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Schillaci sotto assedio “Sistema utile ai cittadini vado avanti e non lascio”

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci 

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Lo sfogo del responsabile del dicastero: “Sono e resto un tecnico poi sta alla politica decidere se approvare le mie proposte”
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«Io vado avanti. La riforma non si ferma, perché serve ai cittadini». Nel fortino del ministero alla Salute, accerchiato da esponenti di forze di governo e sindacati che remano contro, Orazio Schillaci dice ai suoi che non è il momento di arrendersi. Lui spera ancora di arrivare a un decreto legge, anche se pare a questo punto davvero difficile che entro fine legislatura si riesca ad approvare una riforma strutturata come era quella che il ministro ha elaborato insieme alle Regioni, tutte convinte che l’atto fosse utile. «Sono un tecnico che agisce in un governo politico. Preparo le riforme, poi sta alla politica decidere se approvarle. Credo che tutti siano consapevoli dell’importanza delle Case di Comunità», è la sua riflessione. Anche per questa sua natura, di fronte agli inviti alle dimissioni fatti in questi giorni dall’opposizione non si è mai scomposto. Intanto, però, il ministero va avanti con un progetto molto meno ambizioso di quello dal quale era partito, e per certi versi …

«Io vado avanti. La riforma non si ferma, perché serve ai cittadini». Nel fortino del ministero alla Salute, accerchiato da esponenti di forze di governo e sindacati che remano contro, Orazio Schillaci dice ai suoi che non è il momento di arrendersi. Lui spera ancora di arrivare a un decreto legge, anche se pare a questo punto davvero difficile che entro fine legislatura si riesca ad approvare una riforma strutturata come era quella che il ministro ha elaborato insieme alle Regioni, tutte convinte che l’atto fosse utile. «Sono un tecnico che agisce in un governo politico. Preparo le riforme, poi sta alla politica decidere se approvarle. Credo che tutti siano consapevoli dell’importanza delle Case di Comunità», è la sua riflessione. Anche per questa sua natura, di fronte agli inviti alle dimissioni fatti in questi giorni dall’opposizione non si è mai scomposto. Intanto, però, il ministero va avanti con un progetto molto meno ambizioso di quello dal quale era partito, e per certi versi rompe il fronte, almeno con la Lombardia, che non ha per niente gradito il cambiamento. Il piano resta quello di riprendere il discorso della riforma più avanti, dopo aver risolto l’emergenza delle Regioni che non hanno professionisti da mandare nelle Case di Comunità. «Troveremo la quadra», aveva detto appena sabato scorso.

Schillaci, e prima di lui altri ministri, aveva già provato nel 2025 a riformare la medicina del territorio, partendo da una revisione del ruolo dei medici di famiglia, proprio in vista dell’apertura delle Case di Comunità. Dopo essere stato fermato, quest’anno ha ritentato anche perché c’era l’appoggio delle Regioni, con le quali finalmente aveva trovato un’intesa dopo aver avuto con loro un rapporto un po’ turbolento negli anni scorsi, soprattutto a causa dei provvedimenti sulle liste di attesa.

La riforma sarebbe l’occasione per dare un senso all’intera legislatura, e Schillaci, che tra un anno o poco più tornerà a fare il professore universitario di Medicina Nucleare, lo sa bene. Per questo continua a non darla per persa, e per questo pare che ieri non abbia accolto bene il modo un po’ brusco con il quale il suo capo di gabinetto, Marco Mattei, ha illustrato i cambiamenti alle Regioni, dicendo chiaramente che il decreto andava rimandato a un secondo momento.

Ironia della sorte, sono stati proprio i suoi colleghi, cioè dei medici, a lavorare per contrastare il progetto del ministro. I sindacati dei dottori di famiglia sono molto potenti, hanno capacità di fare lobby in Parlamento e nell’esecutivo, forti anche della loro cassa previdenziale, l’Enpam, la più ricca tra quelle private. Così hanno portato dalla loro parte molti esponenti dei partiti di maggioranza, finendo anche per condizionare la premier Giorgia Meloni. «La figura professionale del medico di famiglia è in crisi - ha detto Schillaci - Basta vedere come i concorsi spesso vadano deserti». Per questo ci sarebbe bisogno della riforma. Da ormai 15 anni, è la riflessione, si parla di strutture in cui i medici lavorano insieme in maxi ambulatori assicurando ai cittadini un’assistenza praticamente continua. «La riforma serve soprattutto alle Case di Comunità, non bisogna concentrarsi sullo status dei medici di famiglia», ha spiegato il ministro. Per questo è «un’occasione unica, da non lasciarsi sfuggire», dice. Tra l’altro, è la riflessione, ci sono anche giovani medici ai quali piacerebbe lavorare in équipe, con strumenti moderni, dentro i maxi ambulatori. Ha le idee chiare Schillaci, ma il suo problema è che le hanno chiare, e contrarie, anche tanti esponenti dei partiti di maggioranza. Che assediano il fortino per bloccare la riforma.

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