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Venezi impugna lo stop della Fenice: “Discriminatorio”

Beatrice Venezi

 

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Il sovrintendente: nessun contratto firmato, siamo tranquilli. Nuove tensioni sul direttore del coro
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VENEZIA – Alla Fenice ogni capitolo della telenovela Beatrice Venezi riserva un disastro. Ultimo colpo di scena: la direttrice imposta dal governo di centrodestra, stoppata dalla rivolta di orchestra e coro, adesso pretende di “continuare a mettere a disposizione della Fondazione le proprie energie e prestazioni artistiche fino al 2030”. Peccato che il 26 aprile il sovrintendente Nicola Colabianchi, artefice di nomina, scontro e congedo, sia stato costretto a liquidarla a furor di popolo dopo lo shock dell’intervista al quotidiano argentino La Naciòn. Mesi di lotta dei musicisti, conclusi all’attacco dalla direttrice cara alla premier Giorgia Meloni: «Un’orchestra dove le posizioni si tramandano di padre in figlio». Fine della storia? Magari.

Gli avvocati di Venezi, via pec, ieri hanno comunicato a Colabianchi che “l’interruzione del rapporto è nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio”. Definite “generiche e non specificate” le dichiarazioni della direttrice. Licenziamento im…

VENEZIA – Alla Fenice ogni capitolo della telenovela Beatrice Venezi riserva un disastro. Ultimo colpo di scena: la direttrice imposta dal governo di centrodestra, stoppata dalla rivolta di orchestra e coro, adesso pretende di “continuare a mettere a disposizione della Fondazione le proprie energie e prestazioni artistiche fino al 2030”. Peccato che il 26 aprile il sovrintendente Nicola Colabianchi, artefice di nomina, scontro e congedo, sia stato costretto a liquidarla a furor di popolo dopo lo shock dell’intervista al quotidiano argentino La Naciòn. Mesi di lotta dei musicisti, conclusi all’attacco dalla direttrice cara alla premier Giorgia Meloni: «Un’orchestra dove le posizioni si tramandano di padre in figlio». Fine della storia? Magari.

Gli avvocati di Venezi, via pec, ieri hanno comunicato a Colabianchi che “l’interruzione del rapporto è nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio”. Definite “generiche e non specificate” le dichiarazioni della direttrice. Licenziamento impugnato, sebbene a cacciata consumata il sovrintendente abbia rivelato che la Fenice «non ha mai firmato un contratto», limitandosi a conservare «un preaccordo siglato solo da Venezi». Difficile non perdere il filo delle puntate, anche se Colabianchi ieri ha rassicurato tutti: la direttrice a Venezia non approderà nemmeno per vie legali e anche solo un «accordo economico è assolutamente escluso». «Nessun problema – ha detto – i nostri avvocati risponderanno e siamo totalmente tranquilli».

Il futuro della Fenice? Decisioni non imminenti: il neosindaco Simone Venturini, presidente della fondazione di diritto, non ha ancora presentato la sua giunta e proprio la poltrona dell’assessore alla Cultura è il nodo più doloroso da sciogliere. «Per la direzione musicale – la giustificazione di Colabianchi – aspetteremo qualche mese. Dobbiamo individuare una figura internazionale che abbia le caratteristiche ideali».

Dietro la prudenza, l’incubo di un nuovo caso che riguarda il coro. Il contratto del maestro Alfonso Caiani, nominato nel 2021 da Fortunato Ortombina, scadrà a fine ottobre e non è stato rinnovato. Nei giorni scorsi il sovrintendente aveva confermato la volontà «di cambiare» perché «crescita e raggiungimento di livelli più alti si ottengono con il rinnovamento». Per molti il sospetto di una vendetta per la rivolta anti-Venezi. Di qui la frenata in extremis. «Non ho detto che Caiani sarà sostituito - ha detto Colabianchi - ma che gli scade il contratto. Prima della pausa estiva prenderò le decisioni opportune». Coro e orchestra aspettano: zero illusioni, ma tornano a invocare «una scelta di qualità».

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