✕

Lo show di Vannacci in tv: “I migranti vanno deportati, sono io la destra autentica”

Ascolta l'audio

L’attacco del fondatore di Futuro nazionale al suo ex partito: “Sono loro che hanno usato me per prendere 500mila voti”
3 minuti di lettura

Camicia di lino a righe, niente giacca e cravatta, le modaiole Heydude ai piedi, il Generalissimo debutta da Lilli Gruber in versione Versilia. Ma il repertorio, a differenza dell’outfit leggero, è copiato dalla pesante tetraggine dell’estrema destra europea. A partire dalla questione immigrati, per la quale Roberto Vannacci sdogana un’altra parola tabù: deportazione. «Se con “deportazione” intendiamo movimentazione coatta al di là della loro volontà, certo: dobbiamo portarli in un Paese sicuro che li accetterà e poi li instraderà verso il loro Paese».

Con Gruber e Lina Palmerini è un braccio di ferro per l’intera puntata, a partire dalla definizione di estrema destra. «No, mi definisco di destra autentica». Senza mai alzare la voce, il leader di Futuro nazionale batte e ribatte sull’immigrazione, terreno di gioco prediletto. «Vanno remigrati coloro che non hanno motivo e diritto di essere da noi. Sono la maggior parte. Come si fa la remigrazione? Intanto, creando tanti cpr. Ci sono g…

Camicia di lino a righe, niente giacca e cravatta, le modaiole Heydude ai piedi, il Generalissimo debutta da Lilli Gruber in versione Versilia. Ma il repertorio, a differenza dell’outfit leggero, è copiato dalla pesante tetraggine dell’estrema destra europea. A partire dalla questione immigrati, per la quale Roberto Vannacci sdogana un’altra parola tabù: deportazione. «Se con “deportazione” intendiamo movimentazione coatta al di là della loro volontà, certo: dobbiamo portarli in un Paese sicuro che li accetterà e poi li instraderà verso il loro Paese».

Con Gruber e Lina Palmerini è un braccio di ferro per l’intera puntata, a partire dalla definizione di estrema destra. «No, mi definisco di destra autentica». Senza mai alzare la voce, il leader di Futuro nazionale batte e ribatte sull’immigrazione, terreno di gioco prediletto. «Vanno remigrati coloro che non hanno motivo e diritto di essere da noi. Sono la maggior parte. Come si fa la remigrazione? Intanto, creando tanti cpr. Ci sono già accordi bilaterali per il rimpatrio, con quasi tutti i Paesi. Il problema è che poi in Europa c’è qualcuno che fa parte di questa alleanza di centrodestra che quando c’è da votare sull’applicazione di questi accordi vota contro». Tutti i problemi della maggioranza, dall’immigrazione alla mancata cancellazione del “green deal”, derivano per Vannacci dal tradimento di Forza Italia.

La sostanza è che Meloni non sarebbe poi così male, se non fosse frenata da Tajani, quasi che Vannacci suggerisca una sostituzione tra il suo partito e Fi. «Con il presidente del Consiglio ho tante idee in comune, il problema poi è stato come metterle a terra, la deriva che c’è stata: molte delle cose proposte non sono state realizzate. Molte posizioni che vengono prese in Europa da alcuni partiti di questa coalizione di centrodestra sono le stesse che prende il Pd. Credo che Meloni sia ancora una destra autentica, ma probabilmente dovrebbe dimostrarlo di più». Quella di Fratelli d’Italia «è una destra che ha perso la trebisonda; Vannacci è il sestante che fa il punto nave e riporta sulla giusta rotta». A FdI non apprezzano, come dimostra la risposta piccata di Giovanni Donzelli a Point break: «Non vedo perché dovrei parlare di alleanza con uno che è contro di noi esattamente come il Pd. Vannacci è tra quelli che vorrebbero far cadere il governo Meloni».

L’attacco più duro il generale lo riserva a Marina Berlusconi, la quale dovrà spiegare «a che titolo parla, non ha un ruolo politico. Come finanziatrice di Forza Italia? Nel caso, prendiamo atto che è un partito eterodiretto dalla finanza e dall’editoria».

Le giornaliste lo incalzano sui rapporti con la Lega, Gruber mostra i comizi in cui il generale giurava e spergiurava di non voler usare il Carroccio come un taxi. Oggi il film è molto diverso, ma Vannacci rivendica di essere sempre la stessa persona: «Se la Lega fa la sovranista a giorni alterni non fa per me. Se vota contro le armi in Ucraina in Europa e invece in Italia vota per il decreto armi, è un problema di coerenza della Lega. Se la Lega si presenta come promotrice della famiglia naturale e poi invita i rappresentanti della comunità Lgbtq alle riunioni di partito non è un problema di Vannacci». Applaudono forte la trentina di tesserati di Fn radunati al parco Verga di Milano per guardare insieme il match come al pub, tramite una tv posizionata in un chiosco.

Quanto al leader leghista, prima esaltato e poi abbandonato, il generale si difende: «Non ho usato Salvini, lui ha usato me per prendere 500mila voti. Oggi il mio partito ha fatto 100mila iscritti, in soli tre mesi sono tutti quelli che probabilmente mi hanno votato quando ero nella Lega, senza voler votare Lega». Purtroppo la puntata finisce prima di parlare della Russia, di cui Vannacci è un grande fan. Si accenna tuttavia alla questione alleanza con il centrodestra, l’elefante nella stanza di tutti i vertici della maggioranza. Il leader di Fn dice e non dice, lascia rosolare i suoi potenziali alleati che guardano con crescente preoccupazione quel quasi 5 per cento a cui lo danno gli ultimi sondaggi. «Al momento un accordo non è all’ordine del giorno. Futuro Nazionale è un partito non ancora nato, con un programma che verrà spiegato all’assemblea costituente di questo fine settimana. Le alleanze si faranno a ridosso delle elezioni». Il problema ideologico non dovrebbe essere insormontabile, visto che già 20 anni fa Silvio Berlusconi si presentava alle elezioni insieme a una lista (Alternativa sociale) con dentro fascistoni come quelli del Ms di Rauti, Fn di Roberto Fiore e il Fronte sociale di Adriano Tilgher.

Infine una parola sui transfughi approdati sulla sua scialuppa. «I miei sono i rifiuti degli altri. A me sta bene, voglio la sporca dozzina». È la battuta più riuscita della trasmissione.

Leggi i commenti