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Berlusconi, Tescaroli: “Doveroso fare quell’inchiesta, l’intolleranza punta alla delegittimazione”

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Il magistrato dopo l’archiviazione per l’ex premier e Dell’Utri sulle stragi mafiosi del ‘93: “È come se il responso dei cittadini con la vittoria del no al referendum non fosse stato accettato”
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«Un problema esiste. Siamo ancora qui, dopo un trentennio, ad attendere che ci sia il rispetto dell’azione e delle verifiche che prima i pm e poi i giudici hanno il dovere di compiere». Luca Tescaroli, attuale procuratore di Prato, è stato l’aggiunto che a Firenze aveva aperto l’indagine sui mandanti delle stragi di mafia ‘92-‘94.

Procuratore Tescaroli, la destra è insofferente, vuole riscrivere la storia del suo federatore?

«La politica, non tutta certo, non accetta il sindacato che la magistratura deve svolgere quando di mezzo ci sono figure che esercitano un grande potere».

Vede un’onda di revisionismo per Berlusconi grande vittima?

«Posso solo dire che eravamo abituati, ma l’intolleranza sta crescendo a dismisura, lo abbiamo visto anche durante la campagna referendaria, con le offese, la sistematica volontà di demolire la credibilità dei magistrati. Sembrava dovesse finire, invece».

Invece è peggio?

«È come se il responso dei cittadini, con la vittoria del no, non fosse stato acce…

«Un problema esiste. Siamo ancora qui, dopo un trentennio, ad attendere che ci sia il rispetto dell’azione e delle verifiche che prima i pm e poi i giudici hanno il dovere di compiere». Luca Tescaroli, attuale procuratore di Prato, è stato l’aggiunto che a Firenze aveva aperto l’indagine sui mandanti delle stragi di mafia ‘92-‘94.

Procuratore Tescaroli, la destra è insofferente, vuole riscrivere la storia del suo federatore?

«La politica, non tutta certo, non accetta il sindacato che la magistratura deve svolgere quando di mezzo ci sono figure che esercitano un grande potere».

Vede un’onda di revisionismo per Berlusconi grande vittima?

«Posso solo dire che eravamo abituati, ma l’intolleranza sta crescendo a dismisura, lo abbiamo visto anche durante la campagna referendaria, con le offese, la sistematica volontà di demolire la credibilità dei magistrati. Sembrava dovesse finire, invece».

Invece è peggio?

«È come se il responso dei cittadini, con la vittoria del no, non fosse stato accettato fino in fondo...».

Ma alla luce della decisione assunta dal gip di Firenze, è giusto chiederle: si sente colpito dall’archiviazione? O è stato un errore aprire l’inchiesta su Berlusconi e Dell’Utri presunti mandanti delle stragi?

«Ho troppo rispetto di tutti gli attori in campo, dei miei doveri e anche delle persone che non ci sono più per entrare nel merito. Una cosa posso dirla con serenità: tutto ciò che è stato fatto, era doveroso fare».

Eppure Marina Berlusconi accusa: “Un’intera comunità politica finita sotto i sospetti”.

«Mi limito a ricordare ai cittadini che un pm apre un’indagine non sulle comunità, ma su singole persone. E di fronte a specifici elementi e connessioni. Soprattutto, lo fa in applicazione dei valori della Carta: a carico di chiunque, piccolo o grande che sia, a prescindere dal potere, dalla posizione, perché tutti siamo uguali di fronte alla legge»

La “cittadina” Berlusconi dice anche che le accuse a suo padre furono costruite “con il fango del pregiudizio ideologico”.

«Rispetto tutti. Ma direi che sono affermazioni che non meritano di essere commentate. Tornerei al punto: c’è l’intolleranza ormai esibita al controllo di legalità».

Il clima è peggiore di quello aperto da Berlusconi contro i pm?

«Sì, ravviso un differenziale non positivo. Oggi siamo in una campagna continuativa, direi senza tregua. Ogni giorno c’è un atto di delegittimazione. Che prende anche a pretesto le storie più o meno tragiche o controverse dell’attualità. Sono in magistratura dal 1991 e un periodo di tale perdurante aggressività non lo ricordo. Non fa bene alla comunità, tantomeno all’equilibri tra i poteri».

Come lo spiega?

«Si vorrebbe forse da parte di taluni che i magistrati dipendessero dal potere esecutivo?».

Di nuovo?

«Vi sono segnali non confortanti. Vi è, tra l’altro, l’accentramento di competenze delle indagini nei confronti delle procure distrettuali. Un dato che incide sulla diffusività del potere giudiziario, che va custodito invece nell’esclusivo interesse di tutti i cittadini».

Se quello che lei osserva è vero, c’è il rischio di ingessare o intimidire nuove generazioni di magistrati?

«Al netto della passione e del coraggio che certamente anima tanti, devo confessare che vedo, nell’atteggiamento di giovani colleghi, una burocratizzazione. Che, diciamolo così, nuoce. Il pm deve esercitare l’azione con rigore, sobrietà, ma con quell’autonomia e indipendenza che vanno messe al servizio della collettività. Un pm non deve preoccuparsi solo di tenere le carte a posto».

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