Medici di famiglia, il ministero ritira la riforma. Bertolaso furioso: “Vicenda avvilente”
di Michele BocciÈ arrivata anche la presa di posizione ufficiale: il ministero alla Salute rinuncia alla riforma con decreto legge della medicina territoriale che prevedeva, tra l’altro, il passaggio alla dipendenza di una piccola parte dei medici di famiglia e anche degli specialisti. Si cercherà solo un accordo con i professionisti perché lavorino come minimo sei ore alla settimana nelle Case di Comunità. Lo ha comunicato oggi il capo di gabinetto del ministro Orazio Schillaci, Marco Mattei, agli assessori alla salute in un incontro della commissione sanità della Conferenza delle Regioni. La marcia indietro ha fatto infuriare l’assessore alla Salute della Lombardia Guido Bertolaso, che ha detto di dimettersi dal ruolo di vice coordinatore degli assessori e ha lasciato la riunione.
L’indicazione del ministero
Le parole di Mattei fanno comprendere che la speranza di salvare la riforma dopo lo stop dello stesso centrodestra, è rimasta tale. Intanto, il capo di gabinetto, ha detto che si chiederanno ai…
È arrivata anche la presa di posizione ufficiale: il ministero alla Salute rinuncia alla riforma con decreto legge della medicina territoriale che prevedeva, tra l’altro, il passaggio alla dipendenza di una piccola parte dei medici di famiglia e anche degli specialisti. Si cercherà solo un accordo con i professionisti perché lavorino come minimo sei ore alla settimana nelle Case di Comunità. Lo ha comunicato oggi il capo di gabinetto del ministro Orazio Schillaci, Marco Mattei, agli assessori alla salute in un incontro della commissione sanità della Conferenza delle Regioni. La marcia indietro ha fatto infuriare l’assessore alla Salute della Lombardia Guido Bertolaso, che ha detto di dimettersi dal ruolo di vice coordinatore degli assessori e ha lasciato la riunione.
L’indicazione del ministero
Le parole di Mattei fanno comprendere che la speranza di salvare la riforma dopo lo stop dello stesso centrodestra, è rimasta tale. Intanto, il capo di gabinetto, ha detto che si chiederanno ai medici di dare 6 ore per le Case di Comunità, cosa che si dovrebbe fare con l’emendamento a un atto del governo o ritoccando l’atto di indirizzo della convenzione con la medicina di famiglia (percorso molto più lungo) che era stata firmata appena nel gennaio scorso. Ci sono da riempire di professionisti in tante Regioni (quasi tutte tranne Toscana e Emilia-Romagna) le nuove strutture finanziate dal Pnrr. Successivamente partirà, ha detto il funzionario, una seconda fase con la riforma dove verranno riproposte, dipendenza a parte, novità contenute nella bozza di decreto legge, tipo la specializzazione in medicina generale e l’assistenza del pediatra fino a 18 anni. Ovviamente i tempi non sono stati indicati, e visto l’avvicinarsi della fine legislatura e anche le due volte che la riforma è saltata (si era provato a farla anche nel 2025), sembra impossibile che il progetto arrivi in fondo.
La rabbia della Lombardia
La proposta di una riforma l’avevano fatta la Lombardia e altre grandi Regioni di centrodestra, come il Lazio, e aveva incontrato il favore di Schilllaci (in quota Fdi). Ma è stato lo stesso centrodestra a bloccarla, dopo che i sindacati dei medici hanno fatto pressioni sui partiti a Roma e anche sul sottosegretario-farmacista di FdI Marcello Gemmato, che da tempo ha annunciato ai professionisti che non si sarebbe andati avanti. La stessa premier Giorgia Meloni aveva detto a Schillaci di rallentare. Nella riunione di oggi Bertolaso è stato molto duro. Ha espresso “profondo dissenso e immensa amarezza”, dicendo che la vicenda è stata avvilente. Ha detto a Mattei che il ministero è passato sulle posizioni dei medici di famiglia e si è dimesso dal ruolo di vice coordinatore della commissione e ha lasciato la riunione. Secondo lui il provvedimento delle sei ore da solo non serve, ci sarebbe voluto un atto che facesse una riforma più organica. Alla fine, però, è stata proprio la maggioranza a far saltare una riforma nata nello stesso schieramento politico.
Il riordino dell’assistenza
Mattei ha anche parlato del decreto di riordino dell’assistenza territoriale, presentato alcuni mesi fa dal ministero e respinto dalle Regioni. Quello, ha chiesto agli assessori di presentare degli emendamenti, ma che il decreto va avanti.