Onorevole Marco Sarracino, al Nazareno state stappando lo champagne?
«Sono personalmente e umanamente dispiaciuto e posso assicurare che nessuno del gruppo dirigente sta festeggiando. Dopodiché vanno messe in fila alcune questioni».
Cioè?
«Si va via quando si hanno visioni differenti. Ma quali battaglie portate avanti dalla segretaria non si condividono? Quelle economiche e sociali sul salario minimo, a favore di maggiori risorse per la sanità pubblica o contro l’autonomia differenziata? Non mi pare che chi è uscito abbia mostrato dei distinguo sulle lotte più importanti del Pd in questi ultimi tre anni».
Quindi per lei la politica estera è secondaria?
«Ma chi di noi in Parlamento ha mai ceduto sul sostegno all’Ucraina, chi non ha condannato la guerra folle di Putin? Anche su questo abbiamo una posizione nettissima».
Onorevole Marco Sarracino, al Nazareno state stappando lo champagne?
«Sono personalmente e umanamente dispiaciuto e posso assicurare che nessuno del gruppo dirigente sta festeggiando. Dopodiché vanno messe in fila alcune questioni».
Cioè?
«Si va via quando si hanno visioni differenti. Ma quali battaglie portate avanti dalla segretaria non si condividono? Quelle economiche e sociali sul salario minimo, a favore di maggiori risorse per la sanità pubblica o contro l’autonomia differenziata? Non mi pare che chi è uscito abbia mostrato dei distinguo sulle lotte più importanti del Pd in questi ultimi tre anni».
Quindi per lei la politica estera è secondaria?
«Ma chi di noi in Parlamento ha mai ceduto sul sostegno all’Ucraina, chi non ha condannato la guerra folle di Putin? Anche su questo abbiamo una posizione nettissima».
Ma diventata più ambigua per inseguire i 5S, come dice Picierno?
«Mi spiegassero senza una coalizione come dovremmo vincere le elezioni. È evidente che con il M5s non siamo d’accordo su tutto, altrimenti staremmo nello stesso partito. Ma noi abbiamo promesso agli elettori che non ci saremmo più presentati alle Politiche divisi come nel ‘22. Tra l’altro segnalo che con la nuova legge elettorale, che noi contrastiamo, la scelta sarà o con la destra di Meloni o con il campo progressista e riformista».
Vi contesta anche di aver snaturato il Pd in senso identitario.
«Tutti i partiti si candidano a guidare il Paese con un proprio punto di vista. Guardiamo al lavoro fatto da Schlein: ha preso un partito al 16% e l’ha portato al 24 delle Europee. E a proposito dei tempi in cui si faceva fatica a starci dentro, io ricordo il disagio che c’era con altri segretari. Non si poteva andar fuori da una fabbrica o una scuola, si rischiava di essere fischiati per le scelte di quel partito e di quel governo. Ma nemmeno allora ho condiviso la scelta di chi è uscito. Oggi abbiamo ricucitura con chi ci aveva voltato le spalle».
Intanto gli addii si moltiplicano e i riformisti soffrono. Che si fa?
«Intanto chiariamoci: io sono di sinistra e mi sento un riformista. Come lo è pure il Pd: significa voler cambiare in meglio le attuali strutture economiche e politiche attraverso le riforme. È un tratto identitario che applichiamo ovunque governiamo, ma con un’attenzione particolare alle diseguaglianze. A differenza del passato, quando il riformismo del vecchio Pd andava contro i poveri».
Non servirebbe più collegialità?
«Il Pd non è mai stato più unito di così. L’ha detto bene Filippo Sensi: le battaglie vanno fatte dentro. Dopo i ballottaggi terremo una direzione nazionale per analizzare il voto e le idee da portare al tavolo della coalizione».