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Ciucci: “Non sapevo nulla dei rapporti di Saccomanno ma il Ponte sullo Stretto andrà avanti”

Pietro Ciucci 

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L’ad della società che cura l’appalto: “Non ho ricevuto dall’ex consigliere informazioni sui fatti che gli vengono contestati”
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«Andiamo avanti, non c’è dubbio. E su Saccomanno una cosa posso dire con chiarezza: lo vedevo nei cda della società, ma non sapevo nulla di quello che gli imputa la procura di Roma». Pietro Ciucci, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina e deus ex machina del Ponte da oltre vent’anni, assicura che non ci sarà alcun rallentamento dell’iter sulla grande opera.

Ciucci, quanto emerso dall’indagine della procura di Roma avrà ripercussioni sul percorso che avete avviato per il Ponte?

«Assolutamente no e abbiamo intenzione di andare veloci come da programma: con la massima trasparenza, chiaramente, per portare a termine le attività necessarie ad arrivare a una nuova delibera Cipess e avere quindi l’auspicata registrazione della Corte dei conti. Su un altro passaggio voglio essere chiaro: non faremo forzature, puntiamo ad avere la registrazione dei magistrati contabili».

Dal decreto di perquisizione emergerebbe una telefonata di Saccomanno a lei e un successivo incontro pro…

«Andiamo avanti, non c’è dubbio. E su Saccomanno una cosa posso dire con chiarezza: lo vedevo nei cda della società, ma non sapevo nulla di quello che gli imputa la procura di Roma». Pietro Ciucci, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina e deus ex machina del Ponte da oltre vent’anni, assicura che non ci sarà alcun rallentamento dell’iter sulla grande opera.

Ciucci, quanto emerso dall’indagine della procura di Roma avrà ripercussioni sul percorso che avete avviato per il Ponte?

«Assolutamente no e abbiamo intenzione di andare veloci come da programma: con la massima trasparenza, chiaramente, per portare a termine le attività necessarie ad arrivare a una nuova delibera Cipess e avere quindi l’auspicata registrazione della Corte dei conti. Su un altro passaggio voglio essere chiaro: non faremo forzature, puntiamo ad avere la registrazione dei magistrati contabili».

Dal decreto di perquisizione emergerebbe una telefonata di Saccomanno a lei e un successivo incontro proprio sulle relazioni messe in piedi dall’ex componente del cda per avere l’ok della Corte dei conti. Sapeva dei contatti di Saccomanno con l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Miele?

«No, lo smentisco categoricamente. Non ho ricevuto da Saccomanno alcuna informazione sui fatti che gli vengono attribuiti e contestati dalla procura. Certo, era un consigliere di amministrazione, lo conosco e ho avuto rapporti e dialoghi con lui, ma ricordo che non aveva alcuna delega particolare».

Quindi nessun ripensamento sull’opera e l’iter avviato, nemmeno alla luce dei rilievi non solo del presidente dell’Anac Busia ma della stessa Corte dei conti sulla necessità di fare una nuova gara?

«Quello della nuova gara è un bel ritornello. La Corte dei conti, bocciando la prima delibera Cipess ravvisava, in maniera un po’ sorprendente, il rischio di non rispettare la normativa europea sugli appalti. La Corte dei conti sosteneva che non le erano stati forniti i numeri per poter escludere il superamento del 50 per cento dei costi dell’opera rispetto alla vecchia gara».

Ma i numeri non dicono che la gara bandita oltre vent’anni fa prevedeva un costo di 4 miliardi e adesso siamo arrivati a 13,5, ben oltre il 50 per cento quindi?

«L’articolo della direttiva europea va letto attentamente: la norma Ue esclude dal conteggio la variazione dei prezzi. Quindi contano solo le varianti delle opere. Inoltre il corrispettivo previsto per il contraente generale come da contratto aggiornato è di 10,5 miliardi e non 13,5. Già il contratto originario prevedeva una clausola sull’indicizzazione dei prezzi per tener contro dei tempi lunghi di progettazione. La quota delle varianti dei lavori sarà inferiore al 50 per cento dei costi aggiuntivi».

Resta il nodo dei criteri: per la Corte dei conti, e anche per l’Anac, non si può modificare un appalto già aggiudicato. Il Ponte è stato messo a gara prevedendo i costi a carico dei privati, con il sistema del project financing, e adesso i costi sono tutti a carico dello Stato.

«Questa è un’altra cosa non vera. La gara che noi abbiamo bandito nel 2003 era per cercare un contraente generale, non prevedendo project financing: era la Stretto di Messina che era stata autorizzata a raccogliere i fondi attingendo anche ai privati. Non erano Webuild o Eurolink che si assumevano il rischio finanziario. Ora è stato il governo ad aver deciso di sostenere il progetto».

Quando ripresenterete la delibera Cipess alla Corte dei conti?

«Anche se alcuni rilievi della Corte dei conti non erano convincenti, comunque abbiamo fatto quello che ci chiedevano: firmato l’accordo di programma, ottenuto il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti e abbiamo chiesto al Consiglio dei lavori pubblici un parere aggiornato. Contiamo di tornare al Cipess a fine mese e di andare alla Corte dei conti entro luglio. L’obiettivo resta aprire il cantiere entro l’anno».

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