Legnini vince a Chieti: “Non è stato facile. Ora il campo largo acceleri su programma e alleanze”
di Giovanna VitaleGiovanni Legnini
(ansa)“Non è stato facile”, ammette Giovanni Legnini, una carriera lunga così: parlamentare del Pd, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, vicepresidente del Csm, commissario alla ricostruzione post-terremoto nell’Italia centrale.
Perché sindaco, in fondo la giunta uscente era già di centrosinistra.
“Chieti è un comune in dissesto finanziario, in grave dissesto idrogeologico con dichiarazione di emergenza, in dissesto organizzativo dal momento che le difficoltà finanziarie hanno portato al dimezzamento degli organici comunali. Negli ultimi cinque anni il centrosinistra, che aveva ereditato questo disastro dal centrodestra, ha amministrato la città con le mani legate. Aver raccolto questo testimone per orientarlo verso una speranza ci ha condotti alla vittoria, ma non era affatto scontata”.
Ma come mai dopo una vita nelle istituzioni nazionali ha deciso di ritornare a far politica sul territorio?
“Non nascondo che è stata una decisione molto difficile e sofferta. Alla luce del m…
“Non è stato facile”, ammette Giovanni Legnini, una carriera lunga così: parlamentare del Pd, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, vicepresidente del Csm, commissario alla ricostruzione post-terremoto nell’Italia centrale.
Perché sindaco, in fondo la giunta uscente era già di centrosinistra.
“Chieti è un comune in dissesto finanziario, in grave dissesto idrogeologico con dichiarazione di emergenza, in dissesto organizzativo dal momento che le difficoltà finanziarie hanno portato al dimezzamento degli organici comunali. Negli ultimi cinque anni il centrosinistra, che aveva ereditato questo disastro dal centrodestra, ha amministrato la città con le mani legate. Aver raccolto questo testimone per orientarlo verso una speranza ci ha condotti alla vittoria, ma non era affatto scontata”.
Ma come mai dopo una vita nelle istituzioni nazionali ha deciso di ritornare a far politica sul territorio?
“Non nascondo che è stata una decisione molto difficile e sofferta. Alla luce del mio percorso istituzionale ricominciare da Chieti che ha enormi problemi finanziari è una bella sfida: oggettivamente, un sacrificio che ho fatto per non rassegnarmi all’idea che questa città plurimillenaria, con un patrimonio storico-culturale di grande rilievo e attività produttive importanti, imboccasse un lungo declino”.
Lei ha vinto con un campo larghissimo, è la prova che bisogna insistere sulle alleanze più ampie possibili?
“Nella mia coalizione, oltre a tutte le forze progressiste, c’era anche una forte componente civica. Le liste di questo tipo erano quattro, una delle quali faceva riferimento a mia candidatura ed è stata la più votata: è andata meglio dei partiti”.
Quindi, oltre al civismo, la differenza la fa il candidato?
“Non spetta a me dirlo, ma è evidente che la città ha fatto un grande investimento di fiducia nei miei confronti, e io non posso che esserle grato. Naturalmente a questo si unisce una struttura della coalizione che è quella alla quale spero il centrosinistra voglia guardare. Il protagonismo fuori dai partiti è ciò che serve anche al Paese”
Ma al livello nazionale come si fa a coinvolgere i civici?
“Mi pare ci siano già diverse iniziative in corso: è chiaro che più ci si allontana dal livello locale, più difficile, ma è possibile farlo. Seguendo un preciso approccio di metodo: prima il programma, poi la leadership. Prima la coesione granitica della coalizione, poi la sfida elettorale: questo secondo me bisogna fare sempre, a tutti i livelli”.
Non le pare che il centrosinistra a livello nazionale sia in grave ritardo?
“Diciamo che se accelera è meglio, anzi diventa sempre più urgente. Gli italiani vogliono conoscere le soluzioni agli enormi problemi che attraversa il Paese. Sarebbe giusto cominciare a dirgli cosa intendiamo fare”.
C’è un deficit di proposta?
“C’è una difficoltà a comporre una proposta convincente perché i vincoli sono quelli noti – di finanza pubblica, internazionali a causa delle guerre – e non è semplice metterla insieme. Io me ne rendo perfettamente conto, tuttavia è necessario farlo”.
Quanto pesa su questo ritardo la rivalità Schlein-Conte per la leadership?
“A me sembra che adesso finalmente tutti dicano: prima il programma. Bersani lo ripete da tempo, Prodi non ne parliamo: occorre elaborare un programma per il Paese capace di mobilitare le persone e mostragli che un’altra Italia è possibile: più giusta, più inclusiva, più sicura e più sostenibile. Tanto più che non partiamo da zero: in Parlamento le opposizioni si sono fatte cariche di avanzare soluzioni alternative alle ricette fallimentari della destra, con un livello di condivisione significativo”.
E quindi, bisogna darsi una mossa?
“Subito, anzi bisognava farlo già ieri”.