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Gelo con i leader europei dietro il forfait nei Balcani. Meloni: “Ero in ritardo”

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Festa dei Carabinieri 

 

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La premier diserta il vertice in Montenegro ufficialmente per la presentazione del francobollo dell’Arma. Pesano le tensioni con Parigi, Londra e Berlino su Kiev
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TIVAT – Galeotto fu un francobollo. Tutti i leader europei discutono qui a Tivat, sulla costa del Montenegro, di Balcani e Ucraina, guerra e future, complesse geometrie dell’Unione, ma Giorgia Meloni non c’è. La premier era già attesa con largo ritardo, per un impegno prefissato in mattinata a Reggio Calabria, la celebrazione della fondazione dell’arma dei carabinieri. Ma dallo Stretto il falcon presidenziale non parte verso questa piccola località marittima sulle Bocche di Cattaro, fa rientro a Roma (anche se la premier non si farà vedere nel pomeriggio a Palazzo Chigi).

Al summit Ue-Balcani, Meloni è l’unica big dell’Ue a marcare visita. Nella foto ufficiale ci sono tutti, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Pedro Sanchez. I vertici brussellesi, da Ursula von der Leyen a Kaja Kallas e Antonio Costa. Più i leader dei paesi dei Balcani, a cui l’Italia in teoria promette da anni di dare «priorità» nel percorso d’accoglienza nel club dei 27 di Bruxelles. Vedi Edi Rama, che a fine riun…

TIVAT – Galeotto fu un francobollo. Tutti i leader europei discutono qui a Tivat, sulla costa del Montenegro, di Balcani e Ucraina, guerra e future, complesse geometrie dell’Unione, ma Giorgia Meloni non c’è. La premier era già attesa con largo ritardo, per un impegno prefissato in mattinata a Reggio Calabria, la celebrazione della fondazione dell’arma dei carabinieri. Ma dallo Stretto il falcon presidenziale non parte verso questa piccola località marittima sulle Bocche di Cattaro, fa rientro a Roma (anche se la premier non si farà vedere nel pomeriggio a Palazzo Chigi).

Al summit Ue-Balcani, Meloni è l’unica big dell’Ue a marcare visita. Nella foto ufficiale ci sono tutti, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Pedro Sanchez. I vertici brussellesi, da Ursula von der Leyen a Kaja Kallas e Antonio Costa. Più i leader dei paesi dei Balcani, a cui l’Italia in teoria promette da anni di dare «priorità» nel percorso d’accoglienza nel club dei 27 di Bruxelles. Vedi Edi Rama, che a fine riunione scherza sulle lungaggini che sta sperimentando l’Albania: «Ci sono solo tre cose che non puoi prevedere: Dio, il sesso e l’Ue».

Pure l’agenda di Meloni, a quanto pare, ha guizzi d’imprevedibilità che spiazzano molte cancellerie. Il summit Ue è iniziato giovedì sera, con la cena dei leader, discussione larga, non solo sui Balcani (il Montenegro entrerà nel 2028, poi Tirana) ma anche sull’Ucraina, visto l’invito di Zelensky a Putin per trattare e il pressing franco-britannico per l’ingresso rapido di Kiev nell’Unione, pur con il rango minore di “paese associato”. Il vertice è proseguito ieri mattina. Meloni era attesa alle 15, dopo la celebrazione dei carabinieri. Dunque sarebbe arrivata già a vertice quasi finito. A ridosso delle 14, però, fonti della presidenza del consiglio comunicano il forfait, «a causa del protrarsi della cerimonia». Prima della nota, la premier avverte al telefono il leader montenegrino Milatović e il presidente del Consiglio europeo Costa. Esprime «rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione, la cui conclusione è prevista per le 15.30» (in realtà finirà un’ora dopo).

Qualcosa però non torna in questa narrazione. Intanto gli orari: gli incastri erano già molto stretti. Alle 11, l’evento sul lungomare di Reggio. Dopo la cerimonia, iniziata con 40 minuti di ritardo, la premier decide di partecipare pure alla presentazione del francobollo dell’Arma, che allunga ulteriormente i tempi. E non era nel programma ufficiale. «L’agenda forse era troppo ambiziosa», sostengono da Palazzo Chigi quando il pasticcio è fatto. Si negano pervicacemente contrasti «o dietrologie» politiche. Ma è stato davvero solo un intoppo da cerimoniale? Meloni vive giorni tormentati nel rapporto con i big Ue. Già giovedì sera da Palazzo Chigi trapelava scetticismo per il coordinamento di Francia, Gran Bretagna e Germania con l’Ucraina, in vista delle trattative con Mosca. L’Italia è stata esclusa. E non parteciperà domenica alla riunione di Macron, Merz e Starmer a Londra, sempre con Zelensky. Meloni aveva detto no a un vertice a cinque, con la Polonia, il 2 giugno, perché cadeva nella festa della Repubblica. Dalla cerchia di Meloni ripetono che non si tratta di «isolamento», sarebbe il «solito formato E3» di cui Roma non fa parte. Ma ci sono nodi politici, dietro l’esclusione. «Noi non vogliamo mandare truppe in Ucraina», rimarcano nello staff della premier. E non c’è fretta di accogliere Kiev nell’Ue. «Lo stesso Zelensky ha frenato sull’idea di Merz». Da Palazzo Chigi filtra poi diffidenza sull’operazione del terzetto anglo-franco-tedesco: «Senza gli Usa al tavolo, non si arriva a un accordo con Putin». Freddezza sui volenterosi: «La coalizione – è la tesi del governo – stenta a decollare, sono più di tre anni che parlano di truppe. Non sarà una riunione in più o in meno a far venir meno il contributo dell’Italia».

Sulla costa montenegrina ondeggiano rivalità pure sui Balcani: per il ruolo di alto rappresentante per la Bosnia, l’Italia è in campo con l’ambasciatore Zanardi Landi, che ha il favore degli Usa, mentre Macron schiera Renè Troccaz. Sostenuto da chi? Starmer e Merz. Su una regione che Roma ha sempre attenzionato politicamente, Parigi e Berlino mostrano protagonismo, hanno appena presentato un proprio documento (in gergo si chiama “non paper”). Fonti francesi smentiscono attriti con la premier. Ma Meloni e Macron avranno molto di cui discutere su un altro lungomare, quello di Cannes, il prossimo 25 giugno, per il bilaterale Italia-Francia. Mentre sulla riunione dei volenterosi a Parigi del 14 luglio, a Palazzo Chigi spargono cautela: «Ci saremo? Si vedrà».

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