provocatoria, stanno umiliando il parlamento», hanno sottolineato in una nota i capigruppo di minoranza in commissione Simona Bonafè, Filiberto Zaratti, Alfonso Colucci, Maria Elena Boschi, Riccardo Magi e Matteo Richetti. Il voto delle modifiche sarà condensato dal 16 al 23 giugno. Poi l’approdo in aula il 26. L’obiettivo del centrodestra – su spinta di Chigi – ormai è noto: primo ok alla Camera a luglio con tempi contingentati, approvazione definitiva al Senato con fiducia entro agosto. Tant’è che Lega, FI, FdI e Noi Moderati sarebbero orientati a non presentare emendamenti in commissione (del resto cadrebbero se si decidesse di andare in aula senza mandato al relatore) ma solo in assemblea. Alla luce delle audizioni dei giuristi, la maggioranza valuta soprattutto un ritocchino sui collegi uninominali di Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta: finora esclusi dal proporzionale e quindi dall’assegnazione del premio.

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