C’è un ministro di peso che si aggira al Senato, a due passi dalla buvette. Il governo è a Palazzo Madama, schierato quasi al completo. Inevitabilmente, la discussione vira su Matteo Salvini e sulla possibilità che il ministro dei Trasporti ottenga il gran ritorno al Viminale per non essere spazzato via da Roberto Vannacci. «Non faccio dichiarazioni ufficiali», è la richiesta non negoziabile dell’esponente dell’esecutivo. Quindi aggiunge secco, come se la domanda fosse già archiviata dalla storia: «Ma quale Viminale, lo sanno tutti che Salvini non arriva come leader della Lega alle prossime elezioni».
Da qui bisogna partire per comprendere cosa si muove davvero nel governo. E soprattutto, per valutare le mosse di Giorgia Meloni e la svolta di Fratelli d’Italia nei rapporti con l’ex generale. Se la premier ha deciso di inaugurare una nuova fase è perché – come anticipato da Repubblica nei giorni scorsi – ha preso coscienza di un dato di realtà: ignorare Vannacci e non spiegare che al …
C’è un ministro di peso che si aggira al Senato, a due passi dalla buvette. Il governo è a Palazzo Madama, schierato quasi al completo. Inevitabilmente, la discussione vira su Matteo Salvini e sulla possibilità che il ministro dei Trasporti ottenga il gran ritorno al Viminale per non essere spazzato via da Roberto Vannacci. «Non faccio dichiarazioni ufficiali», è la richiesta non negoziabile dell’esponente dell’esecutivo. Quindi aggiunge secco, come se la domanda fosse già archiviata dalla storia: «Ma quale Viminale, lo sanno tutti che Salvini non arriva come leader della Lega alle prossime elezioni».
Da qui bisogna partire per comprendere cosa si muove davvero nel governo. E soprattutto, per valutare le mosse di Giorgia Meloni e la svolta di Fratelli d’Italia nei rapporti con l’ex generale. Se la premier ha deciso di inaugurare una nuova fase è perché – come anticipato da Repubblica nei giorni scorsi – ha preso coscienza di un dato di realtà: ignorare Vannacci e non spiegare che al momento si colloca all’opposizione del melonismo significa “autorizzare” fette dell’elettorato di destra a sostenere Futuro nazionale. Pescando nel bacino di consenso di via della Scrofa, ma soprattutto svuotando il Carroccio. Con un effetto ormai evidente: il collasso del partito.
Per questo negli ultimi giorni la leader si è mossa. Da tempo coltiva un rapporto istituzionale e politico con due pesi massimi leghisti, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Sono i candidati circolati per il ruolo di vicesegretario con poteri quasi assoluti sulla Lega del Nord. Di fatto, è in ballo una nuova leadership del Carroccio, anche se mimetizzata dietro la casella di numero due di via Bellerio. Fonti leghiste di massimo livello lasciano trapelare che pochissimi giorni fa la presidente del Consiglio avrebbe avuto contatti telefonici con i due presidenti di regione. A loro, aggiungono le stesse fonti, avrebbe chiesto di contribuire a risolvere una situazione complessa, facendo il massimo per tenere in piedi una forza fondamentale della coalizione. Tradotto: i due governatori si muovano per risolvere il problema generato dall’opa ostile di Vannacci a Salvini.
Ritrovarsi Zaia o Fedriga in prima linea con ruoli di responsabilità servirebbe anche a Palazzo Chigi per dare una scossa alla Lega ed evitare che l’attuale segretario continui a perdere consensi a vantaggio di Futuro nazionale. Parallelamente, Fratelli d’Italia procede con una svolta politica e di comunicazione nei confronti di Vannacci. Prima un fazzolariano come Francesco Filini, poi Giovanni Donzelli, infine ieri la premier in persona hanno messo nel mirino l’ex generale, veicolando sostanzialmente un messaggio: Fn è contro il governo, aiuta la sinistra, vota contro l’esecutivo, la vera destra siamo noi.
Che le manovre per le politiche siano davvero iniziate - e che molto si giochi attorno al vero dilemma del centrodestra, “allearsi o meno con Futuro nazionale” - lo spiegava proprio ieri Matteo Renzi in transatlantico. «Con l’uscita di Vannacci dalla Lega è iniziata la partita che conta. Meloni potrebbe allearsi con lui, ma in questo modo sguarnirebbe il centro. Oppure potrebbe non farlo, rischiando di determinare la vittoria del centrosinistra. In entrambi i casi, una situazione interessante». E ancora: «Il bivio del generale è: puntare a un ministero se rivince Meloni, oppure non allearsi e scommettere sulla futura leadership della coalizione. Di certo, la premier deve fare di tutto per trattenerlo dentro, altrimenti rischia tantissimo».
La tensione, intanto, produce crepe. E rende meno improbabili incidenti parlamentari. Ieri, sempre a palazzo Madama, il centrodestra ha dovuto chiedere la sospensione dell’Aula a causa di numerose assenze. Colpa di FI, ma non solo. Tocca al ministro Luca Ciriani accorrere in Senato. Quando incrocia alcuni senatori a ridosso dell’Aula, non si trattiene: «Ma lo capite che è da irresponsabili non presentarsi e farci ritrovare per tre volte senza numero legale? Vi sembra una cosa normale?». Pare che alcuni di loro si trovassero a pochi passi dal palazzo, incuranti dei rischi per il governo.