Schillaci non desiste. Il ministro alla Salute dopo aver incassato la richiesta di fermare la riforma della medicina territoriale, ieri è tornato allo scoperto: «Sulle case di Comunità troveremo una quadra», coinvolgendo i medici di famiglia nelle nuove strutture. Non è il solo ad insistere per portare avanti il decreto, del quale si è discusso a lungo. Anche alcune Regioni sono convinte che bisogna insistere e i rappresentati di quelle di centrodestra che più credono alla riforma saranno a Roma la settimana prossima per convincere palazzo Chigi. In gioco ce la possibilità, per certe realtà locali, di far partire le Case di comunità, i maxi ambulatori che rivoluzioneranno l’assistenza territoriale.
Schillaci ieri era alla Festa dell’Innovazione organizzata dal Foglio a Venezia. Riguardo al rallentamento della presidenza del consiglio sulla riforma, ha spiegato di essere un tecnico, che lavora per migliorare la sanità. «Ma agisco in un governo politico. Dopodiché credo che tutti poss…
Schillaci non desiste. Il ministro alla Salute dopo aver incassato la richiesta di fermare la riforma della medicina territoriale, ieri è tornato allo scoperto: «Sulle case di Comunità troveremo una quadra», coinvolgendo i medici di famiglia nelle nuove strutture. Non è il solo ad insistere per portare avanti il decreto, del quale si è discusso a lungo. Anche alcune Regioni sono convinte che bisogna insistere e i rappresentati di quelle di centrodestra che più credono alla riforma saranno a Roma la settimana prossima per convincere palazzo Chigi. In gioco ce la possibilità, per certe realtà locali, di far partire le Case di comunità, i maxi ambulatori che rivoluzioneranno l’assistenza territoriale.
Schillaci ieri era alla Festa dell’Innovazione organizzata dal Foglio a Venezia. Riguardo al rallentamento della presidenza del consiglio sulla riforma, ha spiegato di essere un tecnico, che lavora per migliorare la sanità. «Ma agisco in un governo politico. Dopodiché credo che tutti possano capire quanto è importante far partire le Case di comunità. E siccome i politici non credo che non capiscano l’importanza di tanti soldi messi dal Pnrr sul progetto di modernizzazione della sanità, credo che riusciremo sicuramente a trovare un equilibrio, nell’interesse dei cittadini. È un’occasione unica che non possiamo lasciarci sfuggire. I medici di medicina generale credo che lo capiscano».
A dir la verità i sindacati hanno attaccato duramente le ipotesi di riforma. Per il ministro «ci sono molti giovani che vorrebbero lavorare di più in équipe e avere gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia e dall’innovazione» e quindi nelle Case di comunità. «Io sono ottimista e sono convinto che alla fine, su un argomento così importante, si troverà la soluzione migliore nell’interesse della salute pubblica. Ogni volta che si parla di medici di medicina generale si sposta l’attenzione mediatica in particolare sul tipo di contratto e di rapporto» col sistema sanitario nazionale. «Ma voglio chiarirlo: la riforma non è per i medici di medicina generale. Il focus non è il loro contratto, che vedo interessa moltissimo, ma il fatto che, in maniera leale, partecipino alla medicina territoriale. Tutto nasce dal fatto che per la prima volta 21 Regioni all’unanimità, chiedono al ministro di metterci insieme. Vogliamo far sì che la medicina territoriale, sulla quale abbiamo investito moltissimo e sulla quale rispetteremo i target europei, possa non solo portare all’avvio della Case di comunità, ma anche far sì che all’interno di queste strutture i cittadini trovino l’assistenza sanitaria di cui necessitano. Questo per me è un punto fondamentale. Io credo che l’innovazione per il servizio sanitario nazionale, che quest’anno compie 48 anni, sia fondamentale».