Spese per le armi e basi americane. Crosetto a Washington da Hegseth
di Tommaso Ciriaco (Roma) e dal nostro corrispondente a New York, Paolo Mastrolilliil Ministro della Difesa Guido Crosetto
(agf)L’ultimo tassello si incastra la scorsa settimana. Il ministro della Difesa Guido Crosetto si ritrova a colloquio a Singapore con il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth. Ed è l’americano a ufficializzargli l’intenzione di riceverlo a Washington il prossimo 15 giugno, tra l’altro in coincidenza con l’avvio del G7 di Evian. La missione diventa dunque l’occasione in cui l’amministrazione Usa dettaglierà al governo italiano le richieste che Giorgia Meloni ascolterà tre settimane dopo ad Ankara, durante il summit della Nato di inizio luglio. Con un messaggio politico che si può riassumere così: dovete rispettare gli impegni sulle spese militari, o ci saranno conseguenze.
È questo appunto il primo nodo. Perché Palazzo Chigi ha stabilito di recente di tagliare la richiesta dei fondi di Safe — destinati proprio agli investimenti in difesa — da 14,9 a 5 miliardi. E ha chiesto all’Europa di poter destinare al dossier energia altri 14 miliardi di euro finora programmati per gl…
L’ultimo tassello si incastra la scorsa settimana. Il ministro della Difesa Guido Crosetto si ritrova a colloquio a Singapore con il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth. Ed è l’americano a ufficializzargli l’intenzione di riceverlo a Washington il prossimo 15 giugno, tra l’altro in coincidenza con l’avvio del G7 di Evian. La missione diventa dunque l’occasione in cui l’amministrazione Usa dettaglierà al governo italiano le richieste che Giorgia Meloni ascolterà tre settimane dopo ad Ankara, durante il summit della Nato di inizio luglio. Con un messaggio politico che si può riassumere così: dovete rispettare gli impegni sulle spese militari, o ci saranno conseguenze.
È questo appunto il primo nodo. Perché Palazzo Chigi ha stabilito di recente di tagliare la richiesta dei fondi di Safe — destinati proprio agli investimenti in difesa — da 14,9 a 5 miliardi. E ha chiesto all’Europa di poter destinare al dossier energia altri 14 miliardi di euro finora programmati per gli armamenti. Già il segretario di Stato Usa Marco Rubio, il 2 giugno, ha ricordato a Roma che Washington non si aspetta dubbi o frenate. Hegseth non sarà da meno, nonostante l’ottimo rapporto con Crosetto. Anche perché dopo i recenti strappi tra Meloni e Trump, i rapporti tra i due governi sono più complessi. «Abbiamo gestito la situazione come si fa quando si è a casa e c’è una discussione in famiglia. — ha spiegato ieri il titolare della Difesa in un’intervista al New York Times — Fingi di non ascoltare. Se qualcuno dice qualcosa che ti turba, vai semplicemente avanti».
Ma non basta: per la prima volta, Crosetto potrà testare la volontà americana di mantenere invariata la presenza nelle basi militari della penisola. A differenza della Germania, l’Italia è stata sostanzialmente “risparmiata” dalla minaccia di una riduzione. Parlando con Repubblica, il portavoce del dipartimento di Stato Tommy Pigott spiega che la decisione «spetta al presidente, ma c’è una discussione in corso sulla condivisione delle responsabilità e certi diritti riguardo l’uso delle basi». Senza trascurare un altro tema: l’avvicendamento alla guida del Joint Force Command di Napoli, che passerà agli italiani. Una exit strategy troppo rapida degli Stati Uniti creerebbe problemi a Palazzo Chigi. Anche Crosetto porterà oltreoceano alcune proposte. Ad esempio, insisterà sul futuro della Nato, da riscrivere allargando oltre l’Europa e il Nord America. Ma spingerà anche per rafforzare il pilastro Ue: «Dobbiamo costruire una difesa europea continentale».
Sul tavolo non mancherà la crisi di Hormuz. «Non vogliamo una situazione in cui un Paese possa decidere chi ha il diritto di usare le acque internazionali — dice sempre il portavoce del Dipartimento, anticipando la discussione — La questione ora sono i passi che ciascun paese è disposto a compiere». Infine, l’altro fronte caldo: il Libano. Interpellato, il sottosegretario generale dell’Onu per le Operazioni di Pace Jean Pierre Lacroix conferma che «il segretario Guterres ha presentato al Consiglio di Sicurezza tre proposte per mantenere una presenza dopo la fine del mandato della missione Unifil. La più ridotta prevede circa 200 osservatori militari, più il supporto logistico e di sicurezza. La decisione spetta ora al Consiglio, ma noi ci stiamo preparando. E certamente consideriamo il supporto dell’Italia».