✕

L’addio dell’euroscettico Rinaldi che Salvini voleva sindaco di Roma

Antonio Maria Rinaldi e Matteo Salvini 

 (ansa)

Ascolta l'audio

L’ultimo schiaffo al leader leghista arriva dall’ex eurodeputato lanciato in primavera come candidato nella capitale
2 minuti di lettura

Per dire il personaggio: pochi mesi dopo l’avvio del governo gialloverde, Antonio Maria Rinaldi arrivò in visita alla festa del M5S al Circo Massimo, a Roma. L’Europa guardava con grande sospetto a quella alleanza fra euroscettici, partiti che fino a poco tempo prima peroravano l’uscita dalla moneta unica. Proprio per quello lì c’era tanta euforia. Il prof oggi 71enne, diventato volto noto grazie alla tv, fu accolto come una specie di beniamino dagli attivisti. «Un commissario europeo ci ha detto che non solo non capiamo un c... ma che a mezzogiorno de lunedì dobbiamo da’ ‘na risposta. Oh ma chi c... sei? Ma come te permetti?», è giù applausi. Si diceva pronto a battersi «a petto nudo per il Paese perché ci hanno rotto i c..., tirate fuori le palle, è ora, io mi espongo, ci metto la faccia!».

Figlio di un banchiere, famiglia nobile da parte materna, Rinaldi è stato uno dei “tecnici” di riferimento dell’area populista, quella dei gilet gialli e dei forconi. Alla fine, Matteo Salvini l…

Per dire il personaggio: pochi mesi dopo l’avvio del governo gialloverde, Antonio Maria Rinaldi arrivò in visita alla festa del M5S al Circo Massimo, a Roma. L’Europa guardava con grande sospetto a quella alleanza fra euroscettici, partiti che fino a poco tempo prima peroravano l’uscita dalla moneta unica. Proprio per quello lì c’era tanta euforia. Il prof oggi 71enne, diventato volto noto grazie alla tv, fu accolto come una specie di beniamino dagli attivisti. «Un commissario europeo ci ha detto che non solo non capiamo un c... ma che a mezzogiorno de lunedì dobbiamo da’ ‘na risposta. Oh ma chi c... sei? Ma come te permetti?», è giù applausi. Si diceva pronto a battersi «a petto nudo per il Paese perché ci hanno rotto i c..., tirate fuori le palle, è ora, io mi espongo, ci metto la faccia!».

Figlio di un banchiere, famiglia nobile da parte materna, Rinaldi è stato uno dei “tecnici” di riferimento dell’area populista, quella dei gilet gialli e dei forconi. Alla fine, Matteo Salvini lo candidò per Bruxelles , dove entrò senza particolari problemi: fu il secondo più votato nelle liste del Carroccio nell’exploit del 2019. Poi però arrivò il “Papeete” e addio sogni di gloria. Appena cominciata, si stava chiudendo un’epoca.

Una volta a Bruxelles Rinaldi si è occupato dei suoi temi: critica alle politiche della Bce, contestazione dei parametri di Maastricht, denuncia delle asimmetrie che, a suo giudizio, favorivano le economie più forti del continente a discapito di quelle mediterranee. Solo che appunto nel frattempo era cambiato il clima politico, con la Lega arrivata a rinnegare sé stessa e ad appoggiare il governo Draghi. Rinaldi era finito fuori sincrono. Nel 2021 il suo nome viene indicato da Salvini come possibile candidato sindaco di Roma. Idem era accaduto pochi mesi fa, ad aprile l’ex eurodeputato era convintissimo di sfidare Roberto Gualtieri: «Ridaremo sicurezza e poteri ai territori, ho fatto questa scelta da buon romano…». Magari ora lo farà lo stesso, ma con Futuro nazionale.

L’approdo nell’orbita di Roberto Vannacci è il ricongiungimento con una parte della destra che punta a recuperare un linguaggio identitario, anti-establishment e apertamente critico verso le istituzioni europee. Rinaldi è un po’ una vecchia gloria pronta a ripartire da un campionato minore, ma in ascesa grazie ai petrodollari, o ai rubli. Porta in dote una qualche competenza economica e la lunga militanza nel fronte anti-Ue, quel tridente ormai archiviato con Claudio Borghi e Alberto Bagnai, rimasti nel Carroccio (e di questi tempi uno si chiede: ancora per quanto?). Il passaggio di Rinaldi però conferma come sta girando il vento, con la galassia sovranista che continua a cercare nuovi equilibri, nuovi punti di aggregazione, nuovi punti al sole, soprattutto tra coloro che ritengono che la Lega omnibus abbia smarrito parte della propria spinta. Mentre Rinaldi, in fondo, continua a interpretare lo stesso ruolo di sempre, quello dell’economista eretico, ma della porta accanto col suo slang romanesco, più stile Bombolo che centro studi.

Leggi i commenti