✕

Il caso Picierno scuote il Pd. Schlein: dispiaciuta, vado avanti

Ascolta l'audio

La deputata europea strappa e passa con Renew ma punta a tenere la poltrona da vicepresidente del Parlamento
1 minuti di lettura

Cronaca di un addio annunciato. Minacciato per mesi, Pina Picierno ha varcato il Rubicone: lascia il Pd — ma non la vicepresidenza del Parlamento europeo dove il gruppo di S&D l’aveva confermata due anni fa — per aderire al Pde di Sandro Gozi che fa parte del gruppo macroniano di Renew.

«La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni», ha spiegato in una lunga intervista al Foglio. Intenzionata a restare al vertice dell’Assemblea di Strasburgo, nonostante la richiesta di dimissioni avanzata dai socialisti, sconcertati per una scelta che attiene a beghe interne al principale partito d’opposizione italiano ma che finisce per penalizzare la seconda famiglia più importante della Ue.

Sono le sette di sera quando Elly Schlein, intercettata dai cronisti, esce allo scoperto in fondo a una giornata di silenzio. «Sono molto dispiaciuta», si rammarica la segretaria, «noi …

Cronaca di un addio annunciato. Minacciato per mesi, Pina Picierno ha varcato il Rubicone: lascia il Pd — ma non la vicepresidenza del Parlamento europeo dove il gruppo di S&D l’aveva confermata due anni fa — per aderire al Pde di Sandro Gozi che fa parte del gruppo macroniano di Renew.

«La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni», ha spiegato in una lunga intervista al Foglio. Intenzionata a restare al vertice dell’Assemblea di Strasburgo, nonostante la richiesta di dimissioni avanzata dai socialisti, sconcertati per una scelta che attiene a beghe interne al principale partito d’opposizione italiano ma che finisce per penalizzare la seconda famiglia più importante della Ue.

Sono le sette di sera quando Elly Schlein, intercettata dai cronisti, esce allo scoperto in fondo a una giornata di silenzio. «Sono molto dispiaciuta», si rammarica la segretaria, «noi continueremo a lavorare per un Pd plurale, inclusivo, senza però rinunciare al mandato ricevuto per una linea chiara e progressista». In forte disaccordo con la transfuga: «Non condivido la sua lettura del Pd di oggi». La quale sembra ora guardare al centro, ma non ai partitini già esistenti — Azione e Iv, che pure la corteggiano — bensì a una nuova forza europeista che debutterà a Milano il 15 giugno, lei a far da madrina. Obiettivo: federare i moderati, come pare auspicare pure Romano Prodi che, parafrasando Marx, ieri ha scandito: «Riformatori di tutto il mondo unitevi! Per progettare il futuro e non solo per cercare di vincere le prossime elezioni».

Fatto sta che la minoranza Pd, già parecchio a disagio, perde un altro pezzo. Ma nessuno seguirà le orme di Picierno. «Secondo me ha sbagliato, la battaglia va fatta dentro e non fuori dal partito», twitta Filippo Sensi. Mentre Lorenzo Guerini, come Giorgio Gori, avverte: «Spero che la sua uscita sia valutata con attenzione e rispetto». Parla invece di «decisione individuale, probabilmente legata alla prospettiva di ruoli a livello europeo» Chiara Braga. E potrebbe non avere torto. A inizio 2027 è previsto il rinnovo di tutte le cariche di vertice a Strasburgo: presidente e 14 vice. Per la quota Pd, la conferma di Picierno era data per esclusa, al suo posto in pole Nicola Zingaretti. Ma a questo punto nulla è più scontato: l’ex riformista dem potrebbe dare battaglia per conservare la poltrona in quota Renew. Non esattamente una bella figura.

Leggi i commenti