Attilio Fontana: “Sui medici di famiglia il governo ha fatto una scelta sbagliata”
“Una scelta veramente sbagliata del governo, anche perché era una proposta che era stata sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra”. Dopo la sfuriata del suo assessore alla Salute, Guido Bertolaso, nella commissione Sanità della Conferenza delle regioni, anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana attacca sulla decisione di rinviare a data da definirsi la riforma sulla medicina territoriale e il ruolo dei medici di famiglia nelle case di comunità. L’unanimità delle regioni, secondo Fontana “avrebbe dovuto far riflettere un pò di più il governo perché era una strada necessaria. Era l'inizio di quella che avrebbe potuto essere una grande riforma della sanità - aggiunge - e a me è molto dispiaciuto che, purtroppo, dei condizionamenti abbiano eliminato l'opportunità di arrivare a una riforma che sarebbe stata utile per tutti”.
"Il governo ci dica come aprirle”
La riforma delle regioni e del ministro Orazio Schillaci prevedeva un decreto legge che ipotizzava, in casi…
“Una scelta veramente sbagliata del governo, anche perché era una proposta che era stata sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra”. Dopo la sfuriata del suo assessore alla Salute, Guido Bertolaso, nella commissione Sanità della Conferenza delle regioni, anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana attacca sulla decisione di rinviare a data da definirsi la riforma sulla medicina territoriale e il ruolo dei medici di famiglia nelle case di comunità. L’unanimità delle regioni, secondo Fontana “avrebbe dovuto far riflettere un pò di più il governo perché era una strada necessaria. Era l'inizio di quella che avrebbe potuto essere una grande riforma della sanità - aggiunge - e a me è molto dispiaciuto che, purtroppo, dei condizionamenti abbiano eliminato l'opportunità di arrivare a una riforma che sarebbe stata utile per tutti”.
"Il governo ci dica come aprirle”
La riforma delle regioni e del ministro Orazio Schillaci prevedeva un decreto legge che ipotizzava, in casi residuali anche l’assunzione di medici di famiglia, e specialisti, per riempire le case di comunità. “Ce lo spiegherà il governo come faremo ad aprirle – dice sempre Fontana – Ora occorre ripartire e capire come garantire i servizi all'interno delle Case di Comunità, che continuo a ritenere uno strumento fondamentale per assicurare prestazioni e assistenza sul territorio, evitando quando possibile il ricorso agli ospedali”.
I medici di famiglia: “Trattiamo”
E oggi è intervenuta sulla riforma anche la Fimmg, cioè il sindacato più importante dei medici di famiglia, che si è battuto per far ritirare l’atto e ha vinto. “Siamo pronti a fare la nostra parte – dicono dal sindacato – Aprire case della comunità che siano realmente funzionali all'assistenza dei cittadini nei tempi previsti non è soltanto un obiettivo di sistema, ma rappresenta anche una garanzia per la tenuta del servizio sanitario nazionale e conseguentemente per il nostro lavoro". Poi si chiede al ministero e alle regioni di trattare. Del resto essendo tramontata, almeno per ora, l’idea del decreto legge, bisogna modificare la convenzione che lega i camici bianchi al sistema pubblico, quindi negoziare. “Ribadiamo, come abbiamo sempre fatto, la nostra disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr, con serietà e senso delle istituzioni. Non rivendichiamo vittorie: chiediamo responsabilità condivisa”.
Schillaci: “Il 30 giugno apriremo le case di comunità. Confido nel senso di responsabilità dei sanitari”
Il ministro Schillaci, in una intervista per il talk di Rcs Academy, sulla questione afferma: “Io posso confermare che il nostro obiettivo, condiviso con le regioni e ovviamente condiviso con il governo, è quello di far sì che al 30 giugno che è la scadenza imposta dal Pnrr partano le case di comunità”.